In Giappone si è concluso un importante processo per violenze sessuali nell’esercito

Rina Gonoi durante una conferenza stampa, Tokyo, 19 dicembre 2022 (AP Photo/Eugene Hoshiko)
Rina Gonoi durante una conferenza stampa, Tokyo, 19 dicembre 2022 (AP Photo/Eugene Hoshiko)

Rina Gonoi, ex soldata aggredita sessualmente mentre prestava servizio nelle forze di autodifesa giapponesi (SDF), ha raggiunto un accordo con i due imputati rimasti a processo: lo Stato giapponese e un ex collega. Il caso che la coinvolgeva era stato raccontato anche sui giornali internazionali, perché piuttosto eccezionale in un paese profondamente conservatore come il Giappone dove le denunce di violenze sessuali sono ancora relativamente rare, e ancor di più nell’esercito.

Dopo che Gonoi aveva denunciato pubblicamente con un video su YouTube quanto aveva subìto, più di 100mila persone avevano firmato una petizione chiedendo al ministero della Difesa di indagare sulle accuse di violenza che la riguardavano. Il ministero della Difesa aveva anche avviato un’indagine indipendente che aveva rilevato più di 1.300 casi di molestie sessuali all’interno dell’esercito. L’indagine aveva anche mostrato che le aggressioni denunciate spesso venivano nascoste dai superiori, che dopo averle scoperte facevano pressioni sulle vittime per indurle alle dimissioni.

L’aggressione a Gonoi era stata compiuta il 3 agosto del 2021, all’interno di una struttura di addestramento dell’esercito che si trova nella provincia dell’Hokkaido. Gonoi aveva raccontato che Shutaro Shibuya, Akito Sekine e Yusuke Kimezawa, tre suoi colleghi, l’avevano immobilizzata e molestata, e che le sue denunce ai superiori erano state ignorate: aveva quindi deciso di lasciare l’esercito e di denunciare pubblicamente quanto subìto.

Nel 2023, in una sentenza considerata storica, un tribunale aveva condannato i tre uomini a due anni di carcere, pena sospesa, e a quattro anni di sospensione dal servizio. Gonoi aveva poi intentato contro di loro, altri due soldati che avevano coperto il caso e il governo giapponese per le sue responsabilità istituzionali, una causa civile. In precedenza, Gonoi aveva raggiunto un accordo con quattro dei cinque imputati e ora il suo avvocato ha detto che riceverà 1,6 milioni di yen (poco meno di 9mila euro) dal governo giapponese, ma nessun risarcimento o scuse da parte dell’ex collega rimasto a processo.

Lunedì, durante una conferenza stampa, Gonoi ha detto di aver vissuto un periodo «molto lungo e pesante» da quando ha parlato apertamente di quanto subìto: «Durante questi quattro anni e mezzo ho capito in prima persona quanto sia gravoso il peso di prendere parola. Ciononostante, non mi sono pentita di aver parlato apertamente», ha concluso. Gonoi, che ora ha 26 anni, ha infine ringraziato tutti e tutte coloro che l’hanno sostenuta.