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  • Mercoledì 27 dicembre 2023

La storia del presunto testamento di Berlusconi fatto in Colombia

Lo ha tirato fuori un imprenditore che vive lì, sostenendo che gli spettino decine di milioni di euro, case e yacht: ma ci sono molti dubbi sulla sua autenticità

Luigi Berlusconi, Marina Berlusconi, Marta Fascina e Barbara Berlusconi (AP Photo/Luca Bruno)
Luigi Berlusconi, Marina Berlusconi, Marta Fascina e Barbara Berlusconi (AP Photo/Luca Bruno)
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Il 24 dicembre Marta Fascina, deputata e compagna dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fino alla sua morte lo scorso giugno, è stata sentita dalla procura di Milano come testimone in un’indagine sull’esistenza di un presunto testamento che Berlusconi avrebbe redatto in Colombia nel 2021. La notizia della testimonianza di Fascina non è pubblica, ma è stata data dal giornalista esperto di cronaca giudiziaria Luigi Ferrarella, del Corriere della Sera, considerato molto affidabile.

Nell’indagine è accusato di falso in testamento, tentata truffa e tentata estorsione Marco Di Nunzio, un imprenditore che a luglio aveva intimato agli eredi di Berlusconi di non dar seguito al testamento che era stato loro consegnato: al posto di quello, Di Nunzio aveva presentato un altro documento che prevedeva significative donazioni in suo favore. Sull’autenticità dell’atto esistono però grossi dubbi.

L’atto presentato da Di Nunzio è tecnicamente un’integrazione di testamento e sarebbe stato redatto nel 2021 davanti a una notaia di Cartagena, città nel nord della Colombia dove vive Di Nunzio. L’imprenditore è stato a lungo attivo in Forza Italia, il partito fondato da Berlusconi, lavorando in Colombia per i Comites, gli organismi politici che rappresentano gli italiani all’estero. Sostiene che Berlusconi abbia voluto riconoscere il suo contributo al partito «dietro le quinte». La presunta integrazione al testamento lascerebbe a Di Nunzio 26 milioni di euro, ville nei Caraibi, diverse navi e il 2 per cento delle quote di Fininvest, il gruppo di proprietà della famiglia Berlusconi che include Mediaset e Mondadori, fra le altre cose.

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Esistono vari motivi per dubitare dell’autenticità dell’atto. Fra le altre cose, uno degli yacht che secondo quell’atto spetterebbero a Di Nunzio sarebbe stato venduto da Berlusconi vent’anni fa. Sembra inoltre improbabile che Berlusconi si trovasse in Colombia il 21 settembre del 2021, perché non risulta nei registri di ingresso del paese: Di Nunzio sostiene che l’assenza del nome dai registri sia dovuta al fatto che Berlusconi entrò in Colombia a bordo di un peschereccio nel porto di Cartagena, senza passare dalle frontiere ordinarie.

Come prove della presenza di Berlusconi nel paese Di Nunzio ha presentato alla procura il referto di un tampone e due fatture per acquisti fatti da Berlusconi, quella per uno smeraldo e quella per due quadri del pittore colombiano Fernando Botero. Non è chiaro come abbia fatto Di Nunzio a entrare in possesso di un documento medico riservato di un’altra persona, ammesso che sia autentico.

Secondo il Corriere della Sera la testimonianza di Marta Fascina a Milano il 24 dicembre sarebbe servita proprio a capire dove fosse Berlusconi il giorno in cui sarebbe stato firmato il presunto testamento “colombiano”: presentando una copia dell’agenda di Berlusconi, Fascina, che è anche deputata di Forza Italia, avrebbe escluso che l’ex presidente del Consiglio si fosse trovato in Colombia.

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