• Mondo
  • Giovedì 22 gennaio 2026

L’ennesimo presidente del Perù nei guai

In dieci anni ce ne sono stati sette: quello attuale ad interim è al centro di un'indagine per alcuni incontri non ufficiali con imprenditori cinesi

Jose Jerí, Lima, Perù, 21 gennaio 2026 (AP Photo/Martin Mejia)
Jose Jerí, Lima, Perù, 21 gennaio 2026 (AP Photo/Martin Mejia)
Caricamento player

Il presidente ad interim del Perù, José Jerí, è comparso mercoledì 21 gennaio davanti a una commissione di controllo del Congresso per discutere dei suoi incontri non ufficiali con due imprenditori cinesi: incontri per cui la procura generale del Perù ha deciso di avviare un’indagine preliminare nei suoi confronti per un presunto caso di traffico di influenze. Questa situazione si inserisce in una crisi politica più ampia che ha portato il paese ad avere ben sette presidenti dal 2016 e in una crisi sociale che ha portato negli ultimi mesi a intense e violente proteste antigovernative.

Il caso che coinvolge Jerí – nominato presidente ad interim del Perù a ottobre dopo che il Congresso aveva destituito con un voto di sfiducia la sua predecessora Dina Boluarte, in carica dal 2022 – è centrato su alcuni incontri avuti dal presidente con l’imprenditore cinese Zhihua Yang, di cui i suoi collaboratori non erano stati informati.

Il primo di questi incontri si era svolto il 26 novembre e ci sono video che lo dimostrano: il presidente era entrato in un ristorante coperto da un cappuccio, atteggiamento interpretato come tentativo di non farsi riconoscere. Nel secondo incontro, che il programma di giornalismo investigativo Cuarto Poder fa risalire a inizio gennaio, si denuncia l’ingresso del presidente in un locale che le autorità avevano chiuso dichiarandolo inagibile. Sia il ristorante che il negozio sono di proprietà di Zhihua Yang, che nel 2023 aveva ottenuto una concessione per la costruzione di una centrale idroelettrica sulle Ande.

Al centro del caso ci sono poi tre visite al palazzo presidenziale fatte da un altro imprenditore cinese, Ji Wu Xiaodong, nonostante fosse agli arresti domiciliari e gli fosse stato proibito di uscire di casa a causa di un’indagine sul suo presunto coinvolgimento in un’organizzazione criminale implicata nel disboscamento illegale in Amazzonia.

Il governo ha giustificato questo incontro spiegando che era parte delle conversazioni utili a organizzare il Giorno dell’amicizia Cina-Perù. La versione ufficiale sugli altri incontri è che Jerì abbia incontrato Zhihua per mangiare cinese e comprare delle caramelle cinesi, presentate come una sua passione personale.

A seguito degli incontri e dell’avvio dell’indagine le opposizioni hanno chiesto le dimissioni di Jerí, che si è difeso dicendo di non aver commesso alcun illecito, che ha confermato di voler mantenere il suo ruolo e che ha definito tutto il caso una manovra per destabilizzarlo e influenzare le elezioni generali previste per il 12 aprile.

La stessa versione è stata sostenuta anche dal primo ministro, Ernesto Álvarez, che ha parlato di possibili «errori politici» commessi da Jerí ma che ha escluso possa essere rimasto coinvolto in azioni rilevanti dal punto di vista penale. Per Álvarez il presidente ad interim sarebbe stato vittima di una «trappola»: ha detto infatti che le immagini sugli incontri sono state diffuse dai collaboratori di Zhihua e che potevano essere acquisite solo dal titolare degli esercizi commerciali dove si sono svolti. Pertanto, ha concluso Alavrez, Jerí è stato oggetto di un’imboscata per farlo dimettere, far cadere il governo e influenzare la scena politica in vista delle elezioni.

Nel frattempo Jerí ha inviato una lettera al procuratore generale esprimendo la sua «piena disponibilità a collaborare» all’indagine e a fornire «dichiarazioni e chiarimenti ove necessario».