• Italia
  • Questo articolo ha più di un anno

La Camera ha approvato in prima lettura una proposta di legge che vieta il carcere per le donne conviventi con figli piccoli 

Lunedì la Camera dei deputati ha approvato, in prima lettura con 241 voti favorevoli e 7 contrari, una proposta di legge che ha come obiettivo evitare che i figli piccoli di persone condannate o in attesa di giudizio finiscano in carcere con le proprie madri (o, in alcuni rari casi, con i padri): il principio è che «mai un bambino potrà varcare la soglia del carcere», si legge nel testo della proposta.

La proposta vieta la custodia cautelare in carcere per le donne incinte o conviventi con figli di età inferiore a 6 anni, facendo invece ricorso a case famiglie protette e, solo in casi in cui le esigenze cautelari siano di eccezionale rilevanza, a istituti a custodia attenuata (ICAM): sono speciali strutture dotate di sistemi di sicurezza non riconoscibili dai bambini e pensate per ricreare un’atmosfera simile a un normale ambiente familiare.

Pubblicità

Per le donne già condannate, viene stabilita l’incompatibilità assoluta con la pena detentiva per i bambini di età inferiore a tre anni (oggi il limite è 1 anno) e innalzata da 3 a 6 anni l’età dei minori per cui è reso possibile il rinvio dell’esecuzione della pena nei confronti della madre. Anche in questo caso la proposta di legge prevede il ricorso alle case famiglia oppure agli ICAM. Le misure proposte dalla legge si applicherebbero anche ai padri, qualora la madre fosse deceduta o impossibilitata ad assistere i figli.

La proposta di legge è stata presentata a prima firma dal deputato del PD Paolo Siani: per diventare legge dovrà essere approvata anche al Senato e poi ripassare alla Camera.

Una donna detenuta con in braccio suo figlio in un corridoio nella Casa circondariale - Istituto a Custodia Attenuata per Madri (ICAM) di Lauro, Avellino, il 7 aprile 2022 (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)