Il film preferito dei vostri attori preferiti

In mezzo ai grandi classici del cinema, nelle risposte su quale siano i loro preferiti ne citano spesso uno molto meno conosciuto di John Cassavetes

Gena Rowlands in una scena di Una moglie
Gena Rowlands in una scena di Una moglie
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Negli ultimi mesi molti tra gli attori e le attrici invitati a selezionare il loro film preferito dallo sconfinato archivio di Criterion, un’azienda di New York famosa per le sue pregiate edizioni da collezione di DVD e Blu-ray, sorprendono scegliendo un titolo poco noto al grande pubblico e di solito assente dalle classifiche dei migliori film di sempre redatte dalle riviste di settore: Una moglie, il settimo film del regista e attore statunitense John Cassavetes.

È una preferenza che ricorre spesso anche in un’altra rubrica molto apprezzata dai cinefili: quella dei “quattro film” di Letterboxd, in cui i redattori del sito chiedono a bruciapelo a registi e attori famosi quali siano le quattro opere per loro più significative.

Una moglie è stato citato tra i quattro film preferiti, tra gli altri, da Nicole Kidman, Steve Buscemi, Pamela Anderson e Aubrey Plaza, ma anche Winona Ryder, Zoë Kravitz, Julia Garner, Channing Tatum, Cillian Murphy e Jamie Lee Curtis hanno raccontato come sia stata una visione decisiva per la loro scelta di diventare attori, riferendosi in particolare alla qualità dell’interpretazione di Gena Rowlands e sulla capacità di Cassavetes, che oltre a dirigerla era anche suo marito, di valorizzarne al massimo le doti recitative. Anche Jennifer Lawrence ha raccontato di recente di essere stata molto influenzata da quell’interpretazione promuovendo il suo ultimo film Die My Love.

Una moglie uscì nel 1974, e fin dall’inizio venne considerato un film per cultori e addetti ai lavori. Non è un film tanto di trama, ma di personaggi: semplificando molto, racconta dei problemi psichici di una donna, Mabel Longhetti (Rowlands), e del rapporto con suo marito Nick (Peter Falk), che la ama profondamente ma fatica a convivere con la sua fragilità emotiva.

Si regge moltissimo sulla prova attoriale di Rowlands, che ha saputo restituire benissimo gli sbalzi d’umore della protagonista attraverso continui cambi di espressione e movimenti nervosi del corpo che rendono evidente il disagio nelle scene condivise con gli altri personaggi.

La centralità attribuita a Rowlands era coerente con il cinema che Cassavetes proponeva in quel periodo, che non seguiva i meccanismi produttivi tradizionali di Hollywood. I suoi film erano girati con scarsi mezzi produttivi ed erano molto grezzi dal punto di vista visivo, quasi accostabili a produzioni amatoriali, ma colpivano per l’intensità delle interpretazioni.

Cassavetes, che prima di mettersi dietro alla macchina da presa era stato un grande attore, lavorava a stretto contatto con chi recitava nei suoi film, lasciando grande libertà durante le riprese e incoraggiando il più possibile l’improvvisazione. Le scene non venivano “risolte” con trovate di regia o con snodi di sceneggiatura, ma prendevano forma soprattutto attraverso quello che gli attori facevano e dicevano.

Erano soluzioni coerenti alla cifra stilistica della “scuola di New York”, il movimento di rinnovamento del cinema americano a cui Cassavetes veniva accostato insieme a colleghi come Sidney Meyers e Lionel Rogosin. Si ispirava al realismo, alle tecniche di regia tipiche dei documentari e alla cosiddetta “poetica del pedinamento”, un concetto elaborato dal regista neorealista italiano Cesare Zavattini che consisteva nel seguire costantemente i personaggi con la macchina da presa per coglierne tutte le sfumature. Un po’ come se li si pedinasse, per l’appunto.

Cassavetes era incentivato ad adottare questo approccio anche dal rapporto personale che aveva con molti degli attori e delle attrici che dirigeva. Nei suoi film, oltre alla moglie Rowlands, recitarono amici intimi come Seymour Cassel, Ben Gazzara e Peter Falk, ma anche la madre, la suocera e i figli. Uno di loro, Nick Cassavetes, è oggi un regista e sceneggiatore affermato.

Nel marzo del 1974, dopo aver visto in anteprima Una moglie, il critico cinematografico americano Roger Ebert scrisse che, in quel film, Cassavetes portava l’emotività dei personaggi a livelli estremi senza renderli per questo meno credibili, e che «amori, rabbie, conflitti e momenti di tenerezza si manifestavano sempre con un’intensità tale da risultare quasi estenuanti».

Anche se fu estesamente apprezzato dalla critica, Una moglie non ottenne grossi risultati d’incassi. Nel 1976 fu candidato agli Oscar per la miglior regia e per la miglior attrice protagonista, ma non vinse anche perché dovette confrontarsi con un altro gran film, Qualcuno volò sul nido del cuculo, che quell’anno fece incetta di premi. Nel 1990 Una moglie fu selezionato per la conservazione nel registro della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, un prestigioso riconoscimento riservato alle opere di particolare valore culturale, storico o estetico. In Italia si può vedere abbonandosi ad Amazon Prime o acquistandolo su YouTube, e gratuitamente su Rakuten Tv.

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