La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini in custodia dei carabinieri nel 2014

La sede della CEDU, a Strasburgo (AP/Antonin Utz)
La sede della CEDU, a Strasburgo (AP/Antonin Utz)

Giovedì la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha condannato l’Italia a risarcire i familiari di Riccardo Magherini, che nel 2014 morì dopo essere stato immobilizzato da alcuni carabinieri: secondo i giudici le misure prese dai carabinieri per immobilizzare Magherini furono eccessive. La Corte ha anche stabilito diverse mancanze da parte delle istituzioni italiane: l’indagine sulle responsabilità degli agenti non fu sufficientemente imparziale; inoltre, la formazione delle forze dell’ordine e le linee guida su come immobilizzare le persone in posizione prona, minimizzando i rischi per la loro vita, all’epoca non erano sufficienti.

Magherini venne fermato da quattro carabinieri la notte del 3 marzo 2014, mentre era molto agitato: venne ammanettato e immobilizzato a terra, a pancia in giù, per circa venti minuti. Magherini perse conoscenza e morì dopo essere stato soccorso da un’ambulanza. Un’indagine successiva stabilì che la causa era stata una serie di fattori, tra cui un’intossicazione da cocaina, lo stress fisico, e il mantenimento prolungato della posizione in cui era stato immobilizzato.

La CEDU, un importante tribunale internazionale che si occupa di far rispettare la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ha condannato l’Italia a risarcire 140mila euro ai parenti di Magherini per danni non materiali, oltre a 40mila euro di rimborso per i costi e le spese giudiziarie. La Corte ha anche sottolineato che la sua decisione non influisce in nessun modo sulle eventuali responsabilità penali delle persone coinvolte nell’incidente, e che non mette in discussione le decisioni dei tribunali italiani. Tre dei quattro carabinieri sono stati assolti in Cassazione.