Percorrere l’antica strada per Kyoto, in un gioco

"Kamchatka" è una nuova rubrica mensile di Consumismi in cui testiamo giochi da tavolo per voi: il primo è Tokaido

di Viola Stefanello

(il Post)
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Kamchatka è una rubrica mensile di Consumismi in cui proviamo giochi da tavolo per conto vostro e vi diciamo se ci siamo divertiti, cosa ne pensiamo e a chi potrebbero piacere. Non parleremo di grandi classici come Risiko!, ma l’abbiamo chiamata “Kamchatka” perché speriamo di conquistare voi come tutti i giocatori hanno fatto almeno una volta con il più famoso dei suoi territori.

Tra i primi anni del 1600 e il tardo 1800, chi voleva viaggiare tra l’odierna città di Tokyo – all’epoca nota come Edo – e le altre città principali di Honshū – la più grande e popolosa delle isole che compongono il Giappone – aveva a disposizione cinque strade principali. Erano state costruite e controllate dallo shogunato, ovvero l’élite militare che governava il paese all’interno di una costante tensione con l’imperatore, che risiedeva nella città di Kyoto, e servivano da una parte per scoraggiare e reprimere le ribellioni nei feudi più lontani dalla capitale, dall’altra per permettere comunicazioni più veloci e incoraggiare il commercio.

La più importante e maestosa di queste strade si chiamava Tokaido (“strada del mare dell’est” in giapponese): era lunga 500 chilometri e risaliva la costa meridionale dell’isola, da Edo a Kyoto. Oggi, lo stesso tragitto viene percorso principalmente su treni ad alta velocità. I viaggiatori del diciassettesimo secolo lo percorrevano all’incirca in due settimane. Alcuni viaggiavano a piedi, altri a cavallo. I più ricchi si facevano trasportare su delle portantine. Lungo la strada c’erano 53 tappe e un certo numero di locande dove i viaggiatori potevano riposare, cibarsi e rifornirsi, ma anche una serie di patiboli e crocifissi, dove spesso venivano lasciati per giorni i resti delle persone giustiziate e che, secondo alcuni viaggiatori europei che percorsero la Tokaido all’epoca, rendevano un po’ truculenta l’esperienza.

In Tokaido, gioco da tavolo del 2012, distribuito in Italia dalla casa editrice Mancalamaro e candidato negli ultimi dieci anni a diversi premi prestigiosi, di morti crocifissi non ce ne sono, ma ci sono 53 tappe che i giocatori – da due a cinque – sono invitati a visitare nel loro viaggio da Edo a Kyoto. A ogni tappa corrisponde una diversa esperienza turistica: ci sono le terme, gli scorci panoramici da cui ammirare il mare, le montagne o le risaie, templi a cui donare monete, villaggi dove fermarsi a comprare dei souvenir, fattorie dove lavorare un po’ in cambio di qualche moneta, angoli dove incontrare le persone del posto, e locande dove tutti sono obbligati a fermarsi per riposare, di tanto in tanto. Ogni esperienza permette di accumulare, in un modo o nell’altro, soldi o punti: vince, semplicemente, chi fa più punti.

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Il gioco è stato inventato dal francese Antoine Bauza, già noto per aver creato uno dei giochi di società più amati degli ultimi vent’anni, 7 Wonders, e come 7 Wonders non è particolarmente “pesante”. Le istruzioni sembrano un po’ difficili quando le si legge tutte d’un fiato senza aver mai giocato prima, al punto che può essere una buona idea guardare uno dei tanti video su YouTube che mostrano come giocare, ma una volta che si sono capite le meccaniche, non molto complesse, si procede in modo piuttosto spedito.

Una partita dura in media mezz’ora e al massimo tre quarti d’ora, il che ne fa un gioco ottimo per una serata in compagnia che non si intende dedicare interamente a quello. Secondo la redattrice del Post che è appassionata di giochi da tavolo da tempo e che ci ha fatto qualche partita sia in tre persone che in cinque, non è necessario che tutti i giocatori condividano questa passione per goderselo, perché Tokaido è abbastanza veloce e coinvolgente da intrattenere anche quelli che finiscono per dimenticarsi sempre del proprio turno.

Tra le poche cose che ci sono da capire c’è il fatto che tutti i giocatori sono viaggiatori che si spostano soltanto in una direzione, da Edo a Kyoto, e possono decidere se fermarsi ad ogni tappa o se saltarne qualcuna per arrivare per primi in una tappa specifica. Una volta che si salta una tappa non è possibile tornare indietro, e non ci si può fermare in una tappa occupata da qualcun altro. Ad ogni viaggiatore viene assegnato un ruolo specifico che gli rende più semplice scegliere quale strategia adottare per fare punti: per esempio, “il vecchio” prende un punto in più rispetto agli altri ogni volta che visita le terme, mentre “il sacerdote” può depositare gratuitamente un’offerta nel tempio ogni volta che ci si ferma sopra, invece di spendere una delle proprie monete.

Esistono anche due espansioni, Crossroads e Matsuri, che cambiano un po’ le meccaniche del gioco, ma soprattutto aumentano il numero di personaggi che si possono interpretare e incontrare lungo la strada.

Secondo BoardGameGeek, il forum che raduna la più grande comunità di amanti di giochi da tavolo al mondo, il numero ideale di giocatori è quattro. Tokaido può essere un gioco molto rilassante, in cui ognuno fa il proprio percorso in modo tranquillo interagendo raramente con gli altri giocatori, ma anche piuttosto competitivo: dipende tutto dalla strategia impiegata dai partecipanti, e un po’ dal loro approccio ai giochi da tavolo. È possibile, per esempio, che qualcuno decida volontariamente di occupare una casella che darebbe altrimenti dei vantaggi a un altro giocatore. C’è però un meccanismo interessante, fatto apposta per dissuadere i giocatori più frettolosi: a muovere la propria pedina infatti è sempre la persona che è rimasta più indietro nel percorso rispetto agli altri, quindi se si corre troppo si rischia di non muoversi per diversi turni.

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La cosa più piacevole del gioco, però, è probabilmente la sua estetica, che pur essendo piuttosto minimalista aiuta moltissimo a sentirsi coinvolti durante la partita. Le carte panorama, per esempio, messe insieme formano un piccolo quadretto: durante la partita, non è raro che qualcuno decida di raccoglierle solo per completarlo. I souvenir e i pasti che si possono acquistare nelle locande, poi, suscitano una tendenza all’accumulazione seriale che a giudicare dai nostri test si nasconde in molte persone.

Una volta raggiunta Kyoto, la voglia è quella di intraprendere di nuovo l’antica strada, magari interpretando un personaggio diverso. E ben certi di non incontrare persone crocifisse lungo la strada.

Nel momento in cui è stato scritto l’articolo, Tokaido costava 37 euro su IBS e Feltrinelli. È ancora disponibile a 39 euro su Amazon, ma in una versione francese: se volete comprarlo comunque, le carte da gioco in sé non contengono frasi e sono quindi comprensibili anche a chi non parla francese, mentre le istruzioni in italiano si trovano qui. Qualche copia in italiano si trova ancora su questo sito.

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Disclaimer: con alcuni dei siti linkati nella sezione Consumismi il Post ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi. Ma potete anche cercare le stesse cose su Google. Se invece volete saperne di più di questi link, qui c’è una spiegazione lunga.