Il consiglio di amministrazione del Kennedy Center ha approvato il cambio del nome in Trump-Kennedy Center, ma non è chiaro se potesse farlo

Il John F. Kennedy Center for the Performing Arts, Washington, 9 dicembre 2025 (AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)
Il John F. Kennedy Center for the Performing Arts, Washington, 9 dicembre 2025 (AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)

Il consiglio di amministrazione del John F. Kennedy Center for the Performing Arts, un importante centro culturale conosciuto come Kennedy Center, ha approvato il cambio del nome in Trump-Kennedy Center for the Performing Arts. Poco dopo essere stato rieletto presidente, Donald Trump aveva sostituito tutti i membri del consiglio di amministrazione del Kennedy Center con persone a lui vicine che poi avevano votato per nominarlo presidente del consiglio di amministrazione. L’intenzione di Trump di cambiare il nome del centro era nota da tempo, e ora è stata confermata dal voto del consiglio di amministrazione. Diversi esperti legali hanno però contestato il voto: hanno sostenuto che, dato che il nome del centro era stato stabilito con una legge federale del 1964, per cambiarlo sia necessario un voto del Congresso e che non basti l’approvazione del consiglio di amministrazione.

Il Kennedy Center si trova a Washington, è sia un memoriale pubblico in onore del presidente John Fitzgerald Kennedy (assassinato nel 1963) sia un importante centro di arti dello spettacolo. Produce e presenta ogni anno circa 2mila spettacoli ed esibizioni di teatro, danza classica e contemporanea, musica orchestrale e da camera, jazz, e altro ancora. Ogni anno assegna i Kennedy Center Honors, riconoscimenti alla carriera attribuiti a persone influenti nel mondo dell’arte, della musica e del cinema.

Sebbene sia la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt che Trump abbiano detto che il consiglio avesse votato all’unanimità, almeno un membro del consiglio ha contestato tale dichiarazione. «Non è stato un voto unanime» ha detto Joyce Beatty, parte del consiglio e deputata Democratica dell’Ohio: «Non mi è stato permesso parlare o esprimere la mia opposizione a questa decisione».