L’internet del futuro non è per noi

A fare acquisti, prenotazioni e ricerche online saranno sempre meno persone e sempre più "agenti" di intelligenza artificiale

(Cheng Xin/Getty Images)
(Cheng Xin/Getty Images)
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Una delle parole più discusse del 2025 nel settore tecnologico è stata “agente”, termine che indica un sistema di intelligenza artificiale capace di agire autonomamente per conto dell’utente, ad esempio prenotando voli aerei o facendo la spesa online semplicemente a partire da una richiesta testuale.

Nel corso del 2025, OpenAI e Perplexity hanno reso disponibili due browser (ChatGPT Atlas e Comet) con funzioni agentiche, mentre altre aziende stanno sviluppando chatbot in grado di agire sempre di più al posto dell’utente. Oggi gli agenti hanno capacità piuttosto limitate anche perché funzionano su un web che non è progettato per loro, ma per gli utenti umani. Per riuscire a fare sempre più azioni online sulla base di una semplice richiesta è necessario che le AI sappiano “comunicare” con ogni sito o servizio online: al momento, però, non è molto chiaro come questo debba avvenire.

Lo scorso novembre, per esempio, Amazon ha denunciato Perplexity, accusandola di aver reso i suoi agenti indistinguibili dagli utenti umani, mentre Airbnb ha bloccato quelli di OpenAI, definendoli «non ancora pronti» a fare prenotazioni sulla piattaforma. Per molte aziende, infatti, il rischio è di diventare un semplice database dal quale i chatbot possono attingere, perdendo ogni punto di contatto con gli utenti.

Per trasformare il web in un ambiente meno ostile per gli agenti serve la partecipazione di più soggetti possibili. L’esperimento che finora ha dato i risultati migliori è il Model Context Protocol (MCP), un protocollo comunicativo nato a metà del 2024 all’interno di Anthropic, l’azienda che sviluppa il chatbot Claude. MCP può essere visto come «una porta USB-C per le applicazioni AI», cioè un sistema universale per collegare e far comunicare le AI con sistemi esterni, applicazioni e database. Nato come progetto personale di David Soria Parra e Justin Spahr-Summers, due dipendenti di Anthropic, il progetto si è diffuso prima all’interno dell’azienda e poi in tutto il settore, venendo adottato da OpenAI, Google e Microsoft.

Da un certo punto di vista, MCP richiama il funzionamento delle API (Application Programming Interface), le interfacce che permettono alle applicazioni e ai siti di comunicare tra loro. Le API fungono da intermediario tra diversi servizi online e vengono usate per accedere a siti o applicazioni usando Google o Facebook, o per integrare le mappe di Google Maps in un’applicazione, ad esempio. Tuttavia, le API sono pensate per sviluppatori umani: ogni servizio ha le proprie regole e documentazioni specifiche, che i programmatori devono seguire per relazionarcisi.

Con MCP, invece, un chatbot può interrogare un sito (precisamente il suo server MCP) per sapere cosa può e non può farci. È una differenza sottile ma sostanziale: se le API sono documenti procedurali e per addetti ai lavori umani, MCP parla direttamente alle AI. L’obiettivo di MCP non è di sostituirsi alle API, bensì di affiancarsi a loro per rendere sempre più servizi utilizzabili dagli agenti.

Fino allo scorso dicembre una delle critiche rivolte a MCP era di non essere veramente neutrale. Anthropic lo aveva creato come progetto open source (cioè libero e modificabile da chiunque), ma c’era chi temeva che l’azienda potesse cambiare idea e chiuderlo, in futuro. Per questo, lo scorso mese, Anthropic ha donato MCP alla Linux Foundation, l’organizzazione non profit che sostiene lo sviluppo di Linux, il sistema operativo open source. MCP non è l’unico progetto di questo tipo a essere stato donato alla Linux Foundation: anche Block, azienda di servizi tecnologici per la finanza, ha donato Goose, il suo agente open source, e OpenAI ha fatto lo stesso con Agents.md, un formato universale per lo sviluppo di agenti.

Lo scorso dicembre, inoltre, le stesse OpenAI, Anthropic e Block hanno fondato la Agentic AI Foundation (AAIF), un’associazione non profit di cui fanno parte anche Google, Microsoft e Amazon Web Services, e che promuove lo sviluppo del web per gli agenti AI. Anche AAIF sarà controllata dalla Linux Foundation, il cui CEO, Jim Zemlin, ha detto al sito The Verge di non aver mai visto tanto interesse per un’iniziativa simile: «Riesco a malapena a stare al passo con il numero di chiamate in arrivo dalle organizzazioni che vogliono farne parte».