Questa è una bara

Nel sud del Ghana le fanno a forma di qualsiasi cosa e coloratissime, in base al lavoro, le caratteristiche o le passioni delle persone defunte

Eric Kpakpo Adotey mostra una bara a forma di aeroplano fuori dal suo laboratorio nel quartiere di La ad Accra, Ghana, 25 luglio 2025 (AP Photo/Misper Apawu)
Eric Kpakpo Adotey mostra una bara a forma di aeroplano fuori dal suo laboratorio nel quartiere di La ad Accra, Ghana, 25 luglio 2025 (AP Photo/Misper Apawu)

Per il gruppo etnico dei Ga-Adangbe, originario dell’area attorno ad Accra, la capitale del Ghana, i funerali sono eventi molto importanti: spesso durano diversi giorni e si basano sull’idea che la morte dei defunti debba essere un’occasione per celebrare la loro vita. Per questo nel tempo si è diffusa la tradizione di seppellirli in bare coloratissime e dalle forme improbabili, come ananas e bottiglie di birra, automobili o mazzette di soldi.

Eric Adjetey Anang, che gestisce una falegnameria ad Accra, ha spiegato a Vice che in Ghana è sempre un onore essere sepolti in una bara personalizzata. Solitamente le bare rispecchiano la personalità, il lavoro oppure le aspirazioni della persona defunta: se coltivava cacao (di cui il Ghana è uno dei principali produttori) potrebbe venire sepolta in una bara a forma di una barretta di cioccolato; se era un agricoltore, la famiglia potrebbe chiederne una a forma di cassetta di pomodori e via dicendo.

Scegliere la bara diventa una specie di gesto terapeutico, per trovare un po’ di allegria anche nel lutto, dice Anang. Ma serve anche per ottenere il favore dei defunti, che secondo molte persone del posto continuerebbero ad avere un’influenza su quelle vive.

Le bare vengono costruite su commissione: sono fatte di legno decorato e dipinto, e per completarle ci può volere anche un mese. Possono costare anche l’equivalente di mille euro o più, quando il salario mensile medio in Ghana è di circa 200. Per pagare bare e funerali quindi spesso le famiglie si indebitano, e a volte per aiutarle si fanno collette nella comunità oppure si fa pagare una specie di biglietto per partecipare ai funerali.

L’etnologa svizzera Regula Tschumi, che studia religioni africane ed è autrice di un libro dedicato alla cultura funeraria in Ghana, ha raccontato che anche per questo nel tempo i funerali si sono trasformati in eventi sempre più spettacolari, con balli e coreografie esuberanti, che attirano anche persone estranee e turisti.

Un gruppo di portatori di bare capitanato da Benjamin Aidoo, che è diventato una specie di celebrità e un meme – sui social per le coreografie ai funerali in Ghana

Tschumi ha spiegato che durante il dominio coloniale del Ghana da parte del Regno Unito, tra il 1874 e il 1957, i funerali vistosi erano malvisti, se non vietati: così spesso quelli dei capi tribali venivano svolti di nascosto, o di notte, usando delle portantine con stemmi di famiglia o simboli di potere, che secondo lei sono un po’ le antenate di queste bare. Nel tempo l’uso delle portantine si estese anche al di fuori della nobiltà, così la gente comune cominciò a commissionare bare decorate in base alla professione del defunto, per esempio a forma di scarpe o bottiglie, e spuntarono numerose falegnamerie come quella che oggi è gestita da Anang, e da suo nonno prima di lui.

La tradizione delle bare personalizzate si fece conoscere in Europa grazie a una mostra organizzata nel 1989 al Centre Pompidou di Parigi: buona parte delle bare esposte fu attribuita all’artigiano ghanese Seth Kane Kwei, che da quel momento cominciò a essere considerato il loro inventore, anche se in realtà la pratica risaliva a molti decenni prima. Quasi tutte finiscono sottoterra, ma alcune sono conservate al Museo delle culture di Basilea, in Svizzera, mentre altre di tanto in tanto sono state messe in mostra anche a Ginevra e perfino a Melbourne, in Australia.

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