La generazione dei nati con l’intelligenza artificiale
È la Beta, che nel 2026 compie un anno: le altre vi ricordate come si chiamano?

Secondo la convenzione che si è diffusa moltissimo negli ultimi anni di dividere la popolazione in “generazioni” in base all’età, i bambini e le bambine che nel 2026 compiranno un anno e quelli che verranno dopo di loro fanno parte della generazione Beta. Prima di loro c’era stata la generazione Alpha, dei nati tra il 2010 e il 2024, e prima ancora la citatissima generazione Z, i cui più vecchi sono nati nel 1996 e compiranno quindi trent’anni.
L’idea che ogni 15 anni il mondo cambi abbastanza radicalmente da far cambiare anche il modo in cui le persone crescono, si formano e pensano, e che quindi le persone appartenenti alla stessa “generazione” condividano alcune caratteristiche trasversali ha cominciato a diffondersi molto di recente, anche grazie al successo che questa categorizzazione ha avuto sui social network. Come detto, si tratta di una convenzione e non ha nessuna base accademica, ma è sempre più frequente sentirne parlare e, per come sono andate le cose, negli ultimi anni ha acquisito anche maggior senso.
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Ovviamente è presto per dire in cosa la generazione Beta sarà diversa da quella che l’ha preceduta: i primi schemi interpretativi che attribuivano alla generazione Alpha determinate caratteristiche – come una socializzazione sempre più mediata dalla tecnologia – iniziarono a circolare solo nel 2020.

Cmglee, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
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Un aspetto che renderà diversa la generazione Beta rispetto a quella Alpha è il fatto che non avrà vissuto il periodo della pandemia del 2020, con quello che ha comportato in termini di isolamento sociale, scuola a distanza e conseguente attaccamento ai dispositivi tecnologici per il gioco e l’intrattenimento (per questo in inglese vengono spesso definiti anche “iPad kids” e “pandemic babies”).
Anche i nuovi nati della generazione Beta si sono preventivamente guadagnati un soprannome: gli “AI kids”. I bambini della generazione Beta cresceranno infatti in un mondo in cui l’intelligenza artificiale sarà sempre più integrata in molti aspetti della vita delle persone: nello studio, nel lavoro e nelle attività ricreative.
Al momento una delle cose di cui si discute di più sui social è il nome, Beta, e il criterio con cui lo si è scelto seguendo l’ordine delle lettere dell’alfabeto greco. Secondo alcuni è una scelta un po’ infelice perché nel linguaggio di internet le lettere alpha e beta hanno connotazioni precise che rimandano a una posizione di leadership, quella del cosiddetto “uomo alpha”, contrapposta a quella di subordinazione e insicurezza dell’uomo beta.
L’espressione generazione Alpha è stata coniata da McCrindle Research, un’agenzia di consulenza australiana che si occupa di studi generazionali e cambiamenti demografici. In un’intervista del 2015 il suo fondatore, Mark McCrindle, aveva raccontato che durante le ricerche per la stesura di un libro si era reso conto che la generazione dopo la generazione X (1966-1980), la generazione Y (i cosiddetti Millennial, nati tra il 1981 e il 1995) e la generazione Z (all’epoca conosciuti anche come “Zoomers”) non aveva ancora un nome.
Aveva quindi pubblicato un sondaggio online in cui le persone dovevano indicare quale nome, secondo loro, sarebbe stato più adatto: molte delle opzioni suggerivano collegamenti con la tecnologia (gli “Onliners”, la “Generazione Surf”, i “Technos”), altre facevano riferimento all’area semantica del “cambiamento”, in positivo, rispetto alla generazione precedente (la “Rigenerazione”, la “Generazione Speranza”). Alla fine, seguendo questo secondo approccio, McCrindle aveva scelto di cominciare dall’inizio dell’alfabeto greco. Questa nomenclatura si è velocemente diffusa e da allora è stata usata in tutto il mondo.
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Come dicevamo, l’idea di etichettare le generazioni ogni quindici anni e attribuire a queste etichette delle caratteristiche comportamentali è molto recente. Lo dimostra anche il fatto che nel linguaggio comune non si va solitamente più indietro della generazione dei cosiddetti Baby Boomers, o solo Boomers, i nati nel periodo del boom demografico, tra il 1946 e il 1964. Il momento in cui questa dicitura cominciò a essere usata diffusamente fu probabilmente quando nel 2019 diventò virale l’espressione «Ok, boomer», come risposta insofferente dei Millennial e dei membri della generazione Z verso il paternalismo delle persone più anziane.
Quella di dividere la popolazione in generazioni è una convenzione che ha molti limiti, banalmente perché fa sì che i nati alla fine di una generazione vengano accomunati a persone nate quindici anni prima più che a persone nate l’anno dopo il loro.
Negli ultimi anni però queste categorie non solo si sono molto diffuse, ma hanno acquisito forse un po’ più di senso: con il rapido progresso tecnologico e l’evoluzione dei media alcune differenze tra persone nate a distanza di pochi anni sono diventate infatti più evidenti. La generazione Beta insomma potrebbe davvero distinguersi dalla generazione Alpha in modo più evidente di quanto non avvenga tra generazione X e Y.
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