La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini in custodia dei carabinieri nel 2014

Giovedì la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha condannato l’Italia a risarcire i familiari di Riccardo Magherini, che nel 2014 morì dopo essere stato immobilizzato da alcuni carabinieri: secondo i giudici le misure prese dai carabinieri per immobilizzare Magherini furono eccessive. La Corte ha anche stabilito diverse mancanze da parte delle istituzioni italiane: l’indagine sulle responsabilità degli agenti non fu sufficientemente imparziale; inoltre, la formazione delle forze dell’ordine e le linee guida su come immobilizzare le persone in posizione prona, minimizzando i rischi per la loro vita, all’epoca non erano sufficienti.
Magherini venne fermato da quattro carabinieri la notte del 3 marzo 2014, mentre era molto agitato: venne ammanettato e immobilizzato a terra, a pancia in giù, per circa venti minuti. Magherini perse conoscenza e morì dopo essere stato soccorso da un’ambulanza. Un’indagine successiva stabilì che la causa era stata una serie di fattori, tra cui un’intossicazione da cocaina, lo stress fisico, e il mantenimento prolungato della posizione in cui era stato immobilizzato.
La CEDU, un importante tribunale internazionale che si occupa di far rispettare la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ha condannato l’Italia a risarcire 140mila euro ai parenti di Magherini per danni non materiali, oltre a 40mila euro di rimborso per i costi e le spese giudiziarie. La Corte ha anche sottolineato che la sua decisione non influisce in nessun modo sulle eventuali responsabilità penali delle persone coinvolte nell’incidente, e che non mette in discussione le decisioni dei tribunali italiani. Tre dei quattro carabinieri sono stati assolti in Cassazione.


