Perché “The White Lotus” è piena di piccoli marchi di moda italiani

Spiegato dall'aiuto costumista, italiana, che li ha trovati un po' per caso su Instagram

Una scena di The White Lotus
Una scena di The White Lotus
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The White Lotus è una di quelle serie tv i cui costumi sono studiati e raccontati dalle riviste di moda di tutto il mondo. Essendo ambientata in un resort di lusso (ogni stagione in un paese diverso), la maggior parte dei protagonisti sono infatti turisti americani molto ricchi che indossano, oltre a capi e accessori di stilisti famosi, anche vestiti di marchi meno conosciuti, che gli danno un tono più ricercato e sofisticato. In questa seconda categoria, nella terza stagione – che è ambientata in Thailandia e si conclude lunedì con l’uscita dell’ultima puntata – rientrano diversi piccoli marchi italiani che, grazie alla serie, hanno avuto una visibilità inaspettata.

Ci sono per esempio i completini da yoga di Aditi, che su Instagram ha poco più di 3500 follower; gli orecchini colorati di Anna e Alex, che non ha nemmeno un ecommerce; e le catenine d’oro di Lil Milan, che è un po’ più famoso (ha più di 100mila follower) ma la cui fondatrice ha fatto chiaramente capire di non aver mai immaginato di poter finire in una serie tv così seguita a livello internazionale. C’è poi una canottiera all’uncinetto di GIO, che vende capi fatti a mano, mentre nelle scene in piscina vengono usati tantissimi costumi da bagno di marchi italiani come Pin-Up Stars, Reina Olga e Miss Bikini. Alcune di queste aziende lo hanno scoperto direttamente guardando la serie.

@lil__milan il primo brand di gioielli italiano su THE WHITE LOTUS!!! Non ci posso credere. #thewhitelotus #thewhitelotusus #letsflow #whitelotusseason3 @The White Lotus @abbeybonadies ♬ suono originale – LIL Milan

Non è un caso. Una degli aiuto costumisti, cioè delle circa trenta persone della produzione che scelgono i capi da fare indossare ai protagonisti della serie, è italiana e la sua ricerca si è concentrata molto su piccoli marchi del suo paese d’origine. Si chiama Giulia Moschioni e racconta di aver iniziato a lavorare alla serie nell’autunno del 2023. L’aveva coinvolta la costumista Alex Bovaird, con cui aveva già collaborato in precedenza alla serie True Detective e che si occupa dei costumi di The White Lotus dalla prima stagione.

I costumisti di The White Lotus hanno scelto vestiti e accessori qualche mese prima dell’inizio delle riprese, dopo aver letto il copione e aver individuato le varie occasioni in cui si sarebbero trovati i personaggi. Moschioni ha contattato i marchi italiani in questa fase di ricerca preliminare, nell’autunno del 2023, in vista delle prove costume che si sarebbero tenute a gennaio. Alcuni di questi li conosceva già perché ci aveva lavorato in passato, altri invece li ha scoperti su Instagram. «L’algoritmo ormai facilita moltissimo questo tipo di ricerca perché mostra molti profili correlati», dice. Aditi per esempio è gestito dalla sua fondatrice, Serena Ferretti, e non ha addetti alle pubbliche relazioni né un ufficio stampa. Per questo non si aspettava di ricevere una richiesta da una casa di produzione di Los Angeles. «Era il novembre del 2023 e non avevano potuto svelarmi molto, non sapevo neanche di che serie si trattasse, l’ho scoperto molto dopo», dice.

Come Aditi, altri marchi hanno risposto a Moschioni mandando gratuitamente alla produzione la selezione richiesta dei loro prodotti. Dopo le riprese accessori e vestiti vengono restituiti alle aziende, che in molti casi però decidono di regalarli agli attori o alla produzione. «A ogni azienda a cui ho chiesto dei pezzi ho specificato che non potevo promettere che i loro prodotti si sarebbero visti effettivamente nella serie. La concorrenza per The White Lotus è altissima, abbiamo ricevuto migliaia di pezzi e non dipende solo da noi del reparto costumi», dice Moschioni.

Aimee Lou Wood con un costume Miss Bikini

Gli abiti di scena su una produzione come questa infatti sono molti di più di quelli necessari. Oltre a quelli chiesti in prestito alle aziende, che solitamente li mandano senza esitare perché intravedono una grande opportunità di pubblicità gratis, ci sono quelli che vengono comprati direttamente dalla produzione. Altri vestiti e accessori vengono comprati sul posto durante le riprese: può succedere infatti che ci sia un’emergenza, che le scene cambino o che ci sia la necessità di avere dei vestiti tradizionali tipici del posto. «Le divise del personale sono state commissionate a un’azienda locale e fatte su misura», continua Moschioni, «e abbiamo scoperto molti marchi thailandesi che poi abbiamo effettivamente utilizzato, come Jim Thompson, che fa i kaftani indossati dal personaggio di Victoria». Per serie come The White Lotus, poi, le cui prime due stagioni hanno avuto una grande risonanza internazionale, le aziende che avevano già collaborato e che sanno come funziona mandano direttamente i loro vestiti, nella speranza che vengano scelti di nuovo.

Ogni capo viene selezionato dai costumisti, ma poi ci sono altri passaggi come la prova con gli attori – che potrebbero avere un’idea diversa del tipo di indumenti che devono indossare i loro personaggi o potrebbero decidere che non gli stanno abbastanza bene – e le riprese, durante le quali non è detto che vengano inquadrati o che la scena non venga tagliata. «Avevo selezionato anche un marchio italiano che fa scarpe molto particolari, ma purtroppo alla fine non è arrivato sullo schermo», dice Moschioni. C’entra anche il modo in cui è girata la serie: in The White Lotus ci sono molti primi piani e poche scene in cui i personaggi sono a figura intera e può succedere che scarpe o pantaloni si vedano meno o non si vedano proprio.

Leslie Bibb indossa le collane di Lil Milan

I costumisti per la terza stagione di The White Lotus erano 30, un numero normale per le grosse produzioni statunitensi, ma alto se confrontato con quelle italiane, «dove in genere sono dai quattro ai dieci», dice Moschioni. Tra le altre differenze che ha notato tra girare film in Italia o negli Stati Uniti, oltre al budget, Moschioni sottolinea in particolare una maggiore elasticità sul modo in cui vengono comprati vestiti. «In Italia serve la fattura per tutto e gli acquisti online non sono visti bene, mentre negli Stati Uniti basta avere uno scontrino. Per questo possiamo comprare vestiti nei mercatini, su Vinted, su Depop senza problemi». La serie è stata girata in otto mesi, da gennaio ad agosto del 2024, in diverse località della Thailandia, e i costumisti hanno seguito la produzione dappertutto, spostando ogni volta tutti i vestiti e gli accessori. «Avevamo tre camion sartoria e due camion bilici (quelli con il rimorchio molto lungo, ndr)».

Michelle Monaghan in Pin-Up Stars

La fama della serie e il suo stretto legame col mondo della moda sono stati ampiamente sfruttati anche per scopi di marketing (e non è una novità che accada): in concomitanza con l’uscita della terza stagione sono state presentate molte – per qualcuno troppe – collaborazioni con marchi di moda, prodotti di bellezza e addirittura marchi di lenzuola e barrette di cioccolato: tutti con stampe o gusti che richiamano la Thailandia. Da quando è uscita la prima stagione la serie ha avuto anche un impatto sul turismo: le località dove è stata ambientata hanno avuto un aumento delle prenotazioni, al punto che si è cominciato a parlare di “effetto White Lotus”.

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