Leica era in crisi ma ne è uscita eccome
Come la storica azienda tedesca di macchine fotografiche di fascia alta è sopravvissuta al digitale e agli smartphone

Nel 2005 Leica, lo storico produttore di macchine fotografiche tedesco, rischiò il fallimento. All’epoca, l’azienda era in difficoltà perché il mercato della fotografia stava attraversando la più grande trasformazione della sua storia, la diffusione dei dispositivi digitali più compatti ed economici. Da allora Leica è tornata in attivo e, nell’ultimo anno fiscale, ha registrato ricavi pari a 596 milioni di euro, in aumento dell’8 per cento rispetto all’anno precedente. Una crescita evidente se si considera che nel 2004-2005 le entrate dell’azienda ammontavano a soli 94 milioni di euro.
Leica è riuscita a rilanciarsi e a continuare a vendere le sue costose macchine fotografiche digitali e a pellicola in un settore che negli ultimi anni ha attraversato un ulteriore stravolgimento, quello portato dalla diffusione degli smartphone, che hanno reso la fotografia una pratica quotidiana e accessibile a tutti. Ma proprio perché tutte le persone ormai hanno in tasca dispositivi in grado di scattare foto sempre migliori, «il settore della fotografia, dato per morto, è di nuovo in crescita. Non ci sono mai state così tante persone che fotografano», ha detto di recente il CEO di Leica Matthias Harsch.
Il rilancio di Leica coincise con la gestione dell’imprenditore tedesco Andreas Kaufmann, che nel 2004 iniziò ad acquisire quote della società passando in due anni dal 27 al 96,5 per cento del capitale. Nel 2011 la società di investimenti statunitense Blackstone diventò azionista di minoranza, ma Kaufmann è rimasto presidente. È stato lui a imporre, a partire dal 2006, una radicale riorganizzazione dell’azienda: il suo obiettivo era di «proiettare Leica nella modernità». Anche Harsch ha sottolineato al Financial Times quanto sia «sempre pericoloso» lasciarsi andare alla nostalgia, per un’azienda come Leica.
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Leica nacque nel 1849 come azienda ottica, producendo inizialmente lenti per telescopi e microscopi. La prima fotocamera, la Leica I, fu messa in vendita nel 1925 e ottenne un successo immediato: utilizzava la pellicola cinematografica da 35 mm in orientamento orizzontale (invece che verticalmente come nelle cineprese dell’epoca), offrendo così un’alta qualità d’immagine in un corpo macchina leggero e compatto, a differenza delle ingombranti fotocamere allora in uso. La Leica divenne presto il modello di riferimento per fotografi come Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, diffondendosi ulteriormente dopo la Seconda guerra mondiale grazie a modelli come Leica M3, una fotocamera dotata di telemetro, un sistema di messa a fuoco manuale, e un innesto a baionetta che consentiva di cambiare facilmente obiettivo.
Fu anche questo legame con la pellicola da 35 millimetri, un formato che Leica contribuì a rendere uno standard globale, a causare la crisi dei primi anni Duemila. Entro il 2005, infatti, il settore della fotografia era stato stravolto dall’avvento di fotocamere digitali, più economiche e compatte, prodotte da marchi giapponesi come Sony, Canon e Nikon. Gli investimenti di Leica nel digitale, iniziati negli anni Novanta, non furono sufficienti e l’azienda rimase indietro, entrando in una profonda crisi dalla quale uscì solo dopo una riorganizzazione interna.
A partire dal 2006 Kaufmann puntò proprio sul digitale, stringendo accordi con aziende tecnologiche: prima Motorola, poi marchi cinesi come Huawei e Xiaomi, per cui Leica progetta componenti per le fotocamere e collabora allo sviluppo di software per l’elaborazione delle immagini (attraverso iniziative di ricerca come il Xiaomi x Leica Optical Institute). Nel 2021 i progressi di Leica nel settore hanno portato l’azienda a sviluppare anche il suo primo smartphone, Leitz Phone 1, realizzato in collaborazione con Sharp e destinato al pubblico giapponese.
Parallelamente alla collaborazione con il settore mobile, Leica ha puntato anche sui prodotti di gamma più alta, sfruttando la sua storia illustre. Nel 2006 presentò Leica M8, il primo modello di fotocamera digitale ispirato ai modelli storici degli anni Cinquanta. Nonostante i prezzi molto alti (uno dei modelli più recenti costa ottomila euro, obiettivo escluso), la serie M, che è prodotta in Germania, si è rivelata un successo: nel 2023 Leica ha venduto circa cinquemila fotocamere analogiche (quindi a pellicola) di questo tipo (dieci volte di più che nel 2013) e circa dodicimila digitali. Secondo dati citati dal Financial Times, Leica rappresenta un quarto delle vendite globali di fotocamere dal prezzo superiore ai quattromila euro.
Un altro fattore del successo di Leica è stata la costruzione di una comunità di utenti appassionati e di collezionisti, che si basa anche su una rete di circa 120 punti vendita ufficiali, i Leica Store, che consentono all’azienda di controllare meglio la distribuzione dei suoi prodotti. Tutti i dispositivi Leica, inoltre, sono retrocompatibili: è infatti possibile montare un obiettivo degli anni Trenta su una fotocamera digitale.
Leica ha anche ampliato il numero di mercati in cui è presente, includendo settori considerati affini alla fotografia, che richiedono l’uso di lenti, meccanica di precisione e obiettivi fotografici. Negli ultimi anni l’azienda ha presentato una linea di orologi di lusso e messo in vendita proiettori televisivi per uso domestico, un mercato che Harsch considera particolarmente promettente.
Leica sta inoltre lavorando per fare il suo ingresso nel settore dell’occhialeria, e per rafforzare la sua posizione nel settore del lusso ha recentemente nominato Bartolomeo Rongone, CEO dell’azienda di moda Bottega Veneta, nel proprio consiglio di sorveglianza, un organo tipico delle società per azioni che si occupa di vigilare sull’operato del consiglio di gestione e degli amministratori. Nonostante l’espansione in altri settori, le vendite di fotocamere rappresentano ancora l’80 per cento delle entrate di Leica.



