È stato approvato da tutti i partiti l’emendamento per far votare gli studenti fuori sede alle elezioni europee

(Claudio Furlan/LaPresse)
(Claudio Furlan/LaPresse)

Giovedì la commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato all’unanimità un emendamento al cosiddetto decreto-legge “Elezioni” per consentire in via sperimentale agli studenti fuori sede di votare alle prossime elezioni europee dell’8 e 9 giugno, senza dover tornare nel loro comune di origine. Il decreto Elezioni era stato approvato alla fine di gennaio e come tutti i decreti-legge per non perdere efficacia deve essere convertito in legge dal parlamento entro 60 giorni dall’approvazione, durante i quali può subire modifiche. Visto che l’emendamento è stato approvato da tutti i partiti, sia di maggioranza che di opposizione, non ci sono ragioni per pensare che verrà tolto durante la conversione in legge in aula (anche questa data per scontata).

Con ogni probabilità insomma alle prossime elezioni europee potranno votare anche le persone che studiano e vivono in un comune diverso da quello di residenza: era una misura molto attesa e chiesta da tempo, anche se le modalità previste sono ancora molto limitanti, a partire dal fatto che riguarderanno solo le prossime elezioni europee. L’emendamento inoltre permetterà di votare in un comune diverso da quello di residenza soltanto agli studenti che vivono fuori sede da almeno tre mesi, e non ai lavoratori o a chi si trova fuori dal suo comune di residenza per motivi di salute.

A seconda di dove abita lo studente fuori sede che vuole votare, l’emendamento prevede due diverse procedure. Se si trova a dover votare all’interno della stessa circoscrizione del comune di residenza (per esempio: uno studente di Bari che sta a Napoli), potrà semplicemente votare in un seggio nel comune in cui vive. La procedura in questo caso è agevolata perché la scheda elettorale è la stessa sia a Bari sia a Napoli, trovandosi entrambe le città all’interno della circoscrizione Sud. Lo studente fuori sede dovrà dunque presentare una richiesta al suo comune di residenza almeno 35 giorni prima della data delle elezioni: a quel punto il comune che riceve la richiesta ha 15 giorni per approvarla e trasmetterla al comune di domicilio, che a sua volta darà allo studente fuori sede una apposita autorizzazione almeno 5 giorni prima del voto, da presentare al seggio.

Per uno studente fuori sede che vive in una città che ricade in una circoscrizione elettorale diversa invece la procedura di voto è un po’ più intricata (per esempio: una studentessa di Bari che frequenta l’università a Varese). In questo caso, dopo aver fatto le stesse richieste burocratiche al proprio comune di residenza, e dopo avere ottenuto l’autorizzazione, la studentessa dovrà andare a votare in appositi seggi del capoluogo della regione dov’è domiciliata: la studentessa che studia a Varese, quindi, dovrà andare a Milano. In ogni capoluogo di regione saranno allestite «speciali sezioni elettorali», almeno una ogni 800 elettori fuorisede ammessi al voto (nel caso in cui ce ne siano meno di 800, ne sarà garantita comunque almeno una).