La presentazione dell'attuale simbolo di Fratelli d'Italia nel 2017 (ANSA / ANDREA LASORTE)

Da dove arriva la fiamma del simbolo di Fratelli d’Italia

È di nuovo al centro di una polemica, per come ha rappresentato da sempre l'estrema destra italiana dal MSI in poi

La presentazione dell'attuale simbolo di Fratelli d'Italia nel 2017 (ANSA / ANDREA LASORTE)
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Negli ultimi giorni si è discusso molto delle dichiarazioni della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, che in un video rivolto alla stampa estera ha detto che «la destra italiana ha consegnato il fascismo alla storia ormai da decenni, condannando senza ambiguità la privazione della democrazia e le infami leggi anti-ebraiche».

Quella che in molti hanno considerato una presa di distanza dal fascismo da parte di Meloni è sembrata ad altri una dichiarazione ancora debole, considerando le contiguità di alcuni esponenti di Fratelli d’Italia con l’estrema destra italiana e il neofascismo. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando, del Partito Democratico, ha detto per esempio che per essere più convincente Meloni dovrebbe togliere dal simbolo del suo partito la fiamma tricolore, un’immagine che ha accompagnato tutti i partiti di estrema destra nella storia repubblicana italiana.

La fiamma tricolore fu innanzitutto il simbolo del Movimento Sociale Italiano (MSI), il partito fondato nel 1946 da ex fascisti e membri della Repubblica Sociale Italiana, e che per quasi cinquant’anni fu il principale partito di estrema destra d’Italia. Il disegno della fiamma fu inserito nel simbolo del partito fin dall’inizio, ma non è chiaro chi lo scelse e per quale motivo. Il movimento giovanile dell’MSI, la Giovane Italia, utilizzava invece come simbolo una fiaccola tricolore.

La fiamma, che secondo alcune versioni fu disegnata dallo stesso Giorgio Almirante, ex dirigente del regime fascista e collaborazionista dei nazisti prima di diventare lo storico leader del MSI, in sé non ha dirette connessioni con il ventennio fascista, dove il simbolo più usato era il fascio littorio. Come ha spiegato Domani, esiste qualche legame con la simbologia degli Arditi, il reparto dell’esercito che ebbe un ruolo importante nel mito fondativo del fascismo, e che erano soprannominati “fiamme nere” (ma erano chiamati così anche altri reparti, come gli Alpini, le “fiamme verdi”). Un’altra diffusa teoria dice che il trapezio che racchiude la scritta M.S.I (senza il punto dopo la I finale, peraltro) rappresenta la tomba di Benito Mussolini, e la fiamma un lume acceso.

Giorgio Almirante durante una manifestazione dell'MSI a Milano nel 1987 (ANSA)

Giorgio Almirante durante una manifestazione dell’MSI a Milano nel 1987 (ANSA)

Di certo c’è che la fiamma è stata usata da quasi tutti i partiti neofascisti e postfascisti d’Italia, anche dopo lo scioglimento del Movimento Sociale Italiano nel 1995, e che quindi è diventata un simbolo da cui moltissimi elettori di destra si sentono rappresentati.

Con la cosiddetta “svolta di Fiuggi” del 1995 la destra italiana fondò un nuovo partito, Alleanza Nazionale, che cercò di allontanarsi dalle politiche più estremiste dell’MSI per diventare un partito di destra più moderno, atlantista ed europeista, che potesse puntare a un elettorato più ampio che in passato. Nonostante le intenzioni rinnovatrici di Alleanza Nazionale e del suo leader di allora Gianfranco Fini, nel simbolo del partito rimase comunque la fiamma tricolore, con la sigla M.S.I alla base. La fiaccola tricolore invece fu adottata come simbolo dal movimento giovanile del partito, Azione Giovani, che conservò anche molto nero, il colore associato al fascismo che invece scomparve dal simbolo di Alleanza Nazionale, sostituito dal blu.

Giorgia Meloni nel 2004, quando era presidente di Azione Giovani (GIULIO NAPOLITANO / LAPRESSE)

Giorgia Meloni nel 2004, quando era presidente di Azione Giovani (GIULIO NAPOLITANO / LAPRESSE)

Rimase così fino allo scioglimento di Alleanza Nazionale nel 2009, quando il partito confluì insieme a Forza Italia nel Popolo della Libertà (PDL). La fiamma sparì dal simbolo e il suo diritto di utilizzo rimase di proprietà di una fondazione. Nel frattempo la fiamma tricolore, disegnata in modo diverso, era stata usata da altri partiti di destra, come La Destra di Francesco Storace.

Tre anni più tardi, nel dicembre del 2012, alcuni politici del PDL critici con la linea troppo moderata del partito decisero di uscire per fondare un nuovo partito di destra che ripartisse dalla storia di Alleanza Nazionale.

Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto fondarono quindi Fratelli d’Italia, il cui simbolo inizialmente prevedeva solo il nome del partito e un cordone tricolore. Due anni più tardi, nel 2014, il partito ottenne dalla Fondazione Alleanza Nazionale la possibilità di usare il simbolo del vecchio partito, che venne incluso in un cerchio all’interno di quello di Fratelli d’Italia. Tornò quindi la fiamma tricolore e anche la scritta M.S.I.

Ignazio La Russa ne 2004 con alle spalle il simbolo di Alleanza Nazionale (ROBERTO MONALDO/LAPRESSE)

Ignazio La Russa nel 2004 con alle spalle il simbolo di Alleanza Nazionale (ROBERTO MONALDO/LAPRESSE)

Fu una decisione piuttosto dibattuta, soprattutto per via dell’opposizione di Guido Crosetto, che non aveva mai militato in Alleanza Nazionale e che aveva un passato politico più moderato di molti suoi colleghi di partito. Nel 2017 il logo venne rinnovato, e venne eliminato ogni riferimento ad Alleanza Nazionale e al Movimento Sociale Italiano. Rimase però la fiamma.

Della possibilità che Fratelli d’Italia possa eliminare la fiamma dal simbolo si parla già da alcuni anni: nel 2019 Crosetto disse che era un tema di cui nel partito si era discusso, mentre La Russa respinse questa ipotesi dicendo che «abbiamo ipotizzato che un domani si possa modificare, anche solo parzialmente, il simbolo di Fratelli d’Italia ma forse l’ultima cosa da fare sarebbe quella di togliere la fiamma che oggi rappresenta, non solo per i figli e i nipoti della destra italiana, il segno indiscusso di una coerenza e di un attaccamento ai valori nazionali e la normale prosecuzione di un impegno politico in cui onestà e coraggio sono stati riconosciuti da tutti».

Giorgia Meloni durante un comizio lo scorso 20 luglio (LaPresse)

Giorgia Meloni durante un comizio lo scorso 20 luglio (LaPresse)

Le ultime dichiarazioni di Meloni, soprattutto alla luce dei sondaggi che la danno come la candidata più popolare tra gli elettori in vista del 25 settembre, hanno rinnovato il dibattito sulla fiamma. Venerdì la senatrice a vita Liliana Segre ha commentato le dichiarazioni di Meloni sul fascismo a Pagine Ebraiche, il mensile dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, dicendo che «nella mia vita ho sentito di tutto e di più, le parole pertanto non mi colpiscono più di un tanto. A Giorgia Meloni dico questo: inizi dal togliere la fiamma dal logo del suo partito».

La vicepresidente dell’Emilia-Romagna Elly Schlein ha detto che «se lasci la fiamma nel simbolo non bastano due minuti di video per smarcarsi dalle ambiguità. Meloni non ha detto una cosa semplice, che non ci saranno fascisti nostalgici nelle liste. Può dirlo o no?». Anche secondo l’ex presidente della Camera Laura Boldrini la fiamma è una «raffigurazione del regime che risorge dalla tomba del dittatore. Non basta dichiararsi non-fascisti, la nostra Costituzione è antifascista».

Una risposta per ora è arrivata solo da Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera di Fratelli d’Italia, secondo cui «la fiamma è un simbolo del secondo dopoguerra che nulla ha a che vedere con i totalitarismi del Novecento. Il simbolo simmetrico alla falce e martello è la croce uncinata nazista e il fascio littorio e tutti e tre sono stati stigmatizzati dal Parlamento europeo da una risoluzione».

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