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  • Lunedì 12 gennaio 2026

Su e giù per l’halfpipe

È il mezzo tubo di neve compattata che ospita spettacolari gare in cui vince chi fa le migliori acrobazie con gli sci o lo snowboard

Il giapponese Yuto Totsuka agli scorsi Mondiali di freestyle (Marcus Hartmann/Getty Images)
Il giapponese Yuto Totsuka agli scorsi Mondiali di freestyle (Marcus Hartmann/Getty Images)
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L’halfpipe è una delle specialità dello sci freestyle e dello snowboard. Il nome deriva dalla struttura innevata nella quale si svolgono le gare: un grande “mezzo tubo” (in inglese appunto halfpipe) lungo il quale gli atleti saltano diverse volte prendendo slancio dai bordi esterni. Ogni salto avviene al termine della risalita delle ripide pareti laterali (che nella parte finale sono quasi verticali) e ogni atterraggio conduce direttamente al salto successivo, in un movimento continuo.

Spettacolare per chi lo guarda e pericoloso per chi lo pratica, l’halfpipe è spesso dominato da atleti e atlete non provenienti dall’Europa, una rarità per gli sport invernali. È una specialità che deriva dallo skateboard: non a caso lo statunitense Shaun White è stato un fuoriclasse di entrambi gli sport.

La struttura in cui si gareggia, spesso chiamata solo pipe, è lunga circa 200 metri, larga 20 e alta 7, ed è formata da tanta neve compattata. Non ne esistono molte, nel mondo: una delle più famose si trova a Laax, in Svizzera. Quando si gareggia ci si entra e ci si esce con salti alti anche cinque metri. Forse vedendolo è più chiaro:

Un pipe è in discesa per facilitare lo scivolamento, e non è esattamente semicircolare: nel mezzo, tra le due pareti, o rampe, c’è una parte piatta. Qui freestyler e snowboarder hanno qualche secondo, tra un salto e l’altro, per concentrarsi su cosa fare dopo. Una singola discesa (run, in gergo) dura circa 30 secondi, e si fanno cinque o sei salti.

A ogni run i giudici assegnano punti da 0 a 100, seguendo cinque criteri: quanto sono alti i salti, la difficoltà delle evoluzioni compiute in aria, i cosiddetti trick, e la loro varietà, la fluidità d’esecuzione e, infine, quanto è stata mai-vista-prima la run. Anche per questo nell’halfpipe ha un grande valore (non solo come punteggio, anche come “status”) chi ha eseguito per primo o per prima un certo trick in gara. Totalizzato un punteggio, che spesso per chi vince si aggira attorno ai 92-93 punti, nelle maggiori competizioni internazionali si fa una seconda run. Solo il punteggio più alto conta, alla fine, per cui tutto è in bilico fino all’ultima run dell’ultimo concorrente.

Le evoluzioni in aria – fondamentali per ottenere un punteggio alto – hanno nomi lunghi e complessi. Per non esperti è difficile riconoscere per esempio uno switch frontside double cork 1080 stalefish (quasi mai vengono usate traduzioni in italiano), anche perché i salti vengono eseguiti molto velocemente. Quello citato è il primo trick eseguito dalla snowboarder statunitense Chloe Kim nella run con cui è diventata campionessa del mondo nel marzo del 2025.

I trick consistono in capriole, giravolte e grab, che avvengono quando ci si tocca per lungo tempo con una mano uno sci o lo snowboard. Spesso queste tre figure sono unite tra loro: «Un trick standard potrebbe essere il double cork 1260dice il campione olimpico in carica di halfpipe con gli sci, il neozelandese Nico Porteous – che consiste in due capriole all’indietro e tre rotazioni e mezzo, in un solo salto». Nelle gare di halfpipe si usano sci particolari, più larghi di quelli usati nello sci alpino e con anche le code (oltre alle punte) rivolte verso l’alto, per permettere di sciare bene anche all’indietro, cioè con le spalle rivolte verso valle.

Anche le origini dell’halfpipe sono piuttosto peculiari. Secondo varie fonti nacque in California tra gli anni Settanta e Ottanta, sull’onda lunga di un movimento contro-culturale in cui surfisti e skater cercavano un’altra superficie sulla quale scivolare e fare evoluzioni e trick.

Inventato lo sport, andavano create le strutture per praticarlo. L’halfpipe si sviluppò notevolmente verso il 1991, grazie al fattore del Colorado Doug Waugh, che sfruttò le proprie conoscenze in fatto di macchine agricole per creare un gatto delle nevi particolare, il Pipe Dragon, che migliorò sensibilmente il processo di costruzione dei pipe. Il macchinario usato oggi, cioè un lungo braccio ricurvo che modella la neve, non è poi così diverso.

Nel frattempo lo snowboard, in origine bandito dalla gran parte delle località sciistiche, era diventato popolare e di moda e cominciava a essere praticato da tantissime persone, non più solo per svago. L’halfpipe fu al centro del dibattito tra snowboarder che avrebbero voluto che rimanesse un passatempo goliardico e altri che volevano renderlo professionale e competitivo.

Ebbero la meglio questi ultimi. L’halfpipe è presente alle Olimpiadi fin da quando c’è lo snowboard (cioè dall’edizione di Nagano 1998), mentre la versione con gli sci ha debuttato ai Giochi di Sochi 2014. Oltre a Olimpiadi, Mondiali e Coppa del Mondo (queste ultime due regolate dalla FIS, federazione internazionale che gestisce parecchi sport invernali), un evento molto importante per l’halfpipe sono i Winter X Games.

È un evento annuale riservato agli sport invernali più estremi (fino a pochi anni fa c’erano anche gare per motoslitte), a cui partecipano spesso freestyler e snowboarder di alto livello. Diversi atleti sostengono che gli X Games siano addirittura più importanti delle Olimpiadi.

Oltre all’halfpipe ci sono altre due specialità che compongono la Coppa del Mondo di sci o snowboard cosiddetti Park & Pipe: big air e slopestyle. In breve, la prima consiste in un unico, grande salto; la seconda è un insieme di trick e salti in cui si scivola anche su corrimani di metallo. Delle tre specialità, l’halfpipe è la più peculiare. Tanti atleti gareggiano sia nel big air che nello slopestyle, ma spesso chi fa halfpipe fa solo halfpipe. Flora Tabanelli, per esempio, diciottenne italiana vincitrice dell’ultima Coppa del mondo generale di Park & Pipe, gareggia ed è molto forte nel big air e nello slopestyle, ma non fa prove di halfpipe.

L’halfpipe «è molto difficile – ha ammesso Tabanelli stessa – bisogna allenarsi tanto e capirlo bene. I trick sono gli stessi, però la tecnica [con cui si devono approcciare i salti] è un’altra».

C’è anche una questione relativa alle strutture. Al momento in Italia non ci sono halfpipe in cui allenarsi ad altissimo livello, e quello dove si terranno le gare delle Olimpiadi a Livigno (in provincia di Sondrio), sarà pronto giusto in tempo per i Giochi. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha definito l’halfpipe di Livigno uno dei lavori più «complessi», che consentirà però di «ospitare competizioni internazionali anche dopo il 2026».

Secondo gli addetti ai lavori è una precisa scelta della Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) quella di concentrarsi su big air e slopestyle: i risultati, peraltro, stanno arrivando. Oltre a Flora Tabanelli e a suo fratello Miro, infatti, nello snowboard Park & Pipe gareggia ad alti livelli anche il ventenne Ian Matteoli.

Sono rari ma esistono freestyler che gareggiano e vincono in tutte e tre le specialità. È il caso della cinese Eileen Gu: è molto forte nell’halfpipe, aveva 15 anni quando vinse la sua prima gara di Coppa del Mondo ed è una delle sportive invernali più famose a livello internazionale. Fu portabandiera per la Cina alle Olimpiadi di Pechino 2022, vinse tre medaglie e divenne molto popolare.

Anche il Giappone è molto forte nell’halfpipe. Nella versione con lo snowboard, per esempio, la nazionale maschile giapponese arriva sul podio con almeno un atleta da oltre 30 gare consecutive di Coppa del Mondo. Ne fa parte il campione olimpico in carica, Ayumu Hirano, che è un personaggio particolare e apprezzato.

Hirano fu uno dei protagonisti di quella che è considerata la gara di halfpipe più bella di sempre: la finale olimpica di PyeongChang 2018. Si giocarono le medaglie tre atleti formidabili: oltre a Hirano, lo statunitense Shaun White e l’australiano Scotty James.

L’halfpipe è anche abbastanza pericoloso. Capita a volte che, atterrando male da un salto, l’atleta impatti la neve del pipe, molto dura, e “rimbalzi” verso la zona pianeggiante al centro della struttura. La canadese Sarah Burke morì nel 2012 a causa delle conseguenze di una caduta mentre faceva halfpipe. In questa specialità aveva vinto gli X Games cinque volte ed era stata campionessa del mondo.