Victor Palsson durante Islanda-Germania a Reykjavik (Alex Grimm/Getty Images)
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  • venerdì 29 Ottobre 2021

Una serie di accuse di abusi sessuali ha stravolto la nazionale di calcio islandese

Una delle squadre più sorprendenti e amate degli ultimi anni è allo sbando dopo uno scandalo che ha coinvolto giocatori e federazione

Victor Palsson durante Islanda-Germania a Reykjavik (Alex Grimm/Getty Images)

L’affermazione della nazionale maschile di calcio islandese è stata una delle storie sportive più appassionanti degli ultimi anni. Attraverso un decennio di sinergie e investimenti ben pianificati, il movimento calcistico di un’isola ostica per lo sport e lontana da tutto, abitata da meno di 400mila persone, era riuscito ad arrivare a competere con le grandi nazionali, qualificandosi prima agli Europei del 2016 e poi ai Mondiali del 2018.

In quei tornei l’Islanda non si era limitata a partecipare. Agli Europei era riuscita ad arrivare fino ai quarti di finale, dopo aver battuto l’Inghilterra in una partita memorabile, e ai Mondiali non aveva sfigurato. A distanza di qualche anno, però, quell’Islanda non esiste più. Il calcio locale è finito in una serie di scandali seguiti ad alcune gravi accuse di violenze e molestie sessuali contro diversi giocatori, tenute nascoste da dirigenti costretti alle dimissioni. I giocatori accusati negano, e altri hanno rifiutato le convocazioni in disaccordo con la gestione federale degli scandali, col risultato che l’intero movimento è ora sotto una cattiva luce e il tifo locale sembra essersi disaffezionato alla nazionale, che infatti sta mettendo in fila una sconfitta dietro l’altra.

Dopo aver mancato la qualificazione agli Europei del 2020 agli ultimi secondi dei playoff, l’Islanda ha vinto soltanto tre delle ultime tredici partite disputate, peraltro sempre contro microstati come il Liechtenstein e le Isole Far Oer. Da mesi subisce spesso sconfitte pesanti e quando gioca in casa è seguita da poche centinaia di spettatori, non più dal pubblico entusiasta diventato famoso per i suoi festeggiamenti.

Per una nazionale così piccola i cali di rendimento sono fisiologici: la “base” del movimento ha dei limiti numerici e il ricambio di giocatori richiede più tempo che altrove. Nel caso dell’Islanda non si tratta però solo di questo. Lo scorso agosto il presidente federale, l’ex calciatore Gudni Bergsson, si è dimesso dopo essere stato accusato di negligenza dal consiglio della federazione per aver sottovalutato — per altri insabbiato — accuse di molestie e aggressioni sessuali rivolte negli anni ad alcuni giocatori della nazionale. Nel giro di poche ore, anche il consiglio federale, resosi conto del suo coinvolgimento nelle vicende, si è dimesso in blocco.

Lo scandalo era partito dalle rivelazioni fatte a un canale televisivo lo scorso agosto da Thorhildur Gyda Arnarsdottir, una giovane donna di venticinque anni. Arnarsdottir aveva detto di essere stata aggredita e molestata in un club di Reykjavik nel 2017 da un giocatore della nazionale islandese, successivamente identificato nell’attaccante Kolbeinn Sigthorsson, uno dei migliori marcatori nella storia del calcio islandese.

Arnarsdottir aveva spiegato di aver segnalato il fatto alla polizia il giorno successivo l’accaduto. Alla sua segnalazione erano seguiti dei colloqui privati tra suo padre e il presidente della federazione islandese, Bergsson, che avevano portato a un accordo extragiudiziale tra il calciatore, Arnarsdottir e un’amica che aveva mosso le stesse accuse.

Bergsson aveva però tenuto la vicenda all’oscuro di tutti, salvo poche persone all’interno della federazione. I colloqui tra le parti e l’accordo conclusivo non vennero mai menzionati in ambiti ufficiali e gran parte dei consiglieri federali sono venuti a sapere della vicenda soltanto ad agosto dalla televisione, con più di tre anni di ritardo.

Arnarsdottir ha detto al sito The Athletic, che di recente ha ricostruito tutta la vicenda, di essere andata in televisione non tanto per denunciare il suo caso, ma per sostenerne pubblicamente uno ancora più grave, di cui Bergsson e altri membri della federazione negavano la veridicità.

Il caso in questione, di cui Bergsson era stato informato a giugno, risaliva al 2010 ed era stato riaperto a maggio dalle dichiarazioni di una ragazza, rimasta anonima per sua richiesta. Coinvolge altri due giocatori della nazionale, il capitano Aron Gunnarsson e il difensore Eggert Jonsson: la ragazza li accusa di averla stuprata in stato di alterazione in un albergo di Copenhagen, in Danimarca, durante una trasferta della nazionale. In un testo pubblicato online lo scorso maggio, aveva scritto: «Nel 2010 sono stata violentata da due uomini islandesi. Avevo bevuto alcolici, ma sospetto che qualcuno mi abbia messo qualcosa nel bicchiere, non so chi. Per farla breve, ho vomitato su uno di loro nel taxi andando verso il loro hotel, poi di nuovo sul letto in camera, ma non si sono fermati e si sono alternati nel violentarmi mentre ero distesa a letto senza mutande, con il vomito tra i capelli, il viso e i vestiti».

Anche questo caso era stato tenuto inizialmente nascosto da Bergsson. I consiglieri ne sono venuti a conoscenza soltanto dopo le agitazioni create dalle rivelazioni di Arnarsdottir. A fine agosto, la scoperta dei due casi aveva portato alle dimissioni forzate di Bergsson — che invece proponeva una sua sospensione temporanea — e poi di quindici consiglieri. Quel che resta della federazione ha invece provato a reagire scusandosi con le vittime e promettendo sostegno in tutto quello che ne seguirà.

La polizia islandese ha spiegato a The Athletic di aver aperto delle indagini per entrambi i casi: quella sull’accusa Arnarsdottir venne chiusa dopo l’accordo extragiudiziale, mentre la seconda, cominciata già dopo la prima denuncia nel 2010, era rimasta in sospeso per mancanza di elementi, ma era stata poi riaperta dalle nuove rivelazioni.

Tutti i calciatori coinvolti hanno negato le accuse, completamente o solo parzialmente. Sigthorsson sostiene di aver avuto un comportamento improprio, ma di non aver aggredito Arnarsdottir e la sua amica. Gunnarson e Jonsson negano invece tutte le accuse risalenti al 2010.

Dai primi ottobre, l’ex calciatrice Vanda Sigurgeirsdóttir è la nuova presidente della federazione. I tre calciatori accusati sono stati temporaneamente esclusi dalle convocazioni della nazionale, cosa che però ha creato del malcontento: altri giocatori, come il centrocampista del Burnley Jóhann Berg Guðmundsson, stanno infatti rifiutando le convocazioni per la gestione dello scandalo da parte della federazione, soprattutto per il trattamento riservato ai giocatori coinvolti.

Lo scandalo sta avendo inoltre grandi ripercussioni sull’opinione pubblica e sull’immagine di una nazionale che fino a poco tempo fa era ritenuta una delle realtà più rappresentative del paese. Per la partita giocata lo scorso 8 ottobre allo stadio di Reykjavik contro l’Armenia si sono presentati poco più di mille spettatori, tra quasi diecimila posti vuoti.