Quella volta che scomparve Agatha Christie
La più famosa scrittrice di gialli morì cinquant'anni fa, ma per undici giorni molti la diedero per morta già nel 1926

La celebre scrittrice di gialli Agatha Christie morì il 12 gennaio 1976 nella sua casa nell’Oxfordshire, in Inghilterra. Prima di allora ci fu però un altro momento in cui fu quasi data per morta: cinquant’anni prima, nel 1926, quando scomparve per 11 giorni facendo credere ai suoi lettori di tutto il mondo di essere diventata protagonista di una delle sue storie del mistero.
All’epoca Christie aveva 36 anni ed era già una famosa scrittrice di romanzi polizieschi: il suo primo libro, Poirot a Styles Court, in cui compariva il detective belga Hercule Poirot, era stato pubblicato nel 1920, e da allora aveva scritto altri sei libri gialli. Uno molto famoso, L’assassinio di Roger Ackroyd, era uscito solo pochi mesi prima. I suoi romanzi polizieschi e i suoi racconti sarebbero arrivati a vendere più di due miliardi di copie, superati solo dalle opere di Shakespeare e dalla Bibbia.
Cominciò tutto il 4 dicembre del 1926, quando Christie scomparve dalla sua casa a Sunningdale, nella campagna a ovest di Londra. La mattina dopo la polizia trovò la sua macchina vicino a una cava di gesso, con dentro una patente di guida scaduta e dei vestiti.
Dal momento del ritrovamento dell’auto il fatto diventò immediatamente una notizia per i giornali di tutto il mondo, che cominciarono a pubblicare decine di articoli con aggiornamenti, testimonianze delle persone vicine alla scrittrice e molte teorie, alcune accreditate dalla polizia e altre di cui non si sapeva neppure l’origine, ma che resero la storia un avvincente mistero.

Agatha Christie e sua figlia Rosalind, in un articolo del 1926 sulla scomparsa della scrittrice (Hulton Archive/Getty Images)
La mobilitazione per la ricerca della scrittrice fu enorme, e non solo da parte della polizia: parteciparono tra i 10 e i 15mila volontari. Furono utilizzati diversi aeroplani per perlustrare la zona vicina alla cava e pare che perfino lo scrittore Arthur Conan Doyle provò a contribuire a modo suo portando uno dei guanti di Christie a una donna che si spacciava per sensitiva.
La polizia cercò indizi nel manoscritto a cui stava lavorando Christie in quel periodo, che sarebbe poi diventato Il mistero del Treno Azzurro (1928). Quando nelle ricerche fu trovata una bottiglietta con un’etichetta che diceva «piombo velenoso e oppio», la polizia valutò la possibilità che la scrittrice si fosse allontanata per suicidarsi. Cominciò anche a circolare la voce secondo cui avesse lasciato una busta sigillata con l’indicazione di aprirla solo nel caso in cui fosse stata trovata morta.
Ma c’erano anche prospettive meno tragiche: una suggeriva che Christie fosse scappata a Londra, vestita con abiti maschili; e a un certo punto si pensò addirittura che la scomparsa fosse solo un’originale trovata per pubblicizzare un suo nuovo libro. La donna che lavorava da lei come domestica smentì l’ipotesi con decisione, dicendo che erano sciocchezze e che «la signora Christie è una vera signora, non farebbe mai una cosa così».
Dopo un paio di giorni di indagini la polizia raccontò che Christie aveva lasciato tre lettere: una per il marito, una per il cognato e una per la sua segretaria. La lettera del cognato fu distrutta, mentre quella lasciata alla segretaria conteneva una frase in cui la scrittrice diceva di non stare più bene in quella casa, e che sentiva il forte bisogno di andarsene. Il marito di Christie non volle rivelare quello che c’era scritto nella sua, e si giustificò dicendo che il contenuto era personale e che la moglie l’aveva evidentemente scritta prima di decidere di andarsene.
In un’intervista che uscì sul Daily Mail infatti Archibald “Archie” Christie, il primo marito della scrittrice, sostenne che la moglie si fosse allontanata di sua spontanea volontà. Archibald Christie è un pezzo importante di questa storia: era un ufficiale del Regio reggimento di artiglieria britannica, e aveva conosciuto Christie (che da nubile si chiamava Agatha Miller) subito prima dello scoppio della Prima guerra mondiale. I due si erano sposati nel 1914 e nel 1919 avevano avuto una figlia (l’unica che ebbe la scrittrice): Rosalind.
Dopo aver vissuto parecchi anni a Londra, la famiglia aveva comprato la casa di Sunningdale, ribattezzata “Styles”, in onore della villa del primo romanzo poliziesco di Christie. Tuttavia proprio nel 1926 Archibald aveva ammesso alla moglie di essersi innamorato di un’altra donna, Nancy Neele, e le aveva chiesto il divorzio.
Poco prima c’era stato un altro evento traumatico della vita della scrittrice, la morte della madre, avvenuta ad aprile del 1926. La storica Lucy Worsley ha scritto che la relazione tra lei e il marito era così compromessa che lui non andò nemmeno al funerale della suocera.
A un certo punto quindi la polizia e l’opinione pubblica cominciarono a sospettare che potesse essere lui il responsabile della sparizione di Christie, e che l’avesse uccisa. A corroborare questa tesi c’era anche il fatto che, come si scoprì, la sera prima della scomparsa della scrittrice, il 3 dicembre, i due avevano avuto un litigio. Alcuni ipotizzarono invece che la scrittrice si fosse allontanata da casa per cercare in qualche modo di incastrare il marito come responsabile del suo omicidio. Man mano che i giorni passavano la polizia si convinse che Christie fosse morta.
Solo la sera di domenica 14 dicembre, dopo 11 giorni, due dipendenti di un albergo di Harrogate, una città termale nella contea del North Yorkshire, a nord di Leeds e a circa 35o chilometri dalla casa dei Christie a Sunningdale, si presentarono alla stazione di polizia per segnalare che un’ospite dell’hotel aveva un’evidente somiglianza con Agatha Christie.

La prima pagina del Daily Sketch annuncia che Agatha Christie è stata ritrovata il 15 dicembre 1926 (Hulton Archive/Getty Images)
Era effettivamente lei. Secondo una prima ricostruzione – che fu stata possibile combinando quello che Christie stessa raccontò ai giornalisti, le indagini della polizia e il racconto dei testimoni – e secondo una diagnosi di due medici che la visitarono, la sera del 4 dicembre Christie era uscita di casa con la propria Morris Cowley e aveva poi avuto un vuoto di memoria, forse causato dall’urto con la siepe dove era stata poi trovata l’auto. Aveva poi camminato fino a una stazione, aveva preso un treno ed era scesa a Londra. Era poi ripartita, per finire nell’hotel di Harrogate in cui fu ritrovata.
Alcune cose che disse in seguito però fanno pensare che Christie avesse tutta l’intenzione di allontanarsi da casa e di non farsi trovare. Alla reception si registrò come “Teresa Neele”, usando quindi il cognome dell’amante di suo marito. Non era passata inosservata ai dipendenti dell’albergo, soprattutto perché non aveva con sé alcun bagaglio, e perché nei giorni successivi si era fatta recapitare diversi pacchi con vestiti nuovi. Partecipava alle cene organizzate dall’albergo ed era socievole con gli altri ospiti, tanto che qualcuno aveva cominciato a notare l’evidente somiglianza col ritratto di Christie che da giorni compariva sui giornali.
Nella sua autobiografia, uscita nel 1976, non c’è alcun riferimento all’episodio. Fu la biografa di Christie, Laura Thompson, in un libro del 2008, a sostenere la versione secondo cui la scrittrice inglese fosse in un periodo di forte confusione causata da una depressione.
Nel 1928 Agatha e Archibald divorziarono, e una settimana dopo lui si sposò con Nancy Neele. La scrittrice decise di mantenere il cognome del marito per i suoi libri, ma ebbe poi un secondo marito, l’archeologo inglese Max Mallowan. Conobbe Mallowan in Iraq, dove era arrivata con l’Orient Express.
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