Il nuovo spin off di “Game of Thrones” si prende meno sul serio
“Il cavaliere dei Sette Regni” ha un protagonista un po' tonto, una storia semplice e ricorda un famoso film degli anni Duemila

Lunedì è uscita su HBO Max la prima puntata del Cavaliere dei Sette Regni, la nuova serie ambientata nell’universo narrativo di Game of Thrones, una delle produzioni televisive più famose e seguite degli ultimi vent’anni. Ispirato all’omonimo libro scritto da George R. R. Martin, coideatore della serie insieme allo sceneggiatore Ira Parker, Il cavaliere dei Sette Regni è il secondo prequel della saga dopo House of the Dragon: la storia è ambientata circa 80 anni dopo le vicende di quest’ultima e circa 90 anni prima di quelle della serie originale.
Finora è stata recensita perlopiù positivamente dai critici, che ne hanno apprezzato soprattutto l’autonomia narrativa (può essere vista da tutti, anche da chi sa poco o nulla della saga principale), i toni semplici e scanzonati e la caratterizzazione del protagonista, un cavaliere impacciato e sempliciotto, molto distante dagli eroismi seriosi e dalle macchinazioni diaboliche tipici dei personaggi di Game of Thrones.
Il cavaliere dei Sette Regni ha una struttura molto più lineare rispetto alle serie che l’hanno preceduta: non ci sono complessi intrighi di corte da disvelare, né trame politiche stratificate. E, anche se da un certo punto in poi diventa molto violenta, i momenti di comicità e leggerezza sono frequenti.
La serie si apre introducendo il personaggio di Dunk, soprannominato “l’Alto” per via della sua notevole statura e interpretato da Peter Claffey, ex giocatore di rugby professionista.
Dunk è un ragazzo ingenuo, rozzo e di umili origini: proviene da Fondo delle Pulci, il quartiere più povero di Approdo del Re, capitale dei Sette Regni. Dopo la morte del suo padrone, l’anziano Arlan di Pennytree, decide di diventare un “cavaliere errante”, cioè uno di quei guerrieri senza padrone né dimora fissa che, nell’universo di Game of Thrones, si mantengono partecipando a giostre e tornei in giro per i Sette Regni.
Durante il viaggio incontra Egg (Dexter Sol Ansell), un bambino che si presenta come povero e senza famiglia e che insiste per diventare il suo scudiero, ma che in realtà nasconde nobili origini. La serie racconta lo sviluppo del loro rapporto e il loro viaggio verso la città di Ashford, dove Dunk parteciperà a un grande torneo cavalleresco.
La volontà di prendere le distanze dall’atmosfera solenne e drammatica tipica di Game of Thrones emerge fin dalla scena iniziale, in cui la celebre sigla della serie originale viene bruscamente interrotta da un improvviso attacco intestinale del protagonista.
In un’intervista data all’Hollywood Reporter, lo stesso George R. R. Martin ha raccontato di essere rimasto spiazzato da quella trovata, e che inizialmente l’aveva accolta con una certa diffidenza. «Cos’è questa cosa? Da dove viene? Non so se abbiamo davvero bisogno di questa merda», aveva detto a Parker dopo la prima lettura della sceneggiatura.
Martin ha aggiunto anche che, pur facendo parte dello stesso universo narrativo, Il cavaliere dei Sette Regni va considerato come una storia a sé stante. «Qui non ci sono draghi o grandi battaglie. Ci sono un campo, un sacco di tende e qualche cavallo».
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Anche la critica sembra avere apprezzato il cambio di direzione del Cavaliere dei Sette Regni. Lucy Mangan del Guardian l’ha definita «una commovente storia su un’anima semplice e sul suo scudiero» con un grande livello di coinvolgimento emotivo.
Sul New York Times, James Poniewozik ha scritto che la serie è una sorta di contrappeso alla «narrazione massimalista» di Game of Thrones e di House of the Dragon, e che gli spettatori più affezionati della saga potrebbero rimanere stupiti «da quanto questa storia sia piccola e concentrata, in linea di massima, su una sola trama». «La posta in gioco è relativamente modesta, almeno all’inizio: non il destino dei Sette Regni, ma l’esito di un torneo provinciale», ha aggiunto Poniewozik.
Alcune recensioni hanno trovato molti punti in comune con Il destino di un cavaliere, film del 2001 diretto da Brian Helgeland che non c’entra nulla con l’universo di Game of Thrones, ma che in effetti parte da premesse molto simili.
I parallelismi riguardano soprattutto le molte similitudini tra Dunk l’Alto e il protagonista del film, l’impacciato e umile scudiero William Thatcher (Heath Ledger). Sia la serie sia il film decostruiscono l’idea tradizionale di cavalleria, raccontandola attraverso personaggi molto lontani dall’eroismo classico.
Intervistato dal sito Den of Geek, lo sceneggiatore Ira Parker ha ammesso che le somiglianze con Il destino di un cavaliere erano così tante che, per evitare che diventasse un modello di riferimento, ha vietato ai suoi colleghi di parlarne durante la fase di scrittura, in modo tale da mantenere l’attenzione sulla storia originale di George R. R. Martin e non lasciarsi influenzare da un’opera esterna all’universo di Game of Thrones.
Parker ha aggiunto anche che, sebbene sia un estimatore del lavoro di Helgeland, il libro su cui si basa la prima stagione del Cavaliere dei Sette Regni (The Hedge Knight, 1998) è uscito tre anni prima del film.
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