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  • Venerdì 2 gennaio 2026

In Iran la repressione delle proteste è diventata violenta

Sono state uccise varie persone, dopo un primo momento in cui il governo si era mostrato accomodante

Proteste a Teheran il 29 dicembre 2025 (Social Media via ZUMA Press Wire)
Proteste a Teheran il 29 dicembre 2025 (Social Media via ZUMA Press Wire)
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In Iran sono in corso le più grandi manifestazioni dal 2022, quando il movimento “Donna, vita, libertà” coinvolse centinaia di migliaia di persone per mesi. Le proteste di questi giorni hanno motivazioni economiche e per ora sono meno partecipate, ma si sono già estese a molte città del paese. Dopo giorni piuttosto pacifici, in cui la risposta del governo era stata conciliante, tra mercoledì e giovedì sono cominciate le violenze: ci sono stati scontri tra i manifestanti e le forze di sicurezza, e varie persone sono state uccise.

Il numero dei morti è difficile da stabilire con certezza. L’unica persona uccisa di cui le autorità hanno dato conferma ufficiale, tramite l’agenzia di stampa statale Irna, è un membro volontario delle Guardie rivoluzionarie, la più potente forza militare iraniana, ucciso durante scontri con i manifestanti a Kuhdasht, nella parte occidentale del paese. I media locali e le organizzazioni per i diritti umani parlano però di altri morti: almeno sette, secondo un conteggio fatto venerdì da Associated Press.

Le violenze più gravi sono state ad Azna, una città nella provincia del Lorestan, 300 chilometri a sud-ovest dalla capitale Teheran. Qui i manifestanti hanno dato fuoco alla stazione di polizia e gli agenti hanno sparato contro la folla. Secondo Fars, un’agenzia di stampa non ufficiale ma legata alle Guardie rivoluzionarie, sono state uccise tre persone.

Ci sono state grosse proteste anche a Lordegan, poco meno di 500 chilometri a sud di Teheran: sempre secondo Fars, sono state uccise due persone. La notizia è stata confermata anche da ong come l’Hengaw Organization for Human Rights, che ha sede in Norvegia. Nella provincia di Isfahan, circa 400 chilometri a sud di Teheran, sarebbe stata uccisa un’altra persona.

Oltre alle uccisioni, in varie parti del paese le forze di sicurezza hanno risposto alle proteste con cariche, idranti e lacrimogeni. Questo è un cambiamento notevole rispetto ai primi giorni delle proteste, quando il governo aveva cercato di mantenere un atteggiamento comprensivo e aveva tenuto la repressione al minimo. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, un riformista membro dell’ala meno radicale del regime, ancora giovedì ha cercato di mantenere aperto il dialogo, dicendo: «In base al Corano, se non risolviamo i problemi delle persone siamo destinati all’inferno».

Al tempo stesso, la repressione sempre più violenta mostra che le cose rischiano rapidamente di degenerare.

Le proteste erano cominciate domenica nei mercati di Teheran, dove alcuni commercianti di prodotti tecnologici della zona Jomhouri avevano chiuso i loro negozi per protestare contro le condizioni economiche sempre peggiori, e in particolare contro l’aumento dell’inflazione e il crollo della valuta. Si erano poi diffuse ad altri mercati di Teheran, alle università e infine in tutto il paese.

La situazione economica dell’Iran è estremamente grave. Nei mesi successivi alla cosiddetta guerra dei 12 giorni contro Israele e Stati Uniti, a giugno, la valuta iraniana ha raggiunto il suo minimo storico e le entrate dalle vendite di petrolio si sono ridotte a causa delle sanzioni statunitensi. A dicembre l’inflazione è arrivata al 40 per cento, rendendo proibitivi i costi di molti beni.