Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, Roma, 17 novembre 2022 (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Per Giuseppe Valditara l’umiliazione è un fattore fondamentale della crescita

Il ministro dell’Istruzione e del Merito del governo Meloni lo ha detto durante un incontro pubblico a Milano

Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara, Roma, 17 novembre 2022 (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Il 21 novembre il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, della Lega, ha partecipato a un evento a Milano chiamato “Italia, direzione nord” promosso dall’associazione Amici delle Stelline e dall’istituto di ricerca Osservatorio Metropolitano di Milano. Valditara ha parlato soprattutto degli episodi di violenza che avvengono in classe e delle sue soluzioni: tra le altre cose, ha proposto l’introduzione dei lavori socialmente utili e di un metodo “educativo” basato sull’umiliazione.

Valditara ha citato un episodio di bullismo avvenuto in un istituto tecnico di Gallarate (provincia di Varese) «dove all’indomani di un atto di violenza compiuta da uno di questi ragazzotti, un bullo (…) il dirigente scolastico ha riunito 2 mila ragazzi: li ha voluti responsabilizzare in un discorso molto duro, ma anche molto maturo. Ha parlato ai loro cuori, alle loro menti, e ha avuto un grande successo».

Valditara ha riportato questo esempio parlandone in modo positivo per mostrare come le istituzioni debbano avere, come nel caso da lui citato, un ruolo centrale nell’affrontare il bullismo:

«Non se ne lavano le mani, ma chiedono anche il coinvolgimento di quello che è essenziale nella repressione delle devianze, il controllo sociale, la stigmatizzazione pubblica. Questo ragazzo ha compiuto un atto assolutamente da condannare, questo ragazzo ha sbagliato e nessuno, nessuno, è legittimato a dire “no, ma questo ragazzo, in fondo, magari poteva avere le sue motivazioni”. Questo ragazzo ha sbagliato, quel preside è stato un grande educatore».

Valditara ha poi detto che quello studente era stato sospeso per un anno («giustissimo»). E ha aggiunto:

«Ma se ci si limita a sospendere per un anno, il rischio è che quel ragazzo vada poi a fare fuori dalla scuola altri atti di teppismo, o magari addirittura si dia allo spaccio o magari si dia alla microcriminalità. Quel ragazzo deve essere seguito, quel ragazzo deve imparare che cosa significa la responsabilità, il senso del dovere. Noi dobbiamo ripristinare non soltanto la scuola dei diritti, ma anche la scuola dei doveri. Quel ragazzo deve fare i lavori socialmente utili, perché soltanto lavorando per la collettività, per la comunità scolastica, umiliandosi anche, evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale nella crescita e nella costruzione della personalità. Di fronte ai suoi compagni è lui, lì, che si prende la responsabilità dei propri atti e fa lavori per la collettività. Da lì nasce il riscatto. Da lì nasce la maturazione. Da lì nasce la responsabilizzazione».

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