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Come “spezzare” l’etichetta di una bottiglia di vino

Lo ha fatto il designer Matteo Cibic, grazie a pesci-mostri volanti blu e dorati

Sono pesci blu e dorati che nuotano in un mare rosa brillante, ma sono anche creature misteriose che sembrano uscite da un libro di mitologia greca: a guardarle bene, non si riesce del tutto a collocarle in un’epoca definita, e nemmeno si capisce se siano immerse in acqua o se fluttuino nell’aria. Sono gli animali magici che compongono l’etichetta dell’edizione limitata della magnum di Calafuria 2021, un vino prodotto dall’azienda pugliese Tormaresca, di proprietà della famiglia Antinori. È un rosé salentino ottenuto dalle uve Negroamaro che vengono coltivate nella tenuta Masseria Maìme di San Pietro Vernotico, tra Brindisi e Lecce.

Dal 2015, ogni anno Tormaresca chiede a un artista diverso di realizzare per Calafuria una bottiglia in edizione limitata. La forma rimane sempre la stessa, ma cambia l’etichetta: una componente che si presta facilmente a interpretazioni artistiche diverse, sia dal punto di vista grafico che concettuale. L’anno scorso la muralista Gio Pistone aveva disegnato sulla bottiglia Selene, una farfalla dalla forma sinuosa che alludeva a una danza tra il mare, gli elementi della Terra e la Luna. Nel 2019 invece le etichette erano fotografie di Piero Percoco, e ritraevano la stessa bottiglia di Calafuria in ambientazioni e atmosfere tipiche delle estati pugliesi.

La realizzazione della bottiglia speciale di Calafuria 2021 è stata affidata all’artista e designer Matteo Cibic. Generalmente i suoi lavori sono in tre dimensioni, a volte installazioni architettoniche imponenti e a volte oggetti a misura di salotto, ma proprio la sua capacità di sperimentare formati diversi e passare da uno all’altro gli ha fatto guadagnare la definizione di “designer transmediale”.

Proprio per questo suo modo di lavorare, Cibic ha cercato per Calafuria di andare oltre il concetto di etichetta al quale siamo abituati – quella con una sua posizione precisa sulla bottiglia, e spesso una forma standard, magari rettangolare. Ha infatti pensato di spezzarla in più elementi sparsi sul vetro della bottiglia.

Questi elementi sono appunto creature mitologiche, più o meno identificabili come carpe, ispirate ai luoghi in cui il Calafuria ha origine, quelli del Salento. Cibic li descrive come «pesci volanti, pesci-mostri, che prendono vita dall’acqua e volteggiano nell’aria: un’aria “rosata”, come rosato è il colore del Calafuria».

La Puglia, ricorda Cibic, è una delle terre della mitologia greca, e quindi è anche «una terra di animali mitologici molto strani», che lui ha immaginato in queste forme. I colori scelti sono minimali, un blu molto scuro e un oro che riprendono i colori della notte. Sono anche i colori della bottiglia di Calafuria, quelli normalmente presenti sul cappuccio del tappo e nella scritta stessa del nome. «Richiamano cieli stellati che ho visto spesso in Puglia», spiega Cibic.

L’obiettivo è dare una nuova dimensione a Calafuria, che finora nelle sue edizioni speciali aveva sempre avuto etichette molto colorate. Cibic voleva infatti che si passasse dall’atmosfera estiva diurna a quella «delle notti stellate in riva al mare, con questo scintillio delle onde e dei pesci: un notturno magico pugliese portato nelle case di tutto il mondo».

Prendendo in mano la bottiglia, e maneggiandola, i pesci sembrano muoversi intorno, e sembrano moltiplicarsi tra la parte frontale e quella posteriore. «Il progetto era di trasformare una stampa in due dimensioni in un oggetto tridimensionale, con un effetto ottico che gli desse una profondità», dice Cibic a proposito dell’etichetta. Se dalle foto questo effetto si percepisce poco, vedendo la bottiglia in movimento si capisce subito meglio, come mostra questo video realizzato dal regista Emanuele Kabu con l’aiuto dello stesso Cibic. La canzone in sottofondo è “Rosé”, di Tatum Rush e Laila Al Habash, scelta per restituire le atmosfere del progetto.

Il nome Calafuria deriva da una delle oltre 700 baie presenti in Puglia. È uno dei rosé più conosciuti in Italia, all’interno di un mercato che sta crescendo soprattutto tra i più giovani. Apprezzato anche all’estero, si è classificato tra i dieci rosati migliori al mondo secondo la classifica 100 Top Values del 2018 della rivista americana Wine Spectator, dedicata ai 100 vini col miglior rapporto qualità-prezzo. La rivisitazione delle sue etichette fa parte di un progetto culturale più ampio: già da diversi anni infatti Tormaresca sponsorizza eventi che si svolgono nella zona di Bari, come il Phest, il Festival Internazionale di Fotografia a Monopoli, e il Locus Festival, l’evento musicale a Locorotondo. 

Quest’anno la scelta di un designer come Cibic è legata alla sua capacità di far «vivere gli oggetti» facendoli sembrare diversi da ogni angolazione li si guardi. In generale Cibic spiega di avere una certa fascinazione per i contenitori di liquidi: «Le bottiglie ci arrivano da civiltà di migliaia di anni fa con la stessa forma che usiamo oggi. Se andiamo in un qualsiasi museo in giro per il mondo, quello che troviamo sono vasi che contenevano acqua, o vino, o olio. Le bottiglie ci connettono ai nostri antenati. Nonostante le incredibili innovazioni l’uomo ha continuato ad avere la necessità di questi utensili, che in fondo non sono cambiati nel design negli ultimi mille anni».

Per questo una bottiglia “bella”, con un’etichetta originale, secondo Cibic non sarà mai fine a se stessa, e resterà utile anche dopo il suo utilizzo convenzionale. Conservandola, in futuro «ci rimanderà a un momento in cui l’abbiamo stappata e condivisa con delle persone». Come i contenitori di liquidi di ogni epoca: un modo per collegare passato e futuro.

Andare oltre all’uso pratico della bottiglia di vino è uno dei motivi per cui Tormaresca ha deciso da alcuni anni di investire nella cultura, facendo diventare ogni volta il Calafuria un pezzo di design a sé stante, ma sempre legato al suo vino rosato e alla Puglia. D’altra parte è stata proprio l’antica cultura di questi luoghi a ispirare l’etichetta del Calafuria 2021 con le sue creature mitologiche, conclude Cibic: «Il vino è un traghettatore verso nuovi mondi e ha bisogno di una confezione adeguata. Ogni bene prezioso nella storia ha sempre avuto una custodia preziosa».