La Guardia di finanza ha sequestrato 130 milioni di euro a due dirigenti della compagnia ITAVIA, coinvolta nella strage di Ustica

Un pezzo dell'aereo precipitato a Ustica su cui si legge la scritta ITAVIA
Un pezzo dell'aereo precipitato a Ustica (GIORGIO BENVENUTI/ANSA)

La Guardia di finanza ha sequestrato 130 milioni di euro a due membri del consiglio di amministrazione di ITAVIA, la compagnia aerea a cui apparteneva l’aereo che il 27 giugno del 1980 precipitò in mare non lontano dall’isola di Ustica, a nord di Palermo, causando la morte di 81 persone. Secondo quanto riferito dall’ANSA i due sarebbero indagati per riciclaggio, infedeltà patrimoniale e appropriazione indebita. In particolare sarebbero accusati di aver trasferito 175 milioni di euro del patrimonio di ITAVIA che facevano parte dei risarcimenti per la strage di Ustica a una società a loro riconducibile, e di averli utilizzati per scopi personali: 45 milioni sarebbero stati restituiti, mentre altri 130 erano stati trattenuti.

Dopo decenni di indagini e di processi, la tesi più accreditata sulla strage di Ustica è che l’aereo di ITAVIA sia stato abbattuto per errore durante una battaglia aerea tra aerei libici e della NATO. I dettagli dell’incidente e i suoi responsabili rimangono ancora in gran parte sconosciuti, ma nel 2020 la compagnia, che è in liquidazione e continua a esistere anche se non è più attiva da molti anni per via dei processi in corso, era stata risarcita dallo stato italiano per 330 milioni di euro.

Secondo le indagini, le due persone in questione sarebbero entrate nel consiglio di amministrazione dell’azienda comprando delle quote grazie a un prestito fornitogli da una banca, e avrebbero poi usato i soldi dei risarcimenti di Ustica in parte per ripagare il debito con la banca, e in parte per comprare orologi e gioielli e soggiornare in alberghi di lusso.

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