La Banca centrale russa ha abbassato i tassi d’interesse per la prima volta dal 2022, eppure l’inflazione è ancora alta

La Banca centrale russa ha annunciato la prima riduzione dei tassi d’interesse dal settembre del 2022. Dall’estate del 2023 li aveva invece costantemente aumentati, portandoli ai livelli più alti di sempre per combattere l’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi, e per limitare il tracollo del valore del rublo, la valuta locale, a causa della guerra in Ucraina. Con la nuova decisione scenderanno di un punto percentuale, dal 21 al 20 per cento, un livello comunque molto alto (in Unione Europea sono tra il 2 e il 2,4 per cento).
I tassi di interesse sono lo strumento principale con cui le banche centrali possono intervenire sull’andamento dei prezzi per tenerli sotto controllo: li aumentano quando ci sono rincari eccessivi, e al contrario li riducono quando l’economia ha bisogno di stimoli per crescere, e i prezzi sono fermi. In Russia l’inflazione è ora al 9,8 per cento, in calo dopo essere stata anche sopra il 10 per cento negli scorsi mesi (nei paesi dell’euro è sotto al 2 per cento, per fare un paragone), ma comunque alta e superiore all’obiettivo della Banca centrale russa (il 4 per cento entro il 2026).
In questo contesto, la riduzione è un segno che i dirigenti della banca – e quindi il regime russo – siano più preoccupati dell’eventualità che l’economia possa smettere di crescere (cosa che richiede stimoli, quindi tassi più bassi) rispetto all’aumento generalizzato del costo della vita e tutto quello che ne consegue (che invece richiede tassi alti). Dall’estate del 2023 il PIL russo è cresciuto, trainato dal massiccio aumento della spesa militare, ma nel primo trimestre di quest’anno la crescita è diventata meno vigorosa, pari solo all’1,4 per cento. Dall’inizio della guerra, complessivamente, i prezzi sono aumentati di circa il 35 per cento.
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