La Corte d’appello ha assolto l’ex eurodeputata Lara Comi da due accuse per truffa e corruzione e ha confermato un’altra condanna

La Corte d’appello di Milano ha assolto l’ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi da un’accusa per truffa e una per corruzione, ma ha confermato un’altra condanna per truffa: la sua pena è passata da 4 anni e 2 mesi di reclusione a un anno con pena sospesa. Il processo riguarda un presunto giro di tangenti e rimborsi illeciti ai danni dell’Unione Europea. Comi era stata brevemente messa ai domiciliari nel 2019 e poi condannata in primo grado nel 2023. Dopo l’annuncio della sentenza ha detto che farà ricorso in Cassazione per cercare di ottenere l’annullamento anche dell’ultima condanna.
I due capi di imputazione per truffa riguardavano i contratti di un collaboratore e dell’addetto stampa di Comi, che secondo l’accusa avrebbe incassato illecitamente parte dei loro compensi: alla fine è stata riconosciuta colpevole solo in un caso. Comi ha rimborsato l’Unione Europea del denaro in questione (500mila euro), fatto riconosciuto come attenuante dalla Corte.
L’accusa di corruzione invece riguardava un presunto accordo per cedere parte del suo compenso a Nino Caianiello, esponente di Forza Italia nella zona di Varese (come Comi stessa), in cambio dell’assegnazione di incarichi di consulenza a una collaboratrice dell’europarlamentare da parte di una terza persona, Giuseppe Zingale, titolare di un’agenzia del lavoro. La condanna in primo grado in questo caso è stata ribaltata anche perché un cambiamento nella giurisprudenza ha reso inutilizzabili le chat su cui si basava parte delle accuse. Zingale è stato assolto dall’accusa di corruzione ma condannato per istigazione alla corruzione, mentre Caianiello ha già patteggiato una pena di 4 anni e 10 mesi.
Comi ha 42 anni e nella sua carriera è stata prima coordinatrice in Lombardia del movimento giovanile di Forza Italia, poi nel 2012 coordinatrice del Popolo della Libertà nella provincia di Varese. È stata europarlamentare per tre mandati: il primo era cominciato nel 2009, mentre l’ultimo nel novembre del 2022, da prima dei non eletti alle elezioni del 2019, dopo la rinuncia di Silvio Berlusconi al proprio seggio in seguito all’elezione in Senato.


