Il piano di Bologna per diventare la prima grande “città 30” in Italia

Prevede un abbassamento del limite di velocità nel 70 per cento delle strade, più piste ciclabili e aree pedonali

(Bogdan Dada/Unsplash)
(Bogdan Dada/Unsplash)
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Questa settimana il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha annunciato l’inizio della fase preliminare di un progetto per estendere a quasi tutta la città il limite dei 30 chilometri orari e far diventare così Bologna nel 2024 la prima grande “città 30” in Italia: un progetto simile infatti è già stato attuato a Olbia, in Sardegna, ma su scala più ridotta visto che ha 60mila abitanti. Il concetto di “città 30” non comprende soltanto l’abbassamento dei limiti di velocità, ma comporta anche modifiche alle infrastrutture e al modo di vivere la città, e infatti il piano bolognese è ampio e articolato in diverse fasi.

Il comune lo aveva già in parte avviato lo scorso novembre, approvando le linee di indirizzo del piano. Nei mesi successivi si erano svolti incontri tra l’amministrazione locale e gruppi di cittadini e associazioni interessate al progetto. Questa fase si era conclusa a inizio giugno e ora il comune ha approvato con una delibera il Piano Particolareggiato del Traffico Urbano (PPTU) “Bologna Città 30”, con cui il limite di velocità verrà abbassato gradualmente in quasi tutta la città: oggi è in vigore nel 30 per cento delle strade e il piano vorrebbe portarlo al 70 per cento delle strade dell’intero centro abitato, quasi al 90% nella parte più densamente abitata della città.

Da luglio a settembre verranno installati 500 nuovi cartelli stradali e verranno applicati 300 bolloni sulle strade, quei grandi simboli con il limite di velocità verniciati sull’asfalto. Il comune ha spiegato sul proprio sito che la segnaletica orizzontale non è obbligatoria per legge, ma «come dimostrano le esperienze nel resto del mondo, risulta molto efficace per la fruibilità degli spazi stradali» aiutando la «comprensione di quale sia il comportamento richiesto» agli automobilisti.

Per 6 mesi il nuovo limite di velocità non sarà in vigore nonostante la segnaletica: fino alla fine dell’anno la cittadinanza avrà tempo di adattarsi e sviluppare nuove abitudini: il comune prevede di fare «una grande campagna di sensibilizzazione e informazione» in cui sarà coinvolta anche la Polizia locale.

Parallelamente alla segnaletica verranno anche fatti lavori nelle aree interessate dal nuovo limite e in quelle circostanti: nuove piazze pedonali, nuove piste ciclabili, abbattimenti di barriere architettoniche e messa in sicurezza di incroci e attraversamenti pedonali e ciclabili. A bilancio del comune ci sono già 24 milioni di euro per queste opere. L’idea della “città 30” è di ampliare gli spazi urbani che si possono usare a piedi o in bici, aumentandone la sicurezza e diminuendo il rumore e l’inquinamento.

La campagna di comunicazione servirà appunto a far passare questa idea, su cui non c’è un consenso unanime in città, specialmente tra i commercianti, le imprese e i politici locali di opposizione a Lepore, che governa con una coalizione di centrosinistra. Nella conferenza stampa con cui ha annunciato il piano, Lepore ha detto: «Sappiamo che ci saranno persone che non condividono questa scelta ma il nostro obiettivo non è punirle bensì coinvolgerle, abbiamo preso una decisione storica e come tale la dovremo costruire insieme. Non stiamo solo dicendo a chi guida un’auto che deve andare piano, ma vogliamo raccontare un’altra idea di città».

Per “città 30” infatti non si intende solo in senso stretto una città in cui quasi tutte le strade abbiano un limite di velocità di 30 chilometri orari: è un’iniziativa che punta più in generale a riequilibrare lo spazio pubblico, riducendo le aree dedicate alle auto con l’inserimento di piste ciclabili e l’allargamento dei marciapiedi, in modo da creare spazi più vivibili per le persone che non si muovono in macchina. Avere marciapiedi più larghi significa ad esempio avere più spazio per panchine e alberi rendendo più piacevole spostarsi senza auto, con tutti i benefici che comporterebbe anche per l’ambiente.

– Leggi anche: Cos’è davvero una “città 30”