La Corte d’appello di Firenze ha condannato nove agenti per aggressioni commesse nel carcere di Sollicciano

La Corte d’appello di Firenze ha condannato a pene che vanno dai tre agli oltre cinque anni di carcere un’ispettrice capo e otto agenti della polizia penitenziaria per due aggressioni subite da due uomini detenuti nel carcere di Sollicciano, nel 2018 e nel 2020. Le persone imputate nel processo di secondo grado, che si è svolto con rito abbreviato, sono state condannate a vario titolo per tortura, calunnia e falso (significa che non tutte sono state condannati per ciascuno di questi reati), per aver cercato di insabbiare le violenze.
L’inchiesta era stata aperta nel 2020, quando l’ispettrice e altri due agenti erano stati arrestati. Secondo quanto ricostruito, un uomo italiano e un altro di origini marocchine sono stati picchiati violentemente dagli agenti, anche dentro l’ufficio dell’ispettrice. Al primo è stato perforato il timpano, al secondo sono state rotte due costole. Durante il processo d’appello la pubblico ministero Christine Von Borries aveva parlato di «atti di inaudita violenza» commessi da otto agenti nei confronti di un detenuto, «rispondendo a un ordine dell’ispettore capo». Nel processo di primo grado, che si è chiuso nel 2022, l’ispettrice era stata condannata per lesioni a 3 anni e 6 mesi di carcere. Ora il reato è stato riqualificato in tortura.
Il carcere di Sollicciano è considerato tra i peggiori del sistema penitenziario italiano: ha enormi e noti problemi strutturali, igienici e sanitari, oltre a quelli cronici di sovraffollamento. Stando a dati aggiornati al 21 gennaio i detenuti ora sono 569, a fronte di 358 posti disponibili.


