Nella Striscia di Gaza almeno cinque persone sono morte a causa del freddo, del vento e degli accampamenti precari

Palestinesi attraversano il campo per sfollati con le taniche dell'acqua, 13 gennaio 2026 (AP Photo/Jehad Alshrafi)
Palestinesi attraversano il campo per sfollati con le taniche dell'acqua, 13 gennaio 2026 (AP Photo/Jehad Alshrafi)

Nella Striscia di Gaza almeno cinque persone sono morte a causa delle condizioni atmosferiche e dell’inadeguatezza degli accampamenti in cui è costretta a vivere la popolazione dopo più di due anni di bombardamenti israeliani. Quattro sono morte vicino alla città di Gaza, in due diversi incidenti: due muri di alcuni metri sono crollati sulle loro tende a causa dei forti venti, e un bambino di un anno è morto di ipotermia. Secondo UNICEF, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei diritti dell’infanzia, dall’inizio di questo inverno sono almeno 6 i bambini morti per il troppo freddo. Durante la notte nella Striscia le temperature possono scendere sotto i 10 °C, ed essendo sul mare è spesso spazzata da forti venti.

Nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore il 10 ottobre scorso, i controlli israeliani su tutto ciò che entra ed esce fanno sì che all’interno della Striscia manchino ancora molti beni di prima necessità, incluse tende e strumentazioni adeguate per sistemare la popolazione in attesa della ricostruzione. Si stima che in più di due anni di guerra il 90 per cento delle abitazioni della Striscia sia stato danneggiato o distrutto, e che oggi circa 1,5 milioni di palestinesi sfollati vivano in accampamenti di fortuna. Nelle ultime settimane le forti piogge hanno causato allagamenti che hanno reso ancora più invivibili gli accampamenti, entrando nelle tende, impregnando vestiti e materassi.

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