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  • Venerdì 16 gennaio 2026

L’isola da cui vengono tutte le “stone” del curling

Le pietre usate in questo strano sport invernale sono fatte con il granito di un’isoletta scozzese senza abitanti, grazie a un’azienda che non fa altro

L'isola di Ailsa Craig vista dalla spiaggia di Girvan, Scozia, 13 novembre 2025 (AP Photo/Alastair Grant)
L'isola di Ailsa Craig vista dalla spiaggia di Girvan, Scozia, 13 novembre 2025 (AP Photo/Alastair Grant)
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Ora può sembrare strano, ma tra poche settimane il curling – sport di squadra delle Olimpiadi invernali che ricorda le bocce – riprenderà il suo spazio negli interessi, nelle conversazioni e nelle abitudini televisive di molte persone. Tra le sue tante peculiarità, la principale riguarda gli strumenti al centro del gioco: le stone, le pietre di granito dotate di manico e levigate per essere fatte scivolare sul ghiaccio. Le migliori, comprese tutte quelle usate alle Olimpiadi, sono fatte con uno specifico granito che arriva dall’isola di Ailsa Craig al largo della Scozia, e realizzate da una sola azienda.

L’isola di Ailsa Craig è disabitata da diversi anni ma grazie a un «geologico colpo di fortuna» il suo granito è perfetto per fare le stone, cosa che per il curling la rende un luogo di fondamentale importanza, quasi «mistico». Dal 1851 a occuparsi della lavorazione che dal granito porta alle stone è Kays Scotland, una piccola e artigianale azienda che ne produce diverse centinaia all’anno, facendole arrivare in tutto il mondo. Il processo è stato di recente raccontato e mostrato in un reportage fotografico di Alastair Grant per Associated Press.

Un artigiano fa una scanalatura su una stone nella fabbrica Kays Scotland, Mauchline, Scozia, 11 novembre 2025 (AP Photo/Alastair Grant)

Ailsa Craig ha una superficie di circa un chilometro quadrato e raggiunge un’altitudine massima di 338 metri. Non è grandissima, ma altezza e forma la rendono ben visibile e facile da notare dalla costa scozzese sud-occidentale, da cui dista circa 15 chilometri. È quasi esattamente a metà strada tra Glasgow, in Scozia, e Belfast, in Irlanda del Nord.

Grazie alla sua posizione strategica, tra il 16esimo e il 19esimo secolo vi ci costruirono un castello e una casatorre, e ospitò diversi insediamenti umani: di certo ci vissero alcuni cattolici scozzesi in fuga dalla riforma protestante, e forse fu anche abitata da pirati e contrabbandieri. Il suo nome – la cui origine è molto incerta e quindi dibattuta – è anche il nome di una varietà di pomodoro. L’isola è citata dallo scrittore Herman Melville ed è, seppur con il suo precedente nome di Ailsa Rock, al centro di una poesia di John Keats, che la notò in un viaggio a piedi tra l’Inghilterra e la Scozia. Ora restano qualche rovina e un faro che dal 1990 funziona senza necessità di un guardiano.

Una vecchio attrezzo da cava, e il faro sullo sfondo, sull’isola di Ailsa Craig, Scozia, 10 novembre 2025 (AP Photo/Alastair Grant)

E poi c’è il granito usato per le stone. L’origine vulcanica dell’isola, unita a una serie di altri fattori, ha fatto sì che decine di milioni di anni fa il magma raffreddato si consolidò formando un granito denso e liscio. Anzi, due diversi tipi di microgranito, ognuno ideale per una specifica necessità del curling: il granito verde, più comune ma comunque di ottima qualità, è usato per il corpo della stone; e il granito “blue hone”, un granito non poroso, specifico dell’isola di Ailsa Craig, è ideale per la parte che scivola sul ghiaccio.

Il granito “blue hone” viene tagliato con un macchinario nella fabbrica Kays Scotland, Mauchline, Scozia, 11 novembre 2025 (AP Photo/Alastair Grant)

Jim English, amministratore delegato della fabbrica di stone Kays Scotland, davanti a un blocco di granito dell’isola di Ailsa Craig, Scozia, 10 novembre 2025 (AP Photo/Alastair Grant)

Grazie alla resistenza del granito verde le stone possono reggere i frequenti impatti con le altre stone; e grazie al granito “blue hone” ogni stone scivola con efficacia sul ghiaccio. Il “blue hone” è inoltre straordinariamente impermeabile, il che evita all’acqua di penetrarlo, cosa che a lungo andare lo renderebbe molto meno resistente.

Il curling esiste da secoli: si trovano tracce di uno sport simile in alcuni dipinti fiamminghi, ma è probabile che l’origine fu proprio in Scozia e già nel 16esimo secolo (il giornale scozzese Herald ha scritto: «Il calcio e il rugby sono spesso presentati come i nostri sport nazionali, ma si può sostenere che il curling ne abbia uguale diritto»).

Sono esistite, e in piccola parte ancora esistono, stone fatte con graniti diversi da quelli di Ailsa Craig, ma sono stone peggiori: meno affidabili, meno precise e meno resistenti agli urti e al ghiaccio su cui devono essere usate, con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile a una serie di cerchi concentrici (la “casa”, con al centro il “bottone”) nella parte opposta di una pista di ghiaccio di oltre 40 metri.

Rocce utilizzate per creare le stone all’esterno della Kays Scotland, Mauchline, Scozia, 11 novembre 2025 (AP Photo/Alastair Grant)

Kays Scotland realizzò già le stone usate nelle gare di curling nelle prime Olimpiadi invernali, nel 1924 a Chamonix, in Francia, usando chiaramente il granito di Ailsa Craig. L’azienda ha fatto tutte le stone olimpiche anche da quando, nel 1998, il curling tornò ufficialmente alle Olimpiadi invernali, comprese quelle che saranno usate nelle gare delle Olimpiadi di Milano Cortina (che si terranno a Cortina).

Un artigiano utilizza un calibro per misurare le dimensioni della pietra a contatto con il ghiaccio, durante il controllo qualità nella fabbrica di stone Kays Scotland, Mauchline, Scozia, 11 novembre 2025 (AP Photo/Alastair Grant,)

Kays Scotland ha sede a Mauchline, una cittadina a circa cinquanta chilometri di distanza da Ailsa Craig. Almeno fino al 2050 ha il permesso di andarci a prelevare il granito che le serve: lo fa quando necessario, e in genere passano diversi anni tra una volta e l’altra. Farlo non è semplice: perché l’isola è disabitata, ma anche perché servono particolari premure per non disturbare gli uccelli e le foche che la abitano, oltre che per evitare che via nave possano arrivarci dei topi, che su Ailsa Craig non ci sono e che arrivandoci ne comprometterebbero l’ecosistema.

Da ogni spedizione su Ailsa Craig, Kays Scotland torna con tonnellate di blocchi granito che vengono poi lavorate in apposite forme (le chiamano cheeses perché ricordano delle grandi forme di formaggio) e infine trasformate in una stone dal peso di quasi 20 chilogrammi.

Kays Scotland (anche nota come Kays Curling o semplicemente Kays) produce ogni anno fino a duemila nuove stone. Il mercato principale è il Canada, dove il curling è molto diffuso, ma grazie alla presenza dello sport alle Olimpiadi invernali del 2018 e del 2022 (in Corea del Sud e in Cina) sono in aumento anche gli ordini dall’Asia.

Una stone finita in un magazzino della Kays Scotland, Mauchline, Scozia, 11 novembre 2025 (AP Photo/Alastair Grant)

Una stone di massima qualità costa quasi 900 euro; un set da 16 stone, necessario per le partite più diffuse, costa quindi 14mila euro. Kays Scotland dice che se ben trattate possono durare decenni. Oltre alle stone, sul suo sito c’è anche un “Luxury Gift Shop” con prodotti a tema curling: ci sono piccole stone decorative che costano 40 euro, alcuni oggetti personalizzabili e anche un paio di poster – realizzati nello stile surrealista del pittore René Magritte – che ritraggono le stone e il profilo dell’isola di Ailsa Craig visto dalla costa scozzese.

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