Cosa si sa del femminicidio di Federica Torzullo
Secondo la procura Claudio Carlomagno, il marito, che ora è in carcere, non «era in grado di accettare la fine del matrimonio»

Martedì è stata fatta l’autopsia sul corpo di Federica Torzullo, ingegnera di 41 anni scomparsa l’8 gennaio da Anguillara Sabazia, vicino a Roma, e poi trovata morta domenica in uno dei terreni dell’azienda gestita dal marito da cui si stava separando, Claudio Carlomagno. Ora Carlomagno si trova nel carcere di Civitavecchia con l’accusa di occultamento di cadavere e femminicidio, nuovo reato introdotto nel codice penale italiano a inizio dicembre. Nel decreto di fermo i giudici hanno scritto che l’uomo «non era in grado di accettare la fine del matrimonio»: i due si erano infatti separati anche se vivevano ancora nella stessa casa con il figlio di 10 anni.
Sempre per i pubblici ministeri della procura di Civitavecchia, Carlomagno avrebbe ucciso Torzullo nella loro casa, e prima di sotterrarla avrebbe tentato di bruciarne il corpo e di farlo a pezzi, forse nel tentativo di «ostacolarne il riconoscimento».
Secondo i primi riscontri dell’autopsia Torzullo è stata uccisa con 23 coltellate, 19 delle quali su viso e collo. Dall’esame sono emerse anche diverse ustioni nella parte superiore del torace. Il corpo presentava inoltre pesanti lesioni causate dall’escavatore usato per sotterrarla nel terreno dell’uomo, che si trova a meno di tre chilometri dalla casa in cui i due vivevano. Secondo una prima valutazione, Carlomagno avrebbe utilizzato come arma una lama bitagliente, che però non è ancora stata trovata.
Ora verranno svolti gli esami istologici e chimico-tossicologici, i cui risultati ufficiali arriveranno fra novanta giorni. Oggi in mattinata si terrà invece l’udienza di convalida del fermo di Carlomagno di fronte al giudice per le indagini preliminari, nel carcere di Civitavecchia. Durante il suo primo interrogatorio l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere. La procura dovrà anche stabilire se Carlomagno abbia agito da solo o con altri, e se ci sia stata premeditazione.
Federica Torzullo era stata vista l’ultima volta l’8 gennaio, ripresa da una telecamera mentre rientrava a casa. Il 9 gennaio era stato proprio Carlomagno a denunciarne la scomparsa, insieme ai genitori di lei. A quel punto erano partite le indagini che avevano immediatamente rilevato un’incongruenza nel racconto dell’uomo, che aveva ipotizzato che Torzullo fosse uscita a piedi senza che lui se ne accorgesse. L’auto di lei, che solitamente usava anche per piccoli spostamenti, era parcheggiata fuori casa. La telecamera che aveva inquadrato Torzullo mentre la sera dell’8 gennaio rientrava dall’unica entrata possibile della sua abitazione non ne aveva però registrato l’uscita. Quella telecamera aveva invece ripreso l’auto di lui uscire dal cancello intorno alle 7 del mattino di venerdì 9 gennaio, non un orario insolito per lui. Tuttavia quel giorno Carlomagno era arrivato al lavoro con un forte ritardo.
Dall’analisi dei suoi spostamenti, ricavati dall’esame del GPS dell’auto e di un camion che usava per lavoro, risultava che quella mattina si fosse mosso più volte tra i vari terreni della sua azienda, che si occupa di movimentare terra in ambito edile (cioè fare scavi, sbancamenti e altre attività simili). Sul camion, sugli abiti di lui, in casa e nell’auto erano poi state trovate «copiose» tracce di sangue. Un testimone aveva infine raccontato di aver visto l’uomo lavare il cassone del camion con una pompa il pomeriggio del 9. Era stato quindi deciso di fare delle ricerche nella sede dell’azienda di Carlomagno, dove poi era stato trovato il corpo.
La mattina del 9 gennaio tra le 7.55 e le 8.05, ossia quando si ritiene che Torzullo fosse già morta, la madre di Torzullo si era scambiata con la figlia alcuni messaggi: avevano a che fare con la colazione da preparare al figlio, che dalla sera prima si trovava a casa dei nonni. I pubblici ministeri ipotizzano che Carlomagno abbia usato il cellulare di lei dopo averla uccisa per depistare gli investigatori.
In Italia i dati istituzionali sugli omicidi vengono raccolti dal ministero dell’Interno ogni tre mesi in modo che possano essere scorporati in base al rapporto tra autore e vittima, dando un’idea del fenomeno del femminicidio.
Il rapporto più recente, quello conclusivo e relativo a tutto il 2025, dice che sono stati registrati 97 omicidi di donne, che di queste 85 sono state uccise in ambito familiare o affettivo e che 62 sono state uccise dal partner o ex partner. Per le altre, la relazione con la vittima era figlio, padre, amico dei figli, amico, conoscente o altro parente.
I numeri dell’Osservatorio nazionale del movimento femminista “Non Una Di Meno”, che registra gli eventi riportati dai media dal 2020, che viene aggiornato l’8 di ogni mese e che sempre più spesso viene citato anche a livello istituzionale per la sua completezza, dicono che nel 2025 i femminicidi sono stati 84 e che ci sono stati almeno altri 78 tentati femminicidi riportati nelle cronache locali. Per quanto riguarda i femminicidi: in 17 casi c’erano già state, nei mesi precedenti all’uccisione, denunce o segnalazioni per violenza, stalking, persecuzione; i casi in cui i figli o le figlie minori hanno assistito al femminicidio sono 9 e sono 51 i figli o le figlie minori rimaste orfane in seguito all’uccisione della madre. Negli 84 casi accertati il colpevole o presunto tale per le informazioni disponibili, dice l’Osservatorio, aveva un’età media di 52,5 anni. Il più giovane aveva 19 anni al momento del delitto, il più anziano 92: 29 di questi uomini si sono suicidati subito dopo aver compiuto il femminicidio.
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Se hai bisogno di aiuto o sostegno qui c’è l’elenco di tutti i numeri telefonici dei centri antiviolenza della rete Di.Re. È anche possibile chiamare il numero antiviolenza e stalking 1522, gratuito, attivo 24 ore su 24 con un’accoglienza disponibile in italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. In entrambi i casi si riceveranno indicazioni da persone che hanno l’esperienza e la formazione più completa per occuparsi di questa questione. È anche possibile, di fronte a una situazione di emergenza, chiamare i carabinieri o la polizia al 112



