L’oro ha battuto l’ennesimo record che sembrava insuperabile
In un anno il prezzo è quasi raddoppiato, a causa del grande caos del mondo e con conseguenze in molti settori

Il prezzo dell’oro ha superato per la prima volta i 5mila dollari per oncia troy (cioè l’unità di misura che si usa per i metalli preziosi e che equivale a 31,1 grammi): in pratica un grammo d’oro costa oggi 138 euro. Dalla pandemia in poi ha iniziato a costare sempre di più, e ha abituato gli osservatori ad assistere rapidamente a sempre nuovi record. Solo a ottobre la notizia era che era arrivato a 4mila dollari l’oncia; oggi costa l’82 per cento in più di un anno fa, e il 171 per cento in più rispetto a 5 anni fa.
La rapidità con cui il suo prezzo sta aumentando è una tendenza che è di per sé eccezionale, sia perché dice molto di com’è messo il mondo, sia perché ha un impatto su molti settori.
I motivi sono legati ovviamente al suo ruolo di “bene rifugio”, cioè di investimento sicuro in periodi di grande incertezza, dato che è meno esposto di altri a improvvise perdite di valore. Prima la pandemia, poi la guerra in Ucraina e a Gaza, e infine l’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti con tutte le politiche erratiche che ne sono derivate hanno creato condizioni difficilissime per gli investitori, che nel decidere dove mettere i loro soldi devono fare i conti con un mondo sempre più caotico e in cui è difficile fare previsioni.
Per decidere di investire in azioni di un’azienda farmaceutica, per esempio, non basta più cercare di capire se questa andrà bene o male, ma bisogna anche cercare di prevedere gli esiti di diverse variabili fuori dal controllo della stessa: se ci sarà una nuova pandemia, se Trump alla fine deciderà di sottoporre a dazi anche i prodotti farmaceutici o se deciderà di regolare diversamente il mercato, se prossimamente si prevede carenza di materiale per il packaging o di principi attivi a causa di ritorsioni internazionali, e via così. Tutte cose imprevedibili, insomma.
Per queste ragioni gli investitori più prudenti, ma non solo loro, hanno destinato quote maggiori dei loro portafogli all’oro, con la conseguenza che il grande aumento della domanda ne spinge al rialzo il prezzo. Si nota che questo cresce sempre più velocemente, come si vede dalla linea del grafico che diventa sempre più ripida: il che significa che l’incertezza è sempre più un problema sui mercati finanziari.

Il prezzo dei futures sull’oro, strumenti finanziari derivati che ne replicano il valore, negli ultimi 5 anni (Fonte: Investing.com)
Questa tendenza più ampia è stata poi accentuata da altre condizioni più specifiche. Una è il calo del valore del dollaro statunitense negli ultimi anni: dato che l’oro si compra in dollari, servono meno euro per comprare la stessa quantità di oro, a un dato prezzo. Un’altra è legata anche al calo dei tassi di interesse degli ultimi due anni, che per una serie di ragioni tecniche incentiva gli acquisti in oro.
In ogni caso un grande ruolo nell’aumento sostenuto del prezzo dell’oro degli ultimi anni lo hanno avuto le banche centrali di tutto il mondo, che soprattutto nell’ultimo periodo ne hanno acquistato molto: e quando si muovono le banche centrali con i loro acquisti fuori scala gli effetti sui prezzi sono evidenti.
Le banche centrali sono gli istituti pubblici che si occupano di stabilità dei prezzi e delle valute, e le riserve auree sono una componente essenziale del loro bilancio: servono per i momenti di crisi sui mercati finanziari, perché le riserve d’oro – insieme a quelle detenute in valuta straniera – possono servire alle banche centrali per garantirsi i fondi necessari per intervenire. Un esempio classico è quello per cui la banca centrale deve difendere il valore della valuta che rappresenta, e quindi deve comprarne in grande quantità. L’oro è quindi una sorta di garanzia della stabilità finanziaria di un paese – più ne ha, più può far fronte facilmente a crisi valutarie – e le banche centrali di tutto il mondo detengono complessivamente un quinto di tutto l’oro estratto.
La Banca d’Italia è la terza banca centrale al mondo per dimensione della sua riserva d’oro fisico dopo quella degli Stati Uniti, la prima, e quella tedesca, la seconda. Complessivamente ne ha 2.452 tonnellate, che al valore di mercato valgono 338 miliardi di euro.
Finora abbiamo parlato del prezzo dell’oro in borsa: investire in oro non significa necessariamente comprarlo in forma fisica, come i tipici lingotti che si immaginano nei forzieri delle grosse banche (che altrimenti avrebbero bisogno di magazzini enormi). Anzi sono più diffusi i titoli finanziari legati all’oro che ne replicano esattamente l’andamento.
Il prezzo di borsa però è per forza di cose anche il riferimento per il prezzo dell’oro fisico, cioè quello usato per esempio dai gioiellieri, che devono fare i conti con una materia prima che costa sempre di più e quindi devono proporre i loro prodotti a prezzi sempre più alti.
Del rincaro dell’oro non ha risentito solo il settore dei gioielli, ma anche alcuni settori industriali in cui viene usato nelle produzioni, come in quelle di prodotti tecnologici in cui è usato per connettori e circuiti. In più il grande interesse degli investitori nell’oro ha spinto al rialzo anche il prezzo di altri metalli, che per riflesso sono stati oggetto di grandi acquisti: è aumentato anche il prezzo dell’argento, del platino, ma anche del rame e del nichel, molto usati nell’industria. Con la conseguenza che i rincari si trasferiscono poi sui prodotti che contribuiscono a produrre.
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