Il cinepanettone da cui derivano tutti gli altri

40 anni fa uscì “Vacanze di Natale” dei fratelli Vanzina, che inaugurò un nuovo e controverso filone della commedia italiana

(Filmauro)
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Quando nel settembre del 1983 i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina arrivarono a Cortina d’Ampezzo per girare le prime scene di Vacanze di Natale, il loro undicesimo film, faceva molto caldo. L’estate era appena finita, era troppo presto per sperare in una nevicata improvvisa e gli effetti digitali quasi non esistevano: non il massimo per un film che avrebbe dovuto raccontare la settimana bianca di alcune ricche famiglie romane e milanesi.

Per realizzare la scenografia e ricreare un’atmosfera il più possibile nevosa e invernale, i Vanzina dovettero arrangiarsi ricorrendo a mezzi di fortuna: «Per ricreare la neve usammo una specie di schiuma, terrificante. Per i campi lunghi ci si inventò una soluzione squisitamente all’italiana. Lenzuola: tante, prese nelle camere e distese sui campi verdi per renderli bianchi. Quanto alla neve sui davanzali, be’, era cotone idrofilo. Saccheggiammo le farmacie», raccontarono in un’intervista data al Giornale.

I tempi stringevano: le riprese dovevano essere completate entro tre settimane e, oltre agli inconvenienti tecnici, i Vanzina si trovarono a fronteggiare lo scetticismo di Aurelio De Laurentiis, il produttore del film, che era rimasto spiazzato da alcune particolarità della sceneggiature: «temeva che non facesse ridere», ricordarono, soprattutto perché «la comicità scaturiva più dal linguaggio che dalle situazioni».

Nonostante i mezzi esigui, i tempi strettissimi e le perplessità di De Laurentiis, quando il film uscì al cinema il 22 dicembre del 1983, quarant’anni fa, la risposta del pubblico fu più che positiva: il film superò gli incassi di concorrenti come Il tassinaro di Alberto Sordi e Segni particolari: bellissimo di Adriano Celentano, divertendo gli spettatori e inaugurando un filone cinematografico che avrebbe avuto enorme fortuna, quello del “cinepanettone”.

I Vanzina ci avevano visto giusto anche sulla questione del linguaggio: a rimanere impresse, più che le situazioni, furono soprattutto le battute: negli anni successivi molte frasi tratte da Vacanze di Natale sarebbero entrate a fare parte dell’immaginario collettivo, dal «Non sono bello, piaccio» pronunciata da Jerry Calà alla famosa esclamazione «Alboreto is nothing», con cui il “cumenda” Donatone Braghetti, interpretato da Guido Nicheli, esprime l’entusiasmo per il suo arrivo a Cortina.

Nel linguaggio comune è piuttosto normale utilizzare il termine “cinepanettone” per indicare quelle commedie destinate al grande pubblico che escono al cinema durante il periodo natalizio e che, nella maggior parte dei casi, sono caratterizzate da una comicità rozza e monotona, basata su una serie di equivoci e doppi sensi, generalmente a sfondo sessuale. Vacanze di Natale gettò le basi di questo genere cinematografico, fissando alcuni temi ricorrenti che sarebbero stati ripresi dai film successivi.

In realtà quando Vacanze di Natale uscì al cinema la parola “cinepanettone” non esisteva neppure: fu coniata dalla critica cinematografica alla fine degli anni Novanta, più di un decennio dopo l’uscita del film. Tuttavia, quasi tutte le storie raccontate dai cinepanettoni riprendono in maniera abbastanza fedele la struttura che i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina fissarono in Vacanze di Natale: solitamente narrano le vicende di gruppi di persone provenienti da contesti sociali e geografici differenti, che scelgono una meta piuttosto inflazionata per le vacanze natalizie e che, interagendo tra loro, danno vita a situazioni grottesche e ripetitive in un susseguirsi di tradimenti da nascondere, volgarità ostentata e gag fisiche e caricaturali.

Nel corso degli anni Vacanze di Natale è diventato famoso non soltanto in quanto primo dei cinepanettoni, ma anche per il suo lato più autoriale e in un certo senso “sociologico”. Alcuni critici hanno provato a rivalutarlo, riconoscendo in particolare la qualità della sceneggiatura scritta dai fratelli Vanzina, ritenuta in grado di rappresentare con leggerezza e ironia alcune caratteristiche della società italiana del tempo.

Vacanze di Natale uscì al cinema quando la stagione d’oro della “commedia all’italiana” di matrice neorealista era ormai conclusa. Tra l’inizio degli anni Cinquanta e la fine degli anni Settanta registi come Dino Risi, Mario Monicelli, Luigi Comencini, Vittorio De Sica e Pietro Germi avevano scritto e diretto commedie molto riconoscibili e sofisticate, in cui gli elementi comici venivano controbilanciati da una sostanziale malinconia di fondo e in cui la rappresentazione sociologica dell’Italia era curata e acuta. Si trattava di film scritti brillantemente, spesso politicamente impegnati e molto apprezzati dalla critica, che in alcuni casi raggiunsero il successo internazionale.

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Agli inizi degli anni Ottanta le commedie iniziarono a cambiare, adattandosi al clima di spensieratezza e all’edonismo tipici del decennio: diventarono più leggere e disimpegnate e, per coinvolgere il più ampio pubblico possibile, lasciarono da parte alcuni tratti distintivi delle produzioni precedenti, come ad esempio l’enfasi sulla critica sociale, per concentrarsi su una comicità più nazionalpopolare, grossolana e spesso con poche velleità artistiche.

Prima di iniziare a lavorare alla realizzazione di Vacanze di Natale, i fratelli Vanzina avevano scritto e diretto film come I fichissimi, Eccezzziunale… veramente e Viuuulentemente mia, che fissarono il canone di questa nuova tipologia di commedie e aprirono la strada a una nuova generazione di attori comici, come Diego Abatantuono e Umberto Smaila. Pochi mesi prima dell’uscita di Vacanze di Natale avevano inoltre diretto Sapore di mare, una commedia ambientata negli anni Sessanta che racconta la storia di alcune famiglie italiane in vacanza a Forte dei Marmi, in Toscana: al netto dell’ambientazione estiva, il film anticipava alcuni connotati tipici dei futuri cinepanettoni.

La realizzazione di Sapore di mare fu abbastanza travagliata: i Vanzina hanno raccontato in più occasioni di non avere apprezzato le continue ingerenze dei produttori Pio Angeletti e Adriano De Micheli della International Dean Film, la società che produsse il film. Inoltre, in una recente intervista, Enrico Vanzina ha ricordato come Angeletti e De Micheli non nutrissero molte speranze in Sapore di mare, cui destinarono risorse molto esigue: «I distributori non credevano tanto nel film, per cui venne fatto con pochi soldi. Sapore di mare è stato girato per il 75 per cento a Fregene. Non se n’è mai accorto nessuno. Le case sono di Fregene, così come la pineta e il bar. A Fregene anni dopo hanno organizzato il tour nei luoghi di Sapore di mare», ha detto.

Alla fine le cose andarono all’opposto: Sapore di mare uscì al cinema nel febbraio del 1983 e fu subito un successo in termini di incassi, attirando le attenzioni di diversi addetti ai lavori che colsero le potenzialità della formula inaugurata dai Vanzina. Tra questi c’era anche Aurelio De Laurentiis, che 8 anni prima aveva contribuito a fondare la casa di produzione cinematografica Filmauro. Poco dopo l’uscita di Sapore di mare, De Laurentiis contattò i Vanzina per chiedergli di realizzare una commedia simile per struttura e toni, ma ambientata nel presente e durante il periodo delle vacanze natalizie.

Si trattò di una proposta insolita, almeno per l’industria cinematografica del periodo: ai tempi non era usuale che i film si svolgessero nella stessa cornice temporale in cui venivano distribuiti nelle sale cinematografiche. De Laurentiis aveva colto le potenzialità di questa tipologia di film osservando l’industria cinematografica statunitense, dove da qualche anno andavano di moda i cosiddetti “instant movies”, chiamati così perché riuscivano a dare al pubblico la sensazione di guardare un’opera basata su eventi attuali o poco lontani nel tempo.

Pur avendo poco tempo a disposizione per realizzare il film (9 mesi), i Vanzina accettarono la proposta di De Laurentiis: per accelerare i lavori, oltre a riprendere l’idea alla base di Sapore di mare, per scrivere la sceneggiatura si basarono su un film uscito nel 1959, Vacanze d’inverno di Camillo Mastrocinque. Era una delle prime opere cinematografiche italiane che avevano provato a rappresentare il fenomeno di costume della “settimana bianca”, ossia le vacanze di Natale delle famiglie borghesi nelle mete di villeggiatura invernali.

Anche alcuni attori scelti dai Vanzina avevano già recitato in Sapore di mare: riuscirono a ottenere l’esclusiva su Jerry Calà e Christian De Sica, che Angeletti e De Micheli avevano provato a scritturare per il sequel Sapore di mare 2 – un anno dopo, uscito nello stesso periodo, mentre l’attrice britannica Karina Huff prese parte a entrambi i film.

Le riprese si svolsero a settembre in un periodo di tempo molto breve (poco più di tre settimane) in tre luoghi di villeggiatura di Cortina d’Ampezzo, in Veneto: l’Hotel Cristallo, l’Hotel Fanes e il Vip Club. In quest’ultimo locale venne creato il set del piano bar in cui si esibisce Billo Damasco, il personaggio interpretato da Jerry Calà: per realizzarlo i Vanzina si ispirano all’arredamento di una famosa discoteca romana, il Jackie O’.

Nel suo libro Fenomenologia del cinepanettone, il docente di Italianistica dell’Università di Leeds Alan O’ Leary ha fissato i tropi narrativi ricorrenti di questa tipologia di film, come ad esempio «la trama costruita su storie parallele» e la tendenza a essere ambientati «in località da sogno». O’ Leary sottolinea come in Vacanze di Natale sia facile distinguere tutti questi elementi: è girato a Cortina d’Ampezzo, meta vacanziera considerata ancora oggi molto esclusiva, e si sviluppa seguendo diverse linee narrative, come quella di Billo Damasco, il pianista squattrinato e  interpretato da Jerry Calà, che durante il soggiorno incontra la sua ex compagna Ivana, sposatasi nel frattempo con Donatone Braghetti (Guido Nicheli), un milanese arricchito e superficiale che la trascura, e quella di Roberto Covelli (Christian De Sica), rampollo di una ricca famiglia romana che deve nascondere ai parenti e a Samantha, la sua compagna, la propria omosessualità.

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Per caratterizzare i personaggi, i Vanzina esasperarono alcuni luoghi comuni associati alle famiglie borghesi del tempo, come lo snobismo e l’ostilità verso una nuova classe sociale che si stava affermando proprio in quegli anni: quella dei cosiddetti “cafoni arricchiti”, ossia persone provenienti da contesti popolari che, grazie al boom economico italiano iniziato negli anni Sessanta, erano riuscite a migliorare le proprie condizioni economiche fino a potersi permettere alcuni status symbol come macchine di lusso, vestiti firmati e vacanze in posti esclusivi e costosi, come per l’appunto Cortina d’Ampezzo.

La comicità di Vacanze di Natale è incentrata quasi interamente sull’incontro tra queste due prospettive: quella dei “vecchi ricchi”, incarnata in particolare dai Covelli, una famiglia di costruttori edili romani, e quella dei “nuovi ricchi”, rappresentata invece dai Marchetti, una famiglia di macellai provenienti dalla periferia di Roma.

Questo divario di classe viene mostrato in maniera piuttosto esplicita. Mentre i Covelli alloggiano all’Hotel De La Poste, un albergo a cinque stelle, i Marchetti alloggiano in albergo a tre stelle e arrivano a Cortina tra le imprecazioni del capofamiglia, interpretato da Mario Brega, che all’inizio del film rimpiange la villeggiatura dell’anno prima trascorsa nella più economica Ovindoli, in Abruzzo. L’insofferenza dei Covelli per i “cafoni arricchiti” emerge anche da alcune frasi: «Non voglio che i miei figli frequentino dei Torpigna», dice la signora Covelli riferendosi a Mario Marchetti, amico di suo figlio Luca che vive a Torpignattara, un quartiere della periferia di Roma. «Dopo averci invaso piazza di Spagna, ci invadono anche Cortina».

Il fatto che Vacanze di Natale, nonostante fosse stato pensato come film molto popolare, avesse anche una componente più autoriale ha fatto sì che nel corso degli anni il film diventasse di culto sia per il pubblico generalista sia per una parte di appassionati di cinema. Tuttora il film viene trasmesso frequentemente in televisione durante il periodo natalizio, e il prossimo trenta dicembre, in occasione del quarantennale del film, sarà possibile vederlo al cinema in una versione restaurata.

A Vacanze di Natale seguirono diversi sequel: Vacanze in America (1984), Vacanze di Natale ’90 (1990), Vacanze di Natale ’91 e Vacanze di Natale 2000. Nel 1990 Massimo Boldi entrò stabilmente nel cast di questi film, e assieme a Christian De Sica e al regista Neri Parenti divenne il volto più riconoscibile di quelli che, di lì a qualche anno, sarebbero stati definiti dalla critica cinepanettoni.

Già a partire da Vacanze di Natale ’90, le commedie natalizie iniziarono a basarsi su una comicità più volgare e a buon mercato, tralasciando progressivamente l’aspetto autoriale e il loro collegamento con la tradizione della commedia all’italiana. I cinepanettoni ebbero un certo successo fino alla metà degli anni Duemila, poi si interruppe la collaborazione tra Boldi e De Sica, che cominciarono a prendere parte a film separati e spesso in concorrenza. Nel 2018 Netflix produsse un proprio cinepanettone: Natale a 5 stelle, scritto da Enrico Vanzina, diretto da Marco Risi e incentrato su una delegazione politica italiana in visita ufficiale a Budapest, in Ungheria.

Una parte di critica del tempo accolse positivamente Vacanze di Natale, anche per la sua capacità di unire la leggerezza e il disimpegno dei film comici degli anni Ottanta ad alcune caratteristiche tipiche della commedia all’italiana, come per esempio la rappresentazione di quelli che vengono ancora oggi definiti “i vizi degli italiani”: arroganti, ignoranti, un po’ volgari, di principi morali discutibili, ma sempre messi in scena in modo assolutorio e bonario. Altri invece criticarono il film per gli stessi motivi, oppure contestarono l’interpretazione che li vorrebbe come particolarmente sottili nella critica sociale, considerandoli semplicemente un’esaltazione acritica di stili di vita maleducati e ignoranti.

A questo proposito, in un’intervista data al Corriere della Sera, Enrico Vanzina ha raccontato: «Aurelio De Laurentiis temeva che il film non facesse ridere abbastanza. In realtà, noi ci ritrovammo a narrare un Paese che era cambiato profondamente. Essendo cresciuti a Cortina, avevamo visto da vicino, e con sgomento, l’ondata del craxismo, i nuovi ricchi, la loro volgarità, l’arroganza. A sinistra molti non colsero la nostra operazione: si convinsero che il film fosse l’esaltazione di una certa nuova alta borghesia. Noi, invece, ne descrivevamo la tragica mutazione».