Come fanno gli iraniani ad aggirare il blocco di internet
È l'unico modo per fare arrivare all'estero video e notizie, ma è sempre più difficile

Da giovedì il governo dell’Iran ha bloccato internet in tutto il paese, per impedire la diffusione di notizie sulle proteste anti regime in corso in questi giorni, e ai manifestanti di organizzarsi. Nonostante questo, cittadini e attivisti riescono ad aggirare il blocco, sebbene con sempre maggiore fatica: pubblicano sui social media video delle proteste e della repressione, e comunicano con i giornalisti e con i propri cari all’estero, per raccontare cosa sta succedendo dentro al paese.
Poiché in Iran la stampa è controllata dal regime, questi video e queste testimonianze sono l’unico modo in cui al momento possiamo avere un’idea, per quanto frammentaria, della situazione in Iran.
Il blocco di internet imposto dal governo è quasi totale: secondo NetBlocks, un’organizzazione britannica per la libertà online, dall’8 gennaio il funzionamento di internet è all’1 per cento circa del livello ordinario, come si vede nel grafico qui sotto.

La connessione internet in Iran la mattina dell’11 gennaio 2026 (NetBlocks)
Il blocco peraltro non riguarda soltanto internet ma anche la normale connettività telefonica: i cellulari non hanno campo e le persone non possono comunicare in nessun modo. Molti iraniani all’estero hanno raccontato sui social media che non riescono a contattare i propri cari da giorni. Molti temono per le condizioni di amici e familiari nel paese, visto che il regime ha aumentato il livello della repressione violenta: decine di persone sono state uccise e migliaia arrestate.
Questa è la terza volta che l’Iran blocca internet, sempre in concomitanza di proteste: era già successo nel 2019 e nel 2022. Dal punto di vista tecnico, alcuni analisti hanno notato che questo blocco è abbastanza sofisticato: anche se nel paese non c’è praticamente internet, gli account governativi sui social media continuano a funzionare normalmente, segno che è stato messo a punto un qualche sistema di eccezioni. L’ayatollah Ali Khamenei, la principale figura politica e religiosa dell’Iran, continua a scrivere decine di post al giorno su X e altri social occidentali.
Gli attivisti hanno alcuni metodi per aggirare il blocco, che sono però via via più difficili da utilizzare. Il più importante è Starlink, il sistema di connessioni satellitari di SpaceX, l’azienda di Elon Musk. Starlink era già stato usato durante le proteste del 2022, e funziona perché non dipende dalla rete nazionale iraniana: l’azienda ha i propri satelliti in orbita che forniscono la rete a dei ricevitori (delle specie di grosse antenne) posti a terra. Questo consente di evitare il blocco. Benché Starlink sia vietato in Iran, si stima che sia utilizzato comunque da migliaia di persone. La maggior parte delle comunicazioni dal paese oggi arriva in questo modo.
Il regime però sta adottando delle tecniche per bloccare anche Starlink. La più importante è interferire con il segnale GPS, cioè il segnale di localizzazione che i satelliti utilizzano per individuare il ricevitore e fornirgli la connessione. Se il GPS è disturbato i satelliti non trovano il ricevitore, e quindi non c’è rete. Alcuni esperti ritengono che il regime non si stia limitando a disturbare il segnale GPS, ma stia in qualche modo disturbando il segnale satellitare stesso.
In questi giorni l’efficacia di Starlink si è ridotta: secondo esperti iraniani di diritti digitali, circa il 30 per cento del traffico Starlink risultava disturbato nelle prime ore del blocco, e in certe aree la perdita di segnale è arrivata fino all’80 per cento.
Ci sono altri metodi per aggirare il blocco, ma sono più limitati. Nelle zone di confine, per esempio, i cellulari possono agganciarsi alla rete telefonica dei paesi limitrofi, garantendo una certa connessione. In altre circostanze è ancora possibile trovare delle reti fisse che non vengono spente del tutto, per esempio nelle aziende, negli ospedali e nelle ambasciate, che è possibile usare per connettersi grazie a qualche accorgimento. Il regime però sta chiudendo tutte le eccezioni.



