Il centro storico di Niscemi sta collassando
In provincia di Caltanissetta una frana lunga quattro chilometri continua a muoversi e oltre mille persone sono state evacuate

Decine di case del centro storico di Niscemi, nella provincia siciliana di Caltanissetta, sono in bilico su uno strapiombo aperto da una frana gigantesca, lunga 4 chilometri. Oltre mille persone sono state allontanate dalle loro case, le scuole sono chiuse e il paese è quasi isolato. La frana continua a muoversi così rapidamente che per i vigili del fuoco è complicato capire quanto, come e dove si sta estendendo il fronte.
La terra ha iniziato a muoversi domenica intorno alle 12:30, in particolare nel quartiere di Sante Croci per poi allargarsi a Trappeto e via Popolo, nel versante occidentale del paese. L’asfalto si è crepato, il terreno ha iniziato a cedere in diversi punti, il piano della campagna si è abbassato di diversi metri, nei palazzi si sono aperte crepe ampie diversi centimetri. Gli abitanti hanno lasciato in fretta le loro case. Non risultano persone ferite. Solo i droni in volo sono riusciti a mostrare l’estensione eccezionale della frana e i gravi danni in buona parte del centro storico.
Le due strade principali che collegano Niscemi a Caltagirone e Catania, le provinciali 10 e 12, sono state chiuse. L’unica rimasta aperta è la strada provinciale 11. La Protezione civile regionale sta offrendo assistenza alle persone sfollate e il comune ha aperto un palazzetto per la notte, anche se la maggior parte delle persone evacuate è stata ospitata da parenti e amici. «In circa due ore siamo riusciti a far sgomberare le zone più a rischio», dice il vicesindaco Pietro Stimolo. «Le prossime ore e i prossimi giorni saranno i più importanti perché la frana continua a scivolare a valle e non è possibile stimare con certezza come si evolverà la situazione».
A Niscemi abitano circa 25mila persone. La frana non è stata un evento improvviso. Già il 16 gennaio erano state evacuate 35 persone in via precauzionale perché il terreno si era abbassato di diversi metri verso la valle del fiume Maroglio. Oltre a una strada, erano state danneggiate la rete del metano e quella che porta la fibra ottica in paese. Ma oltre a questo episodio più recente, l’instabilità del territorio e il rischio idrogeologico è noto da decenni.
Niscemi si è sviluppato su un altopiano composto da strati di sabbie sovrapposti e argille. Quando piove molto, come è accaduto negli ultimi giorni a causa del ciclone Harry che ha colpito la Sicilia, l’acqua piovana penetra nelle sabbie e raggiunge lo strato meno permeabile di argilla, che diventa scivoloso facendo scorrere il piano superiore. Al rischio ha contribuito anche lo sviluppo urbanistico del paese: per decenni sono state costruite case e palazzi vicino ai bordi del costone dell’altopiano, appesantendo il terreno e compromettendo il naturale deflusso delle acque. La rete di scolo insufficiente ha permesso all’acqua di infiltrarsi in profondità, accelerando l’erosione. In quasi tutto il centro storico il rischio idrogeologico è al livello 4, il più alto.
La nuova frana non è stata sorprendente anche perché nel 1997 ce ne fu un’altra molto simile, anche se meno grave. Buona parte del quartiere di Sante Croci scivolò a valle, circa 70 case furono rase al suolo, la chiesa del quartiere rimase in bilico sullo strapiombo e fu dichiarata inagibile.
La procura di Caltagirone aprì un’inchiesta per disastro colposo. Tra gli indagati c’erano amministratori comunali e tecnici. Le indagini si concentrarono soprattutto sulle concessioni edilizie rilasciate negli anni Settanta e Ottanta in zone note per essere a rischio, oltre che sull’utilizzo dei fondi per il consolidamento stanziati all’inizio degli anni Novanta, per capire se i lavori fossero stati eseguiti con tecniche adeguate. L’inchiesta contribuì a rivelare le gravi carenze del sistema di scolo delle acque bianche, addirittura inesistente in alcune zone. Individuare precise responsabilità però fu complicato, e molti reati finirono in prescrizione.



