Il governo centrale siriano ha raggiunto un accordo per un cessate il fuoco con i combattenti curdi delle Forze democratiche siriane

Il governo centrale siriano ha annunciato di aver raggiunto un accordo per un cessate il fuoco con i combattenti curdi delle Forze democratiche siriane (SDF).
L’accordo, firmato dal presidente Ahmed al Sharaa e da Mazloum Abdi, comandante delle SDF e leader di fatto dei curdi siriani, avrà effetto immediato e mette fine a due settimane di scontri tra le SDF e le milizie del governo. È parte di un più ampio accordo che prevede l’integrazione delle SDF nell’esercito siriano e nelle istituzioni statali, e quindi il loro scioglimento come forze autonome.
Al Sharaa ha detto che il nuovo accordo permetterà al governo centrale di riprendere il controllo di tre province a nord-est: Hasakah, Deir Ezzor e Raqqa. Le autorità siriane assumeranno il controllo delle istituzioni civili, dei valichi di frontiera e dei giacimenti di petrolio e gas che finora avevano sostenuto il governo indipendente curdo.
Il personale militare e di sicurezza delle SDF sarà integrato nei ministeri della Difesa e dell’Interno della Siria (dovrà superare un processo di verifica). Il governo centrale si assumerà la responsabilità delle prigioni e dei campi di detenzione che ospitano decine di migliaia di combattenti stranieri dell’ISIS e le loro famiglie, e che finora erano gestiti dalle forze curde. Ha infine espresso l’impegno a riconoscere i diritti culturali e linguistici dei curdi: ha detto che riconoscerà il curdo come lingua ufficiale insieme all’arabo, e il Nowruz, il Capodanno curdo, come festa nazionale.
I curdi sono circa il dieci per cento della popolazione della Siria, ma durante la guerra civile siriana, cominciata nel 2011 e finita nel 2024, erano riusciti a ottenere il controllo di circa il 30 per cento del paese, a nord-est. Finora in quella zona, che si chiama “Rojava Kurdistan” (cioè “Kurdistan occidentale”), i curdi hanno avuto un proprio governo di fatto indipendente e, appunto, le proprie forze armate.
I negoziati per integrare i curdi nell’esercito siriano sono in corso da mesi, ma i risultati erano stati parziali perché i curdi temevano che abbandonando le proprie armi avrebbero perso la propria autonomia politica.
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