(Tim P. Whitby/ Getty Images)

L’Egitto ha arrestato una “robot-artista”

Ai-Da, sviluppata in Inghilterra e diretta a una mostra, è stata trattenuta per giorni: probabilmente era stata scambiata per uno strumento di spionaggio

(Tim P. Whitby/ Getty Images)

Giovedì in Egitto è stata inaugurata la mostra di arte contemporanea “Forever is Now”, organizzata con la collaborazione del ministero delle Antichità e del Turismo e del ministero degli Esteri vicino alle celebri piramidi di Giza. Una delle opere esposte è una scultura realizzata da Ai-Da, un evolutissimo robot dalle sembianze femminili che è stato sviluppato in Inghilterra e ha la particolarità di saper disegnare e creare opere d’arte. Prima dell’inizio della mostra, però, sia Ai-Da sia la sua scultura sono state bloccate alla dogana dell’aeroporto del Cairo per dieci giorni per «problemi di sicurezza».

Ai-Da è la prima robot-artista di sempre e realizza le sue opere osservando immagini attraverso alcune telecamere: elabora poi le informazioni e le traduce in una serie di movimenti compiuti dalle sue braccia robotiche. Si pensa che le tecnologie impiegate per costruirla fossero sospettate dalle autorità egiziane di nascondere un tentativo di spionaggio internazionale, e il suo “arresto” ha causato un incidente diplomatico tra le ambasciate di Regno Unito ed Egitto.

La vicenda è stata raccontata al Guardian dal creatore di Ai-Da, Aidan Meller, un gallerista di Oxford specializzato in arte moderna e contemporanea. Meller ha spiegato che le guardie doganali egiziane avevano prima fermato la robot perché al suo interno c’era un modem, e poi per via delle piccole telecamere montate in corrispondenza degli occhi, che le servono appunto per osservare le immagini prima di decidere cosa realizzare. Meller ha detto al Guardian che l’ambasciata britannica ha dovuto lavorare «duramente» per far liberare Ai-Da, sottolineando che il modem si poteva rimuovere senza problemi, ma i suoi occhi no.

L’incidente diplomatico alla fine si è concluso mercoledì con il rilascio di Ai-Da e della sua opera, senza tensioni.

Ai-Da è stata ideata da Meller e costruita da un team di programmatori ed esperti di robotica dell’Università di Leeds, in collaborazione con ricercatori dell’Università di Oxford, studiosi d’arte e psicologi. È stata completata nel 2019 e prende il suo nome da Ada Lovelace, la grande matematica inglese dell’Ottocento a cui si deve un algoritmo che è considerato il primo programma della storia dell’informatica.

Viene aggiornata costantemente con sistemi di intelligenza artificiale sempre più sofisticati e le sue opere sono state esposte tra gli altri posti al Design Museum e al Victoria and Albert Museum di Londra. Ha fatto anche alcuni autoritratti, come quello che era stato definitothe first self-portrait with no self”, visto che Ai-Da è una macchina e non è dotata di coscienza.

 

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Uno degli autoritratti di Ai-Da

L’opera di Ai-Da presentata alla mostra in Egitto invece è una scultura che rappresenta una versione dello stesso robot con tre gambe, che richiama il famoso enigma della Sfinge: «Quale animale cammina con quattro zampe all’alba, con due a mezzogiorno e con tre alla sera?». La risposta è notoriamente l’essere umano, che nei primi mesi di vita gattona, da adulto sta sulle gambe e da anziano usa un bastone.

L’idea, spiega Meller, ha a che fare con il fatto che con le nuove tecnologie e le tecniche di editing genetico «il prolungamento della vita è in realtà molto probabile», e ricorda quello che volevano fare gli antichi egizi attraverso la mummificazione.

 

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A ogni modo, Meller ha chiarito che il progetto di Ai-Da è nato per sollevare una discussione attorno alla presenza dell’intelligenza artificiale nell’arte e per «segnalare e avvertire degli abusi dello sviluppo tecnologico», in un certo senso il contrario di quello che si sospettava potesse essere il suo utilizzo. «Le persone hanno paura dei robot, lo capisco», ha detto Meller, ma «Ai-Da è un robot-artista, non una spia»: «sarebbe anzi divertita dall’ironia di questa situazione», ha osservato.

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