Circa 120 membri della delegazione sudafricana in visita in Ucraina sono stati bloccati dalle autorità polacche per un giorno su un aereo nell’aeroporto di Varsavia

(Twitter @PieterDuToit)
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Tra giovedì e venerdì circa 120 persone che facevano parte della delegazione del Sudafrica in visita in Ucraina, guidata dal presidente Cyril Ramaphosa, sono rimaste bloccate su un aereo per circa un giorno nell’aeroporto di Varsavia, in Polonia, dove erano atterrate e da dove avrebbero dovuto prendere un treno per entrare in Ucraina. Le persone bloccate erano in parte giornalisti e soprattutto addetti alla sicurezza di Ramaphosa, che nel frattempo assieme agli altri leader africani è comunque riuscito ad arrivare a Kiev per incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in quella che è stata definita una «missione di pace». Sabato i leader africani incontreranno il presidente russo Vladimir Putin in Russia.

Le autorità di frontiera polacche hanno giustificato l’accaduto spiegando che gli agenti di sicurezza sudafricani non avevano i permessi necessari per le armi che avevano con sé. La cosa però ha creato un piccolo incidente diplomatico, e gli agenti africani hanno accusato le autorità polacche di razzismo nei loro confronti, sottolineando che in questo modo avrebbero messo in pericolo la sicurezza del presidente Ramaphosa, che ha viaggiato in Ucraina senza la maggior parte dei suoi agenti di sicurezza. Secondo l’agenzia di frontiera polacca ai membri della delegazione sudafricana era permesso di scendere dall’aereo, sebbene non potessero uscire dalla zona dell’aeroporto. Dalle testimonianze dei giornalisti sul posto sembrerebbe che non siano mai scesi, ma non è chiaro se qualcuno li abbia costretti a restare sull’aereo. La situazione si è sbloccata venerdì pomeriggio dopo quasi 26 ore.