Cos’è il “flashover”
Se ne parla spesso quando in ambienti chiusi si verificano incendi devastanti, come quello di Capodanno a Crans-Montana

Parlando dell’incendio che nella notte di Capodanno ha causato la morte di 40 persone e il ferimento di altre 119 in un locale a Crans-Montana, in Svizzera, autorità ed esperti hanno parlato di flashover. La procuratrice generale del canton Vallese Beatrice Pilloud lo ha citato venerdì in conferenza stampa descrivendo la successione di eventi dopo l’incendio iniziale, probabilmente innescato dalle scintille di alcune candele pirotecniche attaccate a bottiglie di champagne.
Il flashover, a volte tradotto in italiano come “incendio generalizzato”, è un fenomeno noto a chi si occupa per lavoro di spegnere gli incendi, perché è il principale fattore che li rende mortali e devastanti. È il momento in cui il materiale combustibile in un ambiente chiuso prende fuoco tutto insieme, quasi nello stesso momento, anche se non direttamente raggiunto dal focolaio iniziale. Alcuni materiali presenti in quello spazio chiuso subiscono infatti una decomposizione termica, per effetto dell’aumento della temperatura, e rilasciano gas infiammabili.
Anche se ciascun materiale combustibile presente nella stanza ha una diversa temperatura di autoaccensione (cioè la temperatura minima alla quale una sostanza inizia spontaneamente a bruciare in presenza di ossigeno, senza bisogno di innesco), il calore prodotto fa sì che tutte le temperature di autoaccensione vengano raggiunte. Normalmente, in presenza di materiali combustibili ordinari, il flashover si verifica quando la temperatura dello strato di fumo denso nella stanza supera i 500 °C.
L’evoluzione tipica degli incendi che si sviluppano in spazi chiusi segue una serie di passaggi. All’inizio le fiamme dovute all’accensione di un primo elemento raggiungono il soffitto e si espandono a fungo. Il calore si propaga man mano verso il basso e viene assorbito da mobili, tavoli, poltrone e ogni altro elemento combustibile presente, ciascuno dei quali comincia a rilasciare gas infiammabili, che poi si incendiano tutti insieme, piuttosto rapidamente.

L’ingresso del locale Le Constellation, a Crans-Montana, Svizzera (Jean-Christophe Bott/Keystone/AP)
Da diversi anni il flashover è anche argomento di estesa ricerca scientifica, perché prevenirlo è una questione di sicurezza fondamentale. Come ha detto a BBC Michael Klippel, esperto di sicurezza antincendio al Politecnico federale di Zurigo, «la sopravvivenza dopo un flashover è molto improbabile». E anche tra i vigili del fuoco il flashover è una delle principali cause di morte, perché quando sono impegnati in operazioni dentro edifici in fiamme non è facile per loro accorgersi dei segnali che lo precedono.
In tutte le situazioni di pericolo uno dei problemi principali è che si sviluppa in tempi molto più rapidi rispetto a quelli di reazione della maggior parte delle persone. Il flashover è quindi un fenomeno preso molto in considerazione nella compilazione di diverse normative specifiche sulla sicurezza. Anche i produttori di aerei, per esempio, sono tenuti a dimostrare che l’intero aereo può essere evacuato in 90 secondi, considerato il lasso di tempo massimo prima di un aumento considerevole del rischio di flashover, nelle normative della Federal Aviation Administration (FAA), l’agenzia federale statunitense che si occupa della sicurezza e dei controlli relativi all’aviazione.
– Leggi anche: Come reagiamo in situazioni di pericolo di vita



