Ora anche i “finfluencer” hanno delle regole

Le autorità finanziarie hanno pubblicato precise raccomandazioni per chi consiglia investimenti online, una categoria sempre più popolare

(Getty Images)
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La Consob e l’Esma, rispettivamente l’autorità italiana e quella europea di regolazione e vigilanza dei mercati, hanno pubblicato delle linee guida di comportamento rivolte ai cosiddetti finfluencer, cioè gli influencer finanziari, che parlano online di investimenti e ne promuovono di specifici.

Ce ne sono ormai molti e hanno un pubblico discreto, motivo per cui il loro lavoro è all’attenzione delle autorità da tempo: il problema è la linea sottile che li separa dai consulenti finanziari, che però per operare devono superare un esame di abilitazione e iscriversi a un albo professionale con specifiche regole deontologiche.

Le linee guida sono rilevanti innanzitutto perché denotano un cambiamento di atteggiamento delle autorità, che fino a poco tempo fa si limitavano a mettere in guardia il pubblico dai rischi di seguire i consigli dei finfluencer, segnalando possibili truffe e indicazioni poco informate. Ora l’approccio è più costruttivo, e viene indicato a questa categoria di influencer come lavorare nel rispetto della legge: non sono indicazioni vincolanti, ma appunto linee guida, seppur molto specifiche e inequivocabili.

Di questa categoria di influencer possono far parte persone serie e preparate, che hanno il merito di contribuire a fare educazione finanziaria in un paese come l’Italia, dove la conoscenza media di questi temi è molto scarsa. Ma ci sono anche molte persone con intenzioni meno virtuose, che approfittano di un pubblico che non sa valutare l’appropriatezza e la correttezza dei loro contenuti per guadagnare. Come gli influencer tradizionali, infatti, traggono profitto dalla sponsorizzazione di prodotti di investimento.

Per questo le autorità specificano chiaramente al primo punto che in caso di post «ingannevoli o avventati» i finfluencer possono essere ritenuti responsabili «di qualsiasi risultato dannoso per gli investitori».

La Consob e l’Esma ritengono che quando nei loro contenuti i finfluencer suggeriscono alle persone in cosa investire, questi possono essere equiparabili a una forma di consulenza per l’investimento, che però richiede specifiche autorizzazioni di legge. E le autorità specificano che non basta il classico disclaimer «Questa non è una consulenza in materia di investimenti».

Vanno anche oltre, perché dicono che i loro contenuti possono essere considerati suggerimenti di investimento anche quando condividono pubblicamente la loro opinione sull’andamento di certi strumenti, come nei classici video sul fatto che un particolare titolo o criptovaluta salirà o scenderà. E anche quando spiegano certe strategie di investimento, come in quei video dal titolo tipico «Hai tot mila euro da investire e non sai cosa fare?».

Dal canale YouTube di Pietro Michelangeli, uno youtuber di finanza personale molto seguito in Italia

La Consob e l’Esma poi menzionano quei messaggi che capita molto spesso di vedere nei contenuti dei finfluencer come «diventa ricco velocemente», «come guadagnare 1 milione di euro», che secondo le autorità inducono a prendere decisioni affrettate e poco informate sulla base di grandi promesse di guadagni. I grandi guadagni veloci sono infatti accompagnati da grandi rischi, cosa che secondo le autorità deve essere detta espressamente: è un principio base della finanza che più il rendimento è alto più è alta la probabilità di perdere i soldi investiti

La Consob e l’Esma esplicitano infine che il finfluencer rischia di essere complice di una truffa se promuove prodotti, piattaforme o app finanziarie non autorizzate dalle autorità di vigilanza. E come fanno gli influencer tradizionali anche i finfluencer devono esplicitare se ricevono un compenso per la promozione di prodotti, usando quindi le tipiche diciture «pubblicità», «collaborazione a pagamento», e «sponsorizzato». In più, se loro stessi hanno investito negli strumenti che promuovono devono esplicitarlo.