• Mondo
  • Venerdì 2 gennaio 2026

Gli enormi problemi dell’economia iraniana

Il crollo della valuta e l’inflazione stanno provocando grandi proteste, ma la crisi va avanti da tempo anche per via delle sanzioni

Una donna al mercato a Bandar Anzali nel sud dell'Iran, 25 dicembre 2025
Una donna al mercato a Bandar Anzali nel sud dell'Iran, 25 dicembre 2025 (AP Photo/Vahid Salemi)

Le proteste di questi giorni in Iran, in cui le forze di sicurezza hanno ucciso vari manifestanti, sono cominciate a causa delle terribili condizioni economiche del paese, che si ripercuotono sulla popolazione. L’alta inflazione ha reso i prezzi insostenibili non solo per i clienti ma anche per i commercianti nei mercati, che non riescono più a guadagnare abbastanza dalle vendite e a volte faticano perfino a trovare la merce: per questo le proteste sono cominciate nei mercati di Teheran, la capitale, per poi spostarsi alle università e in altri settori del paese.

L’economia iraniana è da tempo in crisi. Negli ultimi dieci anni è cresciuta in media di circa l’1 per cento, un valore basso per un paese in via di sviluppo. Negli ultimi mesi la situazione è peggiorata drasticamente: la cosiddetta guerra dei 12 giorni, combattuta a giugno tra Iran da una parte e Israele e Stati Uniti dall’altra, ha isolato il paese più di quanto già non lo fosse in precedenza, e devastato la sua economia.

Dopo la guerra gli Stati Uniti hanno inasprito le sanzioni all’Iran, e a questo si è aggiunta la ripresa di alcune sanzioni delle Nazioni Unite, che erano sospese da 10 anni. Questo ha indebolito un’economia già debilitata e scoraggiato ogni possibilità di investimento nel paese. Di conseguenza la valuta iraniana, il rial, si è svalutata enormemente. Se a giugno era possibile scambiare 915.000 rial per un dollaro, ora ne servono 1,4 milioni. Soltanto nel mese di dicembre il valore del rial è crollato del 20 per cento. Sotto sanzioni e con le vendite di petrolio in calo (di cui ha ingenti risorse), lo stato non è in grado di sostenere la sua valuta.

– Leggi anche: In Iran la repressione delle proteste è diventata violenta

L’eccezionale indebolimento della valuta è stato uno dei fattori principali che hanno contribuito all’aumento dell’inflazione. Poiché l’Iran dipende dalle importazioni per una parte rilevante del suo fabbisogno di cibo, materie prime e altri beni, molte cose devono essere comprate dall’estero. Ma se la valuta è debole acquistare dall’estero diventa sempre più costoso, e questo si ripercuote sui prezzi, sia all’ingrosso sia al dettaglio.

Secondo l’istituto di statistica del paese, a dicembre l’inflazione è aumentata al 42 per cento rispetto all’anno precedente. Quella sui generi alimentari è arrivata al 70 per cento, mentre quella su medicine e prodotti per la salute al 50 per cento. I prezzi sono diventati proibitivi per molti.

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, 1° gennaio 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, 1° gennaio 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)

La svalutazione del rial è percepita da molti anche come una questione di ingiustizia. Mentre la maggior parte degli abitanti deve pagare i propri acquisti con un tasso di cambio fluttuante, che come abbiamo visto è diventato estremamente sconveniente negli ultimi mesi, alcuni uffici pubblici, ministeri, aziende di stato o politicamente connesse godono di un tasso sussidiato. Significa che anziché comprare i beni esteri con un rial che vale circa 1,4 milioni per dollaro (quindi servono molti rial per pochi dollari), li pagano con un rial che vale 285.000 per dollaro, grazie all’intervento di sussidi statali. È un tasso di cambio estremamente conveniente, che fornisce un vantaggio alle persone o alle aziende vicine al regime.

Questa combinazione di fattori ha contribuito alle proteste. Inizialmente il governo ha cercato di essere comprensivo. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, un riformista membro dell’ala meno radicale del regime, ha riconosciuto i problemi di commercianti e cittadini, dicendo: «Se le persone sono scontente, la colpa è nostra». Tra le altre cose ha rimosso il presidente della Banca centrale iraniana e riformato il sistema di cambio sussidiato a 285.000 rial.

Al contempo lui stesso ha riconosciuto che visto lo stato attuale dell’economia iraniana, il governo ha poco margine di manovra. A fine dicembre il parlamento iraniano ha discusso una nuova legge di bilancio che aumenta gli stipendi, ma soltanto dei dipendenti pubblici e soltanto del 20 per cento, molto meno dell’inflazione. Rispondendo alle critiche, Pezeshkian ha detto: «Mi dicono di alzare gli stipendi, ma mi dovrebbero dire dove trovare i soldi». La legge è stata rigettata.