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  • Giovedì 25 gennaio 2024

Le indagini sui presunti abusi del tenente colonnello Giampaolo Cati

Undici militari, tra cui quattro donne, hanno accusato il capo del centro ippico dell’Accademia militare di Modena di averli umiliati e vessati con costanza e senza motivo

La sede dell'Accademia militare di Modena
La sede dell'Accademia militare di Modena (Esercito italiano)
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Mercoledì la procura di Modena ha notificato la conclusione delle indagini nei confronti di un ufficiale dell’esercito italiano, Giampaolo Cati, accusato di violenza privata, molestie e abuso di autorità nei confronti di alcuni suoi sottoposti.

Cati è un tenente colonnello e dal 2016 dirige il centro ippico dell’Accademia militare di Modena: le indagini nei suoi confronti sono cominciate in seguito a una denuncia presentata nel 2021, ma le testimonianze raccolte si riferiscono a fatti anche di diversi anni prima. Secondo queste testimonianze Cati avrebbe sottoposto soldati semplici, sergenti e caporali, sia donne che uomini, ad atti punitivi e umilianti; in alcuni casi avrebbe avuto nei loro confronti comportamenti esageratamente aggressivi, avrebbe fatto battute sessiste e li avrebbe molestati verbalmente. Sul rinvio a giudizio o meno di Cati (cioè se ci sarà o meno un processo contro di lui) dovrà decidere il giudice per le indagini preliminari (gip).

Le indagini sono cominciate in seguito a numerose segnalazioni raccolte dal comandante dell’Accademia Davide Scalabrin, che a sua volta le aveva presentate alla procura di Modena e alla procura militare di Verona. Le persone che hanno denunciato Cati sono undici militari, quattro donne e sette uomini, tra cui persone che si occupavano della custodia e della cura dei cavalli delle scuderie dell’Accademia (i palafrenieri), maniscalchi e infermieri dei cavalli.

Le denunce raccontano di atti persecutori, offese di vario tipo con riferimenti all’aspetto fisico e al peso delle donne in servizio, e minacce di far trasferire i militari: «Tu non sai di cosa sono capace, io se voglio una persona la faccio impazzire fino al congedo, se voglio fare male ad una persona la distruggo attaccandomi al collo senza dargli respiro, non la lascio più fin quando non l’ho distrutto», si legge negli atti delle indagini della pubblico ministero di Modena Francesca Graziano, riportate dai giornali. «Sarei capace di inventarmi qualsiasi cosa sul suo conto anche personale pur di distruggere lui e la sua famiglia».

Cati, secondo le testimonianze, avrebbe umiliato alcuni suoi sottoposti, in alcuni casi vessati con punizioni degradanti, per esempio ordinando loro di lavare frequentemente i genitali dei cavalli. Negli atti della procura si parla anche di rimproveri continui e immotivati, scatti di rabbia, urla, pugni e calci contro porte e arredi, che avrebbero messo i militari in un costante stato di ansia. I militari sarebbero inoltre stati costretti a lavorare per orari superiori agli obblighi, sarebbero stati negati loro i permessi, anche per visite mediche, e i turni di riposo.

Nelle testimonianze vengono citate anche molestie di tipo sessuale: a una soldatessa di origini pugliesi avrebbe detto «Mi sto sentendo con una delle tue parti, ma voi giù siete calde vero? Mamma mia come siete calde». Avrebbe inoltre fatto apprezzamenti in pubblico di alcune allieve, facendo allusioni sessuali. A un militare un giorno avrebbe anche detto, mentre indicava la finestra di una casa vicina alla caserma, «Da lì vi osservo tutti e osservo quello che fate mentre mi scopo la tipa che ci abita».

Cati è ancora operativo all’interno dell’Accademia di Modena, ma – in attesa dell’esito delle indagini – è stato trasferito a un’altra mansione. I suoi avvocati hanno detto che dimostreranno in tribunale l’infondatezza delle accuse: «Vogliamo sottolineare che si sta parlando di un ufficiale pluridecorato, con un curriculum vitae importante e un fascicolo matricolare impeccabile che sempre si è speso in primis in favore dei propri soldati, che mai ha abusato del proprio potere e che, comunque, operava in contesto per sua natura gerarchico, con conseguente, quotidiano, controllo da parte degli ufficiali superiori».