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  • Mercoledì 14 gennaio 2026

A Minneapolis le operazioni dell’ICE sono sempre più violente

Dopo l'uccisione di Renee Nicole Good gli agenti anti-immigrazione stanno usando metodi aggressivi e discriminatori, tra molte proteste

Alcuni manifestanti si allontanano dal punto in cui gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni, 12 gennaio 2025 (AP Photo/Adam Gray)
Alcuni manifestanti si allontanano dal punto in cui gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni, 12 gennaio 2025 (AP Photo/Adam Gray)

Da quando a Minneapolis un agente dell’ICE ha ucciso Renee Nicole Good durante una protesta contro le operazioni anti-immigrazione, in città ci sono state molte manifestazioni che spesso sono sfociate in scontri tra agenti federali e cittadini o cittadine. La situazione in città è caotica e sta causando problemi anche a livello istituzionale, con diverbi tra autorità statali e federali e tra i politici locali (Democratici) e il governo (Repubblicano).

L’ICE è l’agenzia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione: su ordine dell’amministrazione Trump da mesi i suoi agenti fanno rastrellamenti nelle città per trovare, arrestare ed espellere gli immigrati irregolari, usando spesso metodi eccezionalmente violenti e brutali, ritenuti da molti esperti in violazione dei diritti umani.

A Minneapolis (ma anche in varie altre città statunitensi) i cittadini hanno iniziato a organizzarsi via chat in piccoli gruppi locali per protestare contro le azioni dell’ICE, per esempio riunendosi davanti agli hotel in cui alloggiano gli agenti o andando nei luoghi in cui compiono gli arresti. Non sono necessariamente spinti da motivazioni politiche, e spesso lo fanno per proteggere i loro amici o vicini da arresti o intimidazioni. Il New York Times ha raccontato come le attività di questi gruppi nella zona di Minneapolis e della vicina St. Paul siano diventate più intense dopo l’uccisione di Good.

– Leggi anche: Che cos’è l’ICE e chi sono i suoi agenti

Spesso i manifestanti filmano gli agenti mentre fanno i controlli, per documentare i frequenti abusi. Sui social circolano decine di video che mostrano gli agenti avvicinare persone per strada, spesso non bianche, chiedendo loro i documenti e minacciandole di arresto. Vari altri video mostrano gli agenti che spintonano le persone in modo molto violento, facendole cadere a terra.

Lunedì lo stato del Minnesota ha fatto causa a diversi funzionari dell’amministrazione Trump, accusando il governo federale di profilazione razziale, cioè di prendere di mira le persone sulla base del colore della pelle o altri caratteri che li identificano come non caucasici, una pratica discriminatoria condannata tra gli altri anche dalle Nazioni Unite.

Gli agenti sostengono di dover usare la forza perché le autorità locali e i cittadini non collaborano con le loro azioni. È però un approccio a dir poco inusuale: in passato gli agenti anti-immigrazione svolgevano operazioni molto più circoscritte, mentre ora vanno casa per casa per cercare gli immigrati.

In un’altra occasione i testimoni hanno raccontato che non lontano da dove è stata uccisa Good gli agenti federali si sono schiantati volontariamente col loro furgone contro un’automobile, nel tentativo di fermarla. A quel punto diverse persone si sono radunate attorno al veicolo mentre gli agenti parlavano col guidatore, filmando quello che avveniva e gridando agli agenti di lasciare la città. Alcuni hanno tirato contro di loro delle palle di neve e gli agenti hanno risposto lanciando gas lacrimogeni e spray al peperoncino per disperdere la folla.

È diventata anche una questione politica. Dopo l’uccisione di Good, il sindaco di Minneapolis, il Democratico Jacob Frey, ha detto che l’ICE dovrebbe andarsene dalla città. Elliot Payne, il presidente del consiglio comunale, ha denunciato che i pattugliamenti dell’ICE sono diventati sempre più violenti. Dice che gli agenti girano per le strade con i fucili d’assalto e che durante la notte puntano luci in faccia ai passanti, fermano persone in modo arbitrario, minacciano e insultano chi si oppone: comportamenti aggressivi e intimidatori, attuati tra l’altro da persone armate (gli agenti) contro altre disarmate.

«Sembra un’occupazione militare», ha detto Payne al New York Times. «È come vivere in una zona di guerra». Nel video qui sotto si vede lo stesso Payne mentre viene spintonato durante un controllo.

L’amministrazione Trump ha detto di voler inviare altri mille agenti federali anti-immigrazione in Minnesota. Si sommano ai 2mila già presenti nella sola città di Minneapolis, un numero alto se si considera che questa ha poco più di 420mila abitanti e che normalmente della sicurezza in città si occupano circa 600 agenti della polizia statale.

Secondo Tricia McLaughlin, portavoce del dipartimento di Sicurezza interna, gli agenti dell’ICE hanno arrestato più di 2mila persone da inizio dicembre, per accuse legate a violazioni delle leggi sull’immigrazione. Ha sostenuto anche che molte di queste persone fossero state condannate per altri reati.

– Leggi anche: Le molte proteste negli Stati Uniti per l’uccisione di Renee Nicole Good