Il Minnesota ha fatto causa all’amministrazione Trump per limitare le operazioni anti-immigrazione nello stato

Agenti federali in una strada di Minneapolis durante una protesta contro la loro presenza il 12 gennaio 2026 (AP Photo/Jen Golbeck)
Agenti federali in una strada di Minneapolis durante una protesta contro la loro presenza il 12 gennaio 2026 (AP Photo/Jen Golbeck)

Negli Stati Uniti il governo statale del Minnesota ha fatto causa a quello federale sostenendo che il dispiegamento nel territorio di circa 2mila agenti governativi coinvolti nelle vaste operazioni anti-immigrazione volute dall’amministrazione di Donald Trump sia incostituzionale e vada ridotto. Il 7 gennaio un agente dell’ICE (l’agenzia federale che si occupa del controllo delle frontiere e dell’immigrazione nel paese, la più famosa di quelle coinvolte in queste operazioni) ha sparato a una donna disarmata, Renee Nicole Good, uccidendola. L’evento ha provocato partecipate proteste contro l’ICE e l’amministrazione Trump in tutto il paese.

La causa presentata dal Minnesota chiede a un giudice un’ordinanza che obblighi il governo federale a ritirare immediatamente gli agenti, la cui presenza violerebbe il decimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che tutela l’autonomia degli stati federati rispetto a quello centrale. Secondo il governo statale il caos provocato dalle operazioni anti-immigrazione avrebbe provocato un aumento del carico di lavoro della polizia locale, che è dovuta intervenire per gestire vari incidenti.

Alla causa del Minnesota si sono uniti anche i governi cittadini della capitale Saint Paul e di Minneapolis, la città più popolosa (le due città si trovano a una decina di chilometri di distanza e sono soprannominate “le città gemelle”). Poco prima ne avevano presentata una analoga anche le amministrazioni dello stato dell’Illinois e della città di Chicago.

– Leggi anche: Che cos’è l’ICE e chi sono i suoi agenti