Patrick Zaki con la sorella Marise poco dopo la scarcerazione (foto diffusa dall'Egyptian Initiative for Personal Rights)
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  • mercoledì 8 Dicembre 2021

Patrick Zaki è stato scarcerato

Dopo la decisione di ieri del tribunale, lo studente egiziano dell'università di Bologna è uscito effettivamente dal carcere

Patrick Zaki con la sorella Marise poco dopo la scarcerazione (foto diffusa dall'Egyptian Initiative for Personal Rights)

Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’università di Bologna detenuto in Egitto dal febbraio 2020 con motivazioni politiche, è stato scarcerato dalle autorità egiziane, dopo che un tribunale martedì ne aveva ordinato la liberazione in attesa delle prossime udienze. La notizia è stata data dall’Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR), l’ong con cui Zaki collaborava e che si è occupata a lungo del suo caso.

Zaki era detenuto dal febbraio del 2020 e accusato formalmente di “diffusione di notizie false dentro e fuori il paese”, giudicate risibili e false dagli osservatori indipendenti. Zaki comunque non è stato assolto: le accuse contro di lui rimangono in piedi, e Zaki dovrà presentarsi a un’udienza che si terrà il primo febbraio in Egitto.

Zaki è stato rilasciato alle 15 locali, le 14 italiane. Ad aspettarlo fuori dal commissariato di polizia della città di Mansura, dove si trovava nelle ultime ore, c’erano la madre, la sorella e la fidanzata. In un video pubblicato dal Corriere della Sera lo si vede che dice «tutto bene» e «forza Bologna», in italiano (Zaki è notoriamente tifoso della squadra di calcio del Bologna).

L’ordine di scarcerazione è una notizia molto importante nella vicenda che da quasi due anni riguarda lo studente egiziano, e che è stata molto dibattuta in Italia. Finora la detenzione preventiva di Zaki era stata sistematicamente prolungata, in attesa del processo, iniziato il 14 settembre nella città egiziana di Mansura.

Patrick Zaki stava frequentando un master in Studi di Genere e delle Donne all’Università di Bologna quando, nel febbraio del 2020, era stato arrestato in aeroporto al suo arrivo in Egitto, dove contava di trascorrere un breve periodo di vacanza con la famiglia. Le accuse riguardano un articolo pubblicato nel 2019 sul giornale Daraj, in cui Zaki criticava il governo egiziano per il trattamento riservato alla comunità cristiana copta (a cui la famiglia di Zaki appartiene).

Immediatamente dopo l’arresto, aveva raccontato il suo avvocato, Zaki era stato torturato: dopo essere stato bendato, era stato portato a Mansura, la sua città natale, dove era stato picchiato, spogliato, sottoposto a scosse elettriche, oltre che abusato verbalmente e minacciato di stupro. Nei mesi successivi era stato trasferito dal carcere di Mansura alla prigione di Tora, al Cairo, nota per ospitare i prigionieri politici, ed era stato detenuto in condizioni dure e degradanti. Per molti mesi gli era stata negata la possibilità di comunicare con l’esterno e di ricevere visite dalla famiglia.

Alla vicenda di Zaki si sono interessate diverse organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani, oltre che funzionari del ministero degli Esteri italiano e dell’Unione Europea.