• Mondo
  • Martedì 13 gennaio 2026

Polizia, bassij e Guardiani della rivoluzione

Come funzionano le tre forze che reprimono proteste e dissenso in Iran, con ruoli e gerarchie specifiche

Proteste a Teheran il 9 gennaio 2026 (AP Photo)
Proteste a Teheran il 9 gennaio 2026 (AP Photo)
Caricamento player

La repressione feroce e brutale usata dal regime iraniano contro i manifestanti in queste settimane è attuata da varie forze di polizia, militari, di sicurezza e d’intelligence, strutturate a livello locale e coordinate a livello centrale. In molti casi rispondono direttamente alla Guida Suprema Ali Khamenei, la massima autorità politica e religiosa dell’Iran. La presenza di tutti questi organismi è sempre stata un fattore decisivo per controllare ogni tentativo di ribellione proveniente dal basso, e anche per scongiurare possibili colpi di stato da settori delle forze armate.

Nelle proteste, iniziate a fine dicembre, sono state uccise centinaia di persone. Non c’è un numero preciso e le stime variano molto, anche perché il regime ha bloccato quasi del tutto la connessione internet e la stampa nel paese non è libera.

La sicurezza interna e la repressione sono gestite e attuate da tre livelli principali: la polizia della Repubblica islamica, indicata con la sigla NAJA o FARAJA; le milizie bassij, che in lingua farsi vuol dire “mobilitazione”; e i Guardiani della rivoluzione, una forza militare creata dopo il 1979, conosciuti anche come pasdaran: sono il livello più alto, i suoi vertici comandano e dettano la linea. Esiste anche un esercito regolare, Artesh, che difende i confini ma non è particolarmente coinvolto nelle questioni interne, né equipaggiato o finanziato.

– Leggi anche: Come funziona la repressione in Iran

Il livello più basso è quello della polizia regolare, che conta circa 100-200mila agenti (sono stime, non ci sono numeri ufficiali) ed è alle dipendenze del ministero dell’Interno, anche se il capo della polizia viene nominato direttamente da Khamenei. Gestisce la repressione quotidiana, quella dei momenti di calma o di contestazioni circoscritte, e ha perlopiù agenti in divisa e molti dipendenti in servizio di leva obbligatoria, ma anche sezioni di antiterrorismo (una definizione in cui spesso il regime fa ricadere ogni dissenso) e sezioni di polizia religiosa o morale, la Gasht-e Ershad.

È quella che in alcune fasi della storia della Repubblica islamica è stata molto attiva per le strade per controllare il rispetto delle norme religiose e soprattutto l’abbigliamento delle donne e il corretto impiego dello hijab, il velo. Mahsa Amini, la donna morta in carcere nel 2022, era stata arrestata dalla polizia religiosa: le successive, enormi proteste erano cominciate proprio contro questo corpo.

Agenti di polizia schierati di fronte all’Università Amirkabir nel 2020 (AP Photo)

Quando le proteste diventano intense, la prima e più violenta risposta arriva dalle milizie bassij. Sono un gruppo paramilitare composto da volontari nato insieme alla rivoluzione, nel 1979. Parteciparono alla lunga guerra contro l’Iraq, iniziata nel 1980 e finita solo nel 1988, e poi iniziarono a operare come “controllori” e “garanti della morale” in tutte le università iraniane, sanzionando i comportamenti e gli abbigliamenti ritenuti scorretti, soprattutto delle donne, ma anche sorvegliando professori e studenti e identificando i potenziali oppositori del regime. Gli iscritti ai registri di queste forze volontarie sono milioni, divisi in quattro categorie: regolari, attivi, quadri e speciali. Le milizie hanno una struttura capillare di 50mila basi in tutto il paese, gestita a livello provinciale, con coordinamento nazionale.

Non tutti i bassij sono impegnati nella repressione. Molti compongono una sorta di esercito di “riservisti”, mentre altri sono impegnati più frequentemente e addestrati a rispondere alle cosiddette minacce interne. I Beit al-Muqaddas sono battaglioni di risposta immediata con responsabilità di difendere strutture o punti nevralgici in ogni quartiere, ma la forma più nota dei bassij è quella dei picchiatori in motocicletta: in tutte le grandi proteste degli ultimi anni sono stati al centro delle operazioni di repressione, spostandosi in grandi gruppi in moto, picchiando i manifestanti, riprendendo il controllo di strade e punti considerati importanti. I bassij, sempre in borghese, si infiltrano anche nelle manifestazioni per identificare chi protesta e poi segnalarlo per l’arresto, o affiancano la polizia negli scontri.

Milizie bassij in motocicletta nel 2022 (AP Photo)

Sopra polizia e bassij ci sono i Guardiani della rivoluzione. Sono un vero e proprio esercito con divisioni terrestri, marine e aeree, e controllano anche l’enorme arsenale missilistico del paese e la difesa dei siti di sviluppo del programma nucleare. Furono creati dopo la rivoluzione, per una certa diffidenza dell’ayatollah Ruhollah Khomeini (prima Guida Suprema del paese, predecessore di Khamenei) nei confronti dell’esercito, considerato potenzialmente influenzabile dall’esterno e troppo legato allo scià che aveva governato fino ad allora. Inizialmente dovevano difendere Khomeini, ma presto crebbero e furono investite del compito di difendere la rivoluzione, cioè appoggiare gli alleati all’estero, finanziando e addestrando gruppi militari e paramilitari, e colpire i nemici all’interno.

Guardiani della rivoluzione durante una parata nel settembre del 2024 (AP Photo/Vahid Salemi)

Nel corso del tempo i Guardiani della rivoluzione sono diventati noti in tutto il mondo soprattutto per le operazioni compiute dalla loro temuta unità di élite, le forze al Quds, che hanno compiuto operazioni segrete all’estero e di fatto creato e addestrato gruppi come Hamas in Palestina e Hezbollah in Libano, ma anche numerose milizie sciite (uno dei due rami dell’Islam, maggioritario in Iran) in Siria e in Iraq.

Buona parte delle forze di terra dei Guardiani della rivoluzione è invece impiegata nel controllo del territorio e nella repressione: sono organizzate in unità indipendenti su base provinciale e regionale, mentre i vertici nazionali partecipano alle riunioni del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale, che coordina ogni risposta alle crisi di sicurezza interna ed esterna. I suoi membri attivi sono stimati in circa 125mila, la sede centrale a Teheran è nota come Thar-Allah. I Guardiani sono anche una forza politica ed economica: controllano direttamente e indirettamente miliardi di dollari in contratti nei campi dell’edilizia, della fornitura di elettricità, dell’ingegneria, delle telecomunicazioni e dei media.

Un soldato dei Guardiani della rivoluzione per le strade di Teheran nel gennaio del 2025 (AP Photo/Vahid Salemi)

Ogni livello di forze di sicurezza (polizia, bassij, Guardiani della rivoluzione), gestisce varie agenzie di intelligence, con una fitta rete di informatori e spie che controllano molti aspetti della società iraniana: ce ne sono almeno 17, con compiti particolari, funzioni locali, natura civile o militare. Le forze di sicurezza lavorano poi in collaborazione con un sistema giudiziario completamente controllato dal potere esecutivo e gestiscono prigioni speciali in cui vengono rinchiusi i prigionieri politici: il carcere di Evin, a Teheran, è il più noto.