Si è dimesso Guido Scorza, membro del Garante della privacy

Insieme agli altri componenti del collegio direttivo dell'Autorità è indagato per corruzione e peculato

Guido Scorza in una foto del 2023 (ANSA/FABIO FRUSTACI)
Guido Scorza in una foto del 2023 (ANSA/FABIO FRUSTACI)
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Si è dimesso Guido Scorza, componente del collegio direttivo del Garante della privacy: lo ha annunciato lui stesso con un video sui social e una comunicazione sul suo sito, parlando di dimissioni «irrevocabili».

Scorza è indagato dalla procura di Roma per corruzione e peculato, come gli altri membri del collegio direttivo: il presidente Pasquale Stanzione, Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni. Giovedì la procura aveva ordinato la perquisizione della sede romana del Garante della privacy, e delle case a Roma, Torino, Firenze e Salerno dei quattro membri.

I dettagli delle accuse sono contenuti nel verbale della procura, in cui si parla di una gestione «abbastanza disinvolta» delle spese pubbliche, e in cui viene riportata una serie di episodi in cui secondo la procura i membri del collegio direttivo avrebbero usato in modo improprio fondi o beni pubblici a cui avevano accesso per via della loro posizione. Inoltre i membri del collegio si sarebbero fatti influenzare nelle loro decisioni in cambio di favori o denaro.

La procura dice che dal 2021 al 2024 le spese per il collegio direttivo sono aumentate del 46 per cento. Dice anche che l’eccedenza sarebbe in larga parte riconducibile, come scrive Repubblica riportando un passaggio del verbale, «a rimborsi per viaggi, soggiorni in alberghi di categoria cinque stelle, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia fino a ricomprendere altresì fitness e cura della persona». Le indagini comunque sono in corso e le accuse dovranno essere provate, qualora l’inchiesta dovesse portare a un processo.

– Leggi anche: Di cosa è accusato il Garante della privacy

Scorza è un giurista espresso dal M5S (la composizione del collegio direttivo del Garante della privacy è frutto di spartizione politica), già collaboratore di Paola Pisano quando lei era ministra per l’Innovazione. Nella comunicazione diffusa oggi, ha detto di non attribuirsi «responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse» e di aver preso la decisione di dimettersi dal Garante nell’interesse dell’istituzione.

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