A Torino circa 50 persone hanno attaccato un’auto della polizia che stava trasferendo un migrante irregolare a un CPR

(ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)
(ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO)

Mercoledì sera a Torino un gruppo di circa 50 persone ha assalito un’auto della polizia con a bordo un migrante di origini marocchine che avrebbe dovuto essere trasferito in un centro per il rimpatrio (CPR), per poi essere espulso. L’attacco è avvenuto davanti agli uffici della questura: i manifestanti, definiti dalle agenzie di stampa e dai giornali “antagonisti” e anarchici, hanno circondato l’auto e l’hanno presa a calci, cercando di aprire le portiere per liberare il passeggero. Un poliziotto è rimasto ferito in modo non grave e cinque manifestanti sono stati fermati e denunciati per resistenza a pubblico ufficiale.

Dopo l’assalto all’auto il gruppo si è spostato verso piazza Castello, danneggiando alcune auto parcheggiate nel tragitto, nel centro della città, ed è poi tornato davanti alla questura, dove i manifestanti hanno bloccato la strada per chiedere la liberazione delle persone che erano state fermate. Durante la protesta hanno mostrato striscioni con lo slogan “Fuoco alle galere e ai CPR”.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha commentato la protesta dicendo che a Torino «c’è stato un inaccettabile atto di violenza nei confronti della polizia, sintomatico del clima di veleno e sospetto a cui sono sottoposte in questi giorni le forze dell’ordine e la polizia, a cui va la mia solidarietà e vicinanza». Il riferimento è alle proteste a sostegno della popolazione palestinese che si sono svolte venerdì a Pisa e Firenze, durante le quali la polizia aveva caricato i manifestanti, in gran parte studenti minorenni, ferendo 18 persone e provocando grosse polemiche.

Anche il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha condannato l’«atto di aggressione» contro la polizia ed espresso solidarietà agli agenti.

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