(ANSA/Swen Pfˆrtner/dpa)
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  • venerdì 24 Dicembre 2021

Perché le mascherine FFP2 sono più protettive

Secondo vari studi proteggono anche chi le indossa, oltre alle persone attorno: il governo le ha rese obbligatorie in alcuni luoghi

(ANSA/Swen Pfˆrtner/dpa)

Giovedì sera il governo ha approvato nuove restrizioni per contrastare la pandemia da coronavirus che, tra le varie cose, comprendono l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto in tutta Italia e di indossare le mascherine FFP2 in alcuni luoghi al chiuso e sui trasporti pubblici. L’obbligo entrerà in vigore non appena il decreto approvato dal governo sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Le FFP2 saranno obbligatorie in luoghi chiusi come cinema e teatri, sui mezzi di trasporto pubblico (sia quelli cittadini che quelli a lunga percorrenza), per partecipare a eventi pubblici sportivi al chiuso e all’aperto, e anche per spettacoli e manifestazioni che si svolgono all’aperto.

In quasi due anni di pandemia, varie ricerche hanno rilevato che i modelli FFP2 offrono una maggiore protezione dai contagi rispetto alle mascherine di tessuto o a quelle chirurgiche, sia per chi le indossa sia per gli altri. In generale la funzione principale delle mascherine è di ridurre la circolazione nell’aria delle particelle virali emesse da chi è inconsapevolmente contagioso: indossarle offre innanzitutto protezione nei confronti di chi ci sta intorno.

Ma diversi studi hanno mostrato che le mascherine possono offrire una buona protezione anche a chi le indossa, nel caso in cui si abbiano intorno individui che non le utilizzano e che potrebbero essere contagiosi.

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Le cose da sapere sul coronavirus

Una ricerca condotta in Giappone ha rilevato come in termini di protezione le maschere di tipo FFP2, specialmente se fatte aderire molto bene al viso, siano decisamente migliori di quelle in tessuto. Ma già in passato, prima della pandemia, vari studi avevano fatto notare come le FFP2 siano il migliore sistema di protezione per chi le indossa, anche nelle circostanze in cui si condividano ambienti al chiuso con persone che non stanno utilizzando protezioni. Il loro impiego è consigliato soprattutto nelle circostanze in cui non si possa mantenere il distanziamento fisico, nei luoghi affollati e in quelli in cui non c’è un adeguato ricambio di aria.

Prima della pandemia le mascherine FFP2 erano utilizzate soprattutto in ambienti di lavoro: fanno parte di una categoria di mascherine dette “semimaschere facciali” (la sigla FFP sta per filtering facepiece), realizzate in parte in tessuto e in parte con un apposito materiale filtrante. Ce ne sono in commercio anche modelli provvisti di valvola, che agevola la respirazione. Queste però sono sostanzialmente inutili da indossare per evitare la diffusione del coronavirus, perché non fanno nulla per evitare la diffusione di aerosol e goccioline di muco e saliva (droplet) della persona che le indossa. Proteggono se stessi ma non gli altri, insomma.

All’interno dell’Unione Europea sono divise in tre fasce di protezione, dalla meno protettiva a quella più protettiva. Sono state pensate per impedire alle particelle di varia grandezza di contaminare il sistema respiratorio: le FFP1 vengono consigliate nel settore delle costruzioni, le FFP2 nell’industria metallurgica, le FFP3 nell’industria chimica o durante operazioni molto delicate, come ad esempio la rimozione di materiale altamente tossico.

La decisione del governo di rendere le mascherine FFP2 obbligatorie in alcuni luoghi dove si può creare un assembramento di persone e sui mezzi di trasporto segue quella di altri governi e amministrazioni locali in Europa, che avevano approvato misure simili in passato. Ad ogni modo, l’obbligo di indossare due mascherine di tipo diverso all’aperto e nei luoghi al chiuso potrebbe creare qualche disagio.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione del decreto, il ministro della Salute Roberto Speranza non ha parlato nello specifico di questa distinzione, e ha solo detto che: «Numerosi studi scientifici confermano la grandissima importanza delle mascherine, e in modo particolare questa importanza cresce dinanzi alla presenza di una variante che ormai evidentemente ha fatto registrare una significativa capacità di aumentare il contagio».

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