L’omicidio di un ragazzo in una scuola a La Spezia
Durante le lezioni un 18enne è stato accoltellato da un altro ragazzo; il sindaco ha parlato di un problema di «certe etnie»

Venerdì sera un ragazzo di 18 anni è morto dopo che la mattina era stato accoltellato al petto all’interno dell’istituto professionale Chiodo-Einaudi a La Spezia, in Liguria. L’aggressore è un compagno di scuola di 19 anni, arrestato subito dopo. Entrambi hanno origine egiziana, e questo elemento è immediatamente diventato parte del dibattito sull’omicidio.
L’aggressione è avvenuta in orario di lezione, davanti a diversi ragazzi e ragazze, che sono poi stati sentiti dalle forze dell’ordine. Secondo quanto ricostruito i due ragazzi coinvolti avrebbero iniziato a discutere nei bagni. Il 18enne avrebbe quindi tentato di raggiungere una classe per ripararsi, ma il 19enne lo ha colpito in corridoio con un coltello da cucina, che si ipotizza abbia portato da casa. Il coltello si vede bene in un fermo immagine tratto da un video girato da un altro studente. Il Secolo XIX scrive che l’aggressore è stato disarmato da un insegnante.
Non è ancora del tutto chiaro il motivo del litigio. Secondo alcuni il 19enne avrebbe chiesto conto al 18enne di una fotografia insieme a una ragazza pubblicata sui social. Questa ipotesi non è ancora stata confermata.
Venerdì sera è stato organizzato un presidio in piazza Garibaldi, poco distante dall’istituto professionale, per ricordare il ragazzo ucciso. Il sindaco di La Spezia Pierluigi Peracchini, di centrodestra, ha detto a La7 che i circa 20mila stranieri su 100mila residenti in città «lavorano tutti» ma che «l’uso di coltelli arriva solo in certe etnie».
Negli istituti penali per minorenni circa la metà dei ragazzi non ha la cittadinanza italiana. Chi si occupa di carcere e criminalità minorile preferisce porre l’attenzione sul fatto che i ragazzi stranieri o di seconda generazione si trovano spesso in condizioni di grande vulnerabilità sociale ed economica, oltre a venire spesso discriminati a ogni livello della società italiana. Anche per queste ragioni finiscono più di frequente in contesti di violenza.



