E Nagasaki
Ottant'anni fa la seconda bomba nucleare usata contro il Giappone distrusse una città che non era nemmeno l'obiettivo iniziale

Ottant’anni fa, alle 11 del mattino, l’esercito degli Stati Uniti lanciò una bomba atomica sulla città giapponese di Nagasaki. Da quasi quattro anni gli Stati Uniti erano in guerra contro il Giappone: solamente tre giorni prima avevano distrutto la città di Hiroshima, usando per la prima volta un’arma nucleare. Si stima che il bombardamento di Nagasaki causò tra i 60mila e gli 80mila morti, e che circa la metà morì nei primi istanti dell’esplosione. Quel bombardamento convinse il governo giapponese ad arrendersi nel giro di pochi giorni, portando alla fine della Seconda guerra mondiale.
La città di Nagasaki si trova all’estremità sud-occidentale del Giappone. Proprio come Hiroshima, fino a quel momento sostanzialmente era stata risparmiata dai bombardamenti americani. Alcuni aerei statunitensi però l’avevano bombardata il 1° agosto: le bombe avevano distrutto alcune industrie, il porto e l’ospedale. La portata dell’attacco era stata, tutto sommato, piuttosto contenuta: aveva però convinto le autorità locali che fosse meglio evacuare una parte dei residenti, che quindi non si trovavano in città quando, il 9 agosto 1945, venne distrutta da una bomba atomica.
Nagasaki era un importante porto e un centro industriale. Fu la seconda, e fino a oggi l’ultima, città a essere distrutta da una bomba nucleare. Benché fosse stata identificata come un possibile obiettivo, inizialmente il piano dell’esercito americano prevedeva di colpire l’arsenale navale di Kokura, centocinquanta chilometri a nord-est di Nagasaki. Il tempo a Kokura, però, era pessimo: visto che non c’era sufficiente visibilità, l’aereo bombardò Nagasaki.
La bomba sganciata su Nagasaki era più potente rispetto a quella di Hiroshima. Fece, però, meno danni, in parte anche grazie all’orografia della città: le colline protessero alcuni residenti dall’esplosione.
Non è mai stato veramente chiarito come mai gli Stati Uniti decisero di lanciare una seconda bomba nucleare a distanza di soli tre giorni dopo quella su Hiroshima: tre giorni, infatti, erano molto probabilmente troppo pochi perché il governo giapponese capisse davvero quello che era accaduto a Hiroshima, ed eventualmente per dargli la possibilità di arrendersi ed evitare il bombardamento di un’altra città. La decisione di effettuare il bombardamento, in ogni caso, venne presa dall’esercito statunitense, dal momento che gli ordini del presidente Truman erano piuttosto vaghi: indicavano di «colpire gli obiettivi indicati con bombe atomiche non appena fossero state pronte».

Una vista di Nagasaki dopo l’esplosione della bomba atomica. L’edificio che è rimasto parzialmente in piedi sul lato sinistro della foto è la chiesa cattolica di Urakami (AP).
Pochi giorni dopo il bombardamento di Nagasaki, il 15 agosto, l’imperatore giapponese Hirohito tenne un discorso alla radio in cui annunciò la resa del Giappone, che fino a quel momento aveva resistito in modo molto accanito contro gli americani, nonostante le sconfitte subite in numerose battaglie avessero fatto capire che vincere la guerra fosse impossibile. Hirohito disse che gli americani avevano iniziato a usare un’arma nuova e «molto crudele», e che se i giapponesi avessero continuato a combattere il risultato sarebbe stato «la cancellazione» del Giappone. L’armistizio venne poi firmato ufficialmente qualche settimana dopo, il 2 settembre.
Anche la città di Nagasaki, come quella di Hiroshima, venne ricostruita dopo essere stata distrutta nel 1945, e oggi è abitata da poco più di 384mila persone. Il bombardamento atomico del 1945 è ricordato da numerosi monumenti ed edifici in città, come per esempio il Museo della bomba atomica, o il memoriale per le persone uccise. Nell’anniversario del 9 agosto, ogni anno, si tiene una grossa commemorazione.



